Pensione anticipata, Ape e Opzione donna social
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23 Nov 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata, Ape e Opzione donna social

Ape agevolata, pensione quota 41 e proroga dell’Opzione donna: le ultime novità per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro.

 

Gli emendamenti  alla Legge di bilancio sull’ampliamento dell’Ape agevolata, o Ape sociale, cioè dell’anticipo pensionistico senza penalizzazioni, sono molto numerosi: si va dall’abolizione del requisito degli ultimi 6 anni di vita lavorativa impiegati in lavori usuranti, all’inclusione, tra i familiari assistiti, anche del convivente, sino alla riduzione del requisito contributivo richiesto per ogni anno di assistenza prestata al familiare portatore di handicap. Gli stessi emendamenti sono stati presentati anche per quanto riguarda la pensione anticipata dei lavoratori precoci con 41 anni di contributi, poiché le categorie di lavoratori coinvolte nel beneficio coincidono.

Sia per l’Ape sociale che per la pensione con quota 41, però, sarà difficile accogliere i nuovi emendamenti, in quanto le risorse a disposizione sono limitate. Al contrario, per quanto riguarda l’Opzione donna, grazie alle risorse risparmiate, si va verso la proroga e verso l’ampliamento delle lavoratrici beneficiarie dell’agevolazione.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire in che cosa consistono queste agevolazioni che consentono di pensionarsi in anticipo, rispetto ai requisiti della Legge Fornero.

 

 

Opzione donna

L’opzione donna consiste nella possibilità, per le sole lavoratrici, di pensionarsi con 35 anni di contributi e:

  • 57 anni e 3 mesi di età, se lavoratrici dipendenti;
  • 58 anni e 3 mesi di età, se lavoratrici autonome;
  • previa attesa di un periodo di finestra pari a 12 mesi per le dipendenti e a 18 mesi per le autonome.

I requisiti di età e contribuzione dovevano essere raggiunti entro il 31 dicembre 2015, ma, con tutta probabilità, l’Opzione sarà estesa al 31 luglio 2016, con i seguenti requisiti:

  • 57 anni e 7 mesi di età, se lavoratrici dipendenti;
  • 58 anni e 7 mesi di età, se lavoratrici autonome;
  • previa attesa di un periodo di finestra pari a 12 mesi per le dipendenti e a 18 mesi per le autonome.

È appena giunto, difatti, il risultato del cosiddetto contatore, che misura le risorse residue destinate a questa opzione: per la precisione, sono disponibili, per la proroga dell’Opzione donna, 58 milioni di euro, poiché, su 160 milioni di euro, destinati all’Opzione dalla Legge di stabilità 2016, ne sono stati spesi circa 81 milioni, mentre 20 milioni sono gli oneri stimati fino a fine anno 2016.

La proroga, insomma, sarebbe sicura ed è allo studio un’ulteriore misura che amplierebbe l’attuale agevolazione, l’Opzione donna social: questa nuova misura è stata annunciata dal sottosegretario Nannicini, che però non ha fornito ulteriori delucidazioni, in quanto si trova attualmente in fase iniziale e ci sono diversi aspetti da definire. Il sottosegretario ha però precisato che l’Opzione donna social non va assolutamente confusa con l’Ape sociale.

 

 

Ape sociale

L’Ape agevolata, o Ape sociale, è una prestazione che anticipa la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi: in pratica, si può accedere al trattamento con un minimo di 63 anni di età. L’Ape sociale sarà riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:

  • disoccupati privi di ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, se possiedono almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile, portatore di handicap grave secondo la Legge 104, coniuge o parente di 1° grado convivente, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che, al momento del pensionamento, svolgono da almeno sei anni in via continuativa lavori usuranti [1], oppure attività lavorative particolarmente gravose e rischiose (in questo caso il requisito contributivo è di almeno 36 anni):
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

L’Ape sociale non potrà superare i 1.500 euro mensili, erogati per 12 mensilità; i beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui, come avviene per gli ammortizzatori a sostegno del reddito.

Alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (dal 2018, 66 anni e 7 mesi di età), l’Ape sociale non è più erogata e il lavoratore inizia a percepire la pensione di vecchiaia. L’Ape sociale, al contrario dell’Ape volontaria, non determina alcuna decurtazione della pensione perché è una prestazione di assistenza erogata dallo Stato e non deriva dal prestito di una banca.

 

 

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata quota 41 consiste nella possibilità di pensionarsi con il possesso di soli 41 anni di contributi (anziché con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, come previsto per la pensione anticipata ordinaria), senza alcuna penalizzazione sull’assegno.

Possono ottenere la pensione con 41 anni di contributi i lavoratori facenti parte delle categorie beneficiarie dell’Ape sociale, ma soltanto se precoci. È considerato lavoratore precoce chi possiede almeno 12 mesi di contributi da lavoro effettivi accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

 

 

Ape sociale e pensione quota 41, gli emendamenti

Sono molto numerose, come già esposto, le proposte di ampliamento delle categorie beneficiarie della pensione anticipata con 41 anni di contributi e dell’Ape sociale. Purtroppo, però, sarà molto difficile che i destinatari delle agevolazioni possano aumentare, in quanto le risorse stanziate sono limitate. Al contrario, è possibile che non tutti coloro che possiedono i requisiti per i benefici possano rientrarvi: in base al testo provvisorio della Legge di bilancio, la priorità, per il riconoscimento delle agevolazioni, sarà attribuita, in primo luogo, con criteri che dipenderanno dalla cessazione dell’attività lavorativa e, in seconda istanza, dall’ordine cronologico di invio delle domande di pensione-beneficio. I criteri saranno comunque precisati con puntualità da un Dpcm ( decreto del presidente del Consiglio dei Ministri).


 


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