Versamenti in banca: consigli per evitare controlli del fisco
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22 Nov 2016
 
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Versamenti in banca: consigli per evitare controlli del fisco

Quando versiamo soldi contanti sul conto corrente verifichiamo che vi sia una «pezza d’appoggio» per dimostrare la provenienza del denaro.

 

Quando versiamo una somma di denaro contanti sul nostro conto corrente (bancario o postale) compiamo un’operazione del tutto trasparente all’Agenzia delle Entrate: grazie, infatti, all’Anagrafe dei conti correnti – un maxi database presente solo in Italia – il fisco è in grado di accedere all’elenco delle operazioni da noi eseguite sul conto oltre che al saldo. Ecco perché è sempre bene avere una valida prova documentale che possa giustificare la nostra disponibilità economica perché la sola dicitura della causale del versamento, contenuta nella distinta compilata presso lo sportello della banca, (utile comunque a ricordarci l’operazione) non potrà però esserci d’aiuto. Non solo: in caso di contestazioni da parte del fisco, le prove testimoniali in un eventuale processo non potrebbero essere utilizzate; per cui è sempre meglio disporre di documenti. Ma procediamo con ordine.

 

 

Il controllo dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti

Possiamo anche dire che l’arsenale delle informazioni che l’Agenzia delle Entrate ha ottenuto nel corso degli ultimi anni non è neanche lontanamente paragonabile a quanto avviene in altri Paesi con problemi simili al nostro.

In particolare il decreto Salva Italia di fine 2011 ha consentito l’ingresso nei database del Fisco italiano dei dati di sintesi dei conti correnti (saldo a inizio e fine anno, totale degli accrediti e degli addebiti effettuati e la giacenza media annua). Non solo. Vi rientrano anche tutte le altre informazioni relative agli altri rapporti finanziari come, ad esempio, carte di credito, di debito o prepagate ma anche cassette di sicurezza. Tali informazioni, in realtà, non possono essere usate per controlli a tappeto ma per quella che in gergo tecnico si chiama «analisi di rischio»: attraverso una serie di algoritmi vengono individuate le posizioni più sospette di evasione e su quelle poi si concentrano le indagini e i successivi accertamenti fiscali.

 

 

Il rischio che si corre nel versare contanti in banca

Ben potrebbe essere che, nel momento in cui esegui un versamento di soldi contanti sul tuo conto, l’Agenzia delle Entrate – rilevando tale accredito – ritenga che la disponibilità di tale somma, specie se elevata, superi quelle verosimilmente riconducibili al tuo reddito da lavoro. Si pensi al caso di un lavoratore dipendente che guadagna 1.500 euro al mese e che, tutto d’un tratto, versa sul suo conto 10.000 euro. «Come si è procurato questi soldi?», «Da dove provengono?», «Quale soggetto glieli ha dati? e in forza di quale accordo?», «Esiste un documento scritto che confermi la giustificazione della causale del versamento?». Sono tutte domande che potrebbe verosimilmente farsi il fisco nel momento in cui eseguiamo un consistente versamento di denaro contante sul nostro conto. E, dinanzi a una richiesta di chiarimenti, a fornire le prove della provenienza del denaro deve essere il contribuente.

 

«Me li ha dati un amico». Possibile soluzione, ma perché l’amico ha preferito il denaro contante e non un bonifico se l’importo è elevato? Chi usa più il cash per consistenti scambi di denaro? E per quale ragione l’amico avrebbe dato questa somma? Sono domande a cui sarebbe difficile rispondere. Quindi, si tratta di una scusa che presta il fianco a molte debolezze e contestazioni. Meglio evitarla.

 

«Si tratta di una donazione di un parente». Anche in questo caso il fisco potrebbe chiedere chi sia il parente e per quale motivo sia stata data la donazione. In questo modo è possibile verificare la congruità della somma con il reddito del soggetto donante e accertare se si tratta di una bugia o meno (o, ancora, è il donante a essere un evasore). Anche le donazioni tra parenti si realizzano meglio con bonifico bancario, indicando la causale: ad esempio «regalo di compleanno», «contributo acquisto auto», «regalo di nozze», «sostegno per prime spese matrimonio», ecc.

 

«Me le ha date una persona come regalo a cui ho fatto un piacere». Tra tutte è la scusa meno opportuna. Siamo in presenza, infatti, di un vero e proprio corrispettivo che, quindi, come tale, andrebbe fatturato o comunque dichiarato al fisco.

 

«Ho anticipato dei soldi a un amico per una spesa e lui me li ha restituiti». Anche questa scusa non tiene se non riusciamo a dimostrare il passaggio del nostro denaro nelle tasche dell’amico.

 

«Ho vinto al gioco». La scusa è plausibile perché si tratta di somme che non vanno dichiarate. Ma attenzione: se si tratta di un gioco autorizzato, dovremo conservare il biglietto della vincita.

 

In definitiva, l’unico consiglio valido in caso di versamenti in banca, per evitare controlli del fisco è quello di mantenere una rigida e severa prova documentale della provenienza della somma, del soggetto che ce l’ha data e delle ragioni a fondamento dello spostamento di denaro. Ragioni che non possono essere generiche o semplici prestiti o generosità quando gli importi siano elevati e rendano inverosimile la motivazione addotta dal contribuente. Ricordiamo, dunque, ogni qual volta ci rechiamo in banca per fare un versamento di pensare sempre «Potrò in futuro giustificare tale somma?» e quindi ricordiamo di far inserire una causale che ci consenta di avere subito presente da dove provengono le somme, ma soprattutto di conservare poi una prova scritta relativa all’operazione realizzata: solo così potremo scampare al Fisco.


 


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Commenti
23 Nov 2016 Pasqualino Favilla

E’ proprio vero che siamo l’ unico paese di me…….
Della mia vita e dei miei soldi ne devo fare quello che voglio, questa non è libertà!!!!!!!!! Vorrei sapere a questo punto quali sono i diritti e i doveri dei cittadini e quali dell’ A.D.E.? Visto che in questo paese ci sono solo ed esclusivamente solo diritti da parte di questo Governo e A.D.E. Loro sanno benissimo chi evade, perchè devono rompere i @@ a coloro che vivono solo di stipendio!!!!!!!! Tra un po se fai anche una pisciata arriva il fisco per sapere quanta ne hai fatta.!!!!!!!!!

 
24 Nov 2016 Renato Boi

da come vanno le cose in italia,direi che è il fisco che deve giustificare ai cittadini da dove provvengono i soldi che loro percepiscono,in quanto sono loro i veri ladri in italia.

 
25 Nov 2016 Paolo Catalano

mi pare comunque che la tracciabilità del denaro sia oramai imprescindibile.
quando arriva un Russo o chiunque altro in un ristorante, e paga in contanti, cosa dirà il ristoratore quando verserà i soldi in banca? magari li terrà per pagare in nero altri fornitori e così il nostro paese lavatrice va avanti.