Divisa aziendale sul lavoro e diritti dei dipendenti
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23 Nov 2016
 
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Divisa aziendale sul lavoro e diritti dei dipendenti

L’azienda deve retribuire al dipendente il tempo necessario per indossare la divisa imposta sul lavoro e garantire i costi per la lavanderia.

 

Se il datore di lavoro impone al proprio dipendente di indossare una specifica divisa solo sul luogo di lavoro, o se ciò è auspicabile per motivi di igiene e di pulizia, gli deve pagare il tempo necessario per indossarla e per toglierla alla fine della giornata lavorativa. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

 

Il caso deciso dal giudice lombardo è abbastanza emblematico: si tratta del dipendente di una nota catena di fast food cui l’azienda aveva imposto, durante l’orario di lavoro, di indossare la divisa con i loghi e i colori della società. Senonché, posta la distanza tra lo spogliatoio e la cucina (circa 20 minuti) il lavoratore aveva chiesto al datore di retribuirgli il tempo per cambiarsi, sia all’entrata che all’uscita dai locali. Richiesta respinta al mittente e, quindi, confluita in un ricorso al giudice.

 

Il dipendente – si legge nella sentenza in commento – ha diritto a vedersi, in busta paga, conteggiato anche il tempo necessario per indossare e dismettere la “tuta” o qualsiasi altra divisa richiesta dall’azienda. In particolare, secondo la giurisprudenza, il tempo necessario per vestire e togliere la divisa aziendale va retribuito solo se il datore di lavoro impone al lavoratore di cambiarsi sul luogo di lavoro; al contrario, non va pagato se al lavoratore è data facoltà di scelta sul tempo e sul luogo ove indossare la divisa: cosa che, quindi, può serenamente avvenire anche da casa, in luogo dei normali abiti.

 

Il predetto principio opera a prescindere dalle ragioni per cui l’azienda impone i vestiti. Ad esempio, se ragioni di igiene (si pensi al cuoco di una pizzeria che è costantemente a contatto con il cibo, all’infermiere di un laboratorio di analisi private, all’addetto al banco frigo di un supermercato) o criteri di normalità sociale impongono l’obbligo di indossare la divisa sul luogo di lavoro, il tempo necessario per la vestizione e svestizione va, ugualmente, considerato come orario di lavoro e, quindi, retribuito.

 

L’azienda può imporre ai propri dipendenti l’uso di abiti specifici per diverse ragioni, come:

  • elemento distintivo di appartenenza aziendale, ad esempio uniforme o divise;
  • mera preservazione degli abiti civili dalla ordinaria usura connessa all’espletamento della attività lavorativa:
  • protezione da rischi per la salute e la sicurezza.

 

In tale ultimo caso, tali indumenti, rientrano tra i dispositivi di sicurezza che assolvono alla funzione di protezione dai rischi.

 

Non è tutto. Al dipendente cui sia imposto un particolare abito sul luogo di lavoro, l’azienda deve anche rimborsare i costi di lavanderia per la pulizia della “tuta”. Il lavaggio degli indumenti infatti va risarcito se non trova una specifica voce sulla busta paga. Si tratta di un principio chiarito a più riprese dalla giurisprudenza e considerato ormai pacifico. Secondo una recente sentenza, spetta all’azienda, e non al lavoratore, l’obbligo di garantire l’efficienza degli equipaggiamenti in dotazione (per es. i dispositivi di protezione individuale): un obbligo che sussiste non solo per quanto riguarda la prima consegna del suddetto vestiario, ma anche per l’intero periodo di esecuzione della prestazione lavorativa. Viene così definitivamente riconosciuto, a carico del datore, il dovere di provvedere alla fornitura e manutenzione periodica, compreso il lavaggio, degli indumenti.

A tale scopo è necessario che il datore di lavoro provveda alla loro pulizia stabilendone altresì la periodicità.

Detta pulizia può essere effettuata sia direttamente all’interno dell’azienda, sia ricorrendo ad imprese esterne specializzate, la scelta, ricade sotto la responsabilità del datore di lavoro.

 

Tornando al problema dei tempi necessari alla vestizione e svestizione, anche la Cassazione, non molto tempo fa, aveva fornito lo stesso principio [2], sancendo che il tempo impiegato per indossare la divisa rientra nell’orario di lavoro se il datore ne impone l’utilizzo in azienda.

 

Del resto, una tale soluzione è assolutamente conforme allo spirito della legge [3] che, con l’espressione «orario di lavoro» si riferisce a «qualsiasi periodo in cui il lavoratore resta a disposizione del proprio datore di lavoro, nell’esercizio delle sue attività lavorative o delle sue funzioni», con esclusione degli intervalli di tempo in cui il dipendente gode della piena disponibilità.

 

La Suprema Corte ha precisato che «se tale operazione – la vestizione e la svestizione – è diretta dal datore di lavoro (che ne disciplina, ad esempio, il luogo di esecuzione) rientra nel concetto di lavoro effettivo e di conseguenza il tempo necessario deve essere retribuito» [4]. In caso contrario «l’attività di vestizione rientra nella diligenza preparatoria inclusa nell’obbligazione principale del lavoratore e non dà titolo ad autonomo corrispettivo» [5].


In pratica

Qualora il datore di lavoro imponga ai propri dipendenti l’utilizzo di divise aziendali, ed imponga altresì i tempi ed i luoghi di vestizione (pretendendo che la divisa venga indossata e tolta presso il luogo di lavoro), il tempo necessario per la vestizione/svestizione rientra nell’orario di lavoro, in quanto attività ausiliaria al corretto svolgimento dell’attività lavorativa, imposta dallo stesso datore.

La sentenza

Tribunale di Milano – Sezione lavoro – Sentenza 1 giugno 2016 n. 1660

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO

SEZIONE LAVORO

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Fabrizio Scarzella ha pronunciato la seguente

SENTENZA CONTESTUALE, ex. art. 429 e 281 sexie c.p.c.

nella causa iscritta al n. r.g. 2354/2016 promossa da:

GA.SA. (…), con il patrocinio degli avv. CA.AN. e,

ATTORE;

RICORRENTE

contro

ME. (…), con il patrocinio dell’avv. BE.ST. e

CONVENUTO

CONCISA E CONTESTUALE ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Il ricorso in esame va accolto.

In via preliminare di merito va innanzitutto rilevato, per costante e autorevole giurisprudenza, “che nel rapporto di lavoro subordinato, il tempo occorrente per indossare la divisa aziendale, ancorché relativo a fase preparatoria del rapporto, deve essere autonomamente retribuito ove la relativa prestazione, pur accessoria e strumentale rispetto alla prestazione lavorativa, debba essere eseguita nell’ambito della disciplina d’impresa e sia autonomamente esigibile dal datore di lavoro, il quale può rifiutare la prestazione finale in difetto di quella preparatoria” (v. Cass. num.

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[1] Trib. Milano, sent. n. 1660/2016 del 1.06.2016.

[2] Cass. sent. n. 1352/16.

[3] Art. 1, co. 2, lett. a), Dlgs n. 66/2003.

[4] Cass. sent. n. 15734/2003, n. 15492/2009.

[5] Cass. sent. n. 9215/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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