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Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2016

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Lo sai che? Incidenti: se l’avvocato chiede altri soldi dopo la sentenza

> Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2016

L’avvocato mi ha seguito in una causa di risarcimento del danno da incidente stradale e inizialmente mi ha chiesto un compenso: quando è uscita la sentenza di condanna dell’assicurazione mi ha presentato un’ulteriore parcella non concordata, oltre alle spese liquidate dal giudice. Come devo comportarmi?

Dopo il decreto Bersani, le tariffe degli avvocati sono state liberalizzate: questo significa che – come per qualsiasi altro tipo di prestazione professionale e non – vige il principio secondo cui, all’atto del conferimento del mandato, le parti sono libere di determinare autonomamente il compenso per la prestazione da eseguirsi. Dall’altro lato, però, legge e deontologia impongono ai legali di adeguare la propria parcella alla difficoltà e all’attività svolta, nonché di fornire un preventivo al cliente all’atto del conferimento del mandato, preventivo da dare per iscritto se quest’ultimo lo richiede espressamente.

I problemi con le parcelle degli avvocati sorgono spesso perché il cliente non è così attento e avveduto, all’inizio del rapporto professionale, da chiedere un preventivo scritto (leggi Quali limiti alla parcella dell’avvocato?). In questi casi, sorgendo una contestazione tra professionista e assistito, a decidere sarà il giudice. E il tribunale decide secondo delle tabelle ministeriali: le stesse tabelle con le quali quantifica la condanna alle spese, al termine della causa, nei confronti della parte soccombente.

Veniamo ora a noi e al problema dei giudizi inerenti alla richiesta di risarcimento del danno contro l’assicurazione e alla richiesta di un extra, da parte del legale, sulla parcella inizialmente concordata. Una debolezza a cui, purtroppo, cedono spesso diversi avvocati quando, alla vista della sostanziosa somma procurata al cliente, vorrebbero partecipare alla relativa spartizione. Cosa può fare, in questi casi, il cliente?

Innanzitutto, prima della fine della causa, l’avvocato può chiedere al giudice la cosiddetta distrazione delle spese processuali. Di che si tratta? Immaginiamo che, a inizio mandato, il cliente non abbia pagato al proprio difensore alcun anticipo o che, comunque, gli abbia versato una somma esigua, giusto per affrontare le prime spese. L’avvocato, con la richiesta di «distrazione», può far sì che la sentenza condanni l’assicurazione a versare le spese processuali non già all’automobilista danneggiato – cosa che, di norma, avviene sul presupposto che questi abbia già pagato l’onorario al suo difensore, spesa che quindi gli viene così rimborsata – ma direttamente all’avvocato, in tal modo consentendogli di non dover inseguire il proprio cliente per farsi pagare.

Che succede, però, se il cliente ha già pagato l’avvocato e questi, alla fine della causa, chiede un compenso ulteriore rispetto alla somma incassata dal cliente a titolo di spese processuali per come liquidate nella sentenza di condanna?

Tutto dipende dai patti iniziali tra le parti. Se c’era un accordo secondo cui, all’esito del giudizio, sarebbe stato versato un ulteriore compenso, il cliente non può appellarsi a scuse di vario genere per non pagare. Ecco perché il preventivo scritto è sempre consigliabile a tutela di entrambe le parti.

Diversa è la soluzione, invece, se nasce una contestazione, perché nessun accordo esplicito era stato siglato, né il preventivo era stato dato per iscritto e i due soggetti (cliente da un lavoro, avvocato dall’altro) non si mettono d’accordo. In tal caso, infatti, l’avvocato dovrà ricorrere al giudice per farsi liquidare la parcella. Ma il tribunale decide sulla base delle stesse tabelle ministeriali con cui ha liquidato la condanna alle spese con la sentenza definitiva. E, dunque, è inverosimile che il legale possa ottenere una somma ulteriore rispetto a quest’ultima. Quindi, in assenza di preventivi scritti o altri accordi facilmente dimostrabili, una buona soluzione per cliente e legale, per evitare giudizi e contestazioni di vario tipo, è di riconoscere all’avvocato l’importo liquidato a titolo di spese legali nella sentenza che condanna l’assicurazione al risarcimento del danno.

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1 Commento

Rosario

23 novembre 2016 alle 12:26

Salve e come faccio ad avere copia della sentenza?
A chi devo chiederla?

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