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Le Guide Pubblicato il 17 dicembre 2016

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Le Guide Cos’è un’unione civile?

> Le Guide Pubblicato il 17 dicembre 2016

La legge Cirinnà ha introdotto dell’ordinamento italiano la disciplina delle unioni civili, intese quali stabili convivenze tra due persone maggiorenni dello stesso sesso.

 

 

Unioni civili: cosa sono?

Con la riforma del diritto di famiglia [1], è stata introdotta nell’ordinamento italiano una disciplina organica delle unioni civili intese quali stabili convivenze tra due persone maggiorenni dello stesso sesso.

La legge Cirinnà – da sempre nell’occhio del ciclone per la sua portata, per molti versi rivoluzionaria – riconosce, dunque, nelle unioni omosessuali una formazione sociale secondo il dettato della Costituzione [2] e, in quanto tali, titolari del diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia.

Questo significa che, nell’attuale realtà politico-sociale italiana, la convivenza more uxorio (cioè tra due persone non sposate ma che vivono insieme come se lo fossero) non è più solo quella tra due persone di sesso diverso ma anche quella omosessuale.

Unioni civili: come si costituiscono?

Il procedimento di costituzione delle unioni civili previsto dalla Cirinnà è molto snello: è sufficiente, infatti, una dichiarazione effettuata di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni, a seguito della quale le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. In particolare, dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco:

  • all’assistenza morale e materiale
  • alla coabitazione.

Ciò significa che entrambe le parti sono tenute, ciascuna a seconda delle proprie sostanze e della propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni, concordando insieme e di comune accorso l’indirizzo della vita familiare.

Una volta costituita, bisogna procedere alla registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile. Il documento attestante la costituzione del vincolo deve contenere:

  • i dati anagrafici delle parti,
  • l’indicazione del loro regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni),
  • la loro residenza,
  • i dati anagrafici,
  • l’identità e la residenza dei testimoni.

Unioni civili: quali le differenze rispetto al matrimonio?

L’unione civile, per quanto costruita tenendo presente il modello tradizionale di famiglia basato sul matrimonio, presenta rispetto a quest’ultimo significative differenze:

  • i componenti l’unione civile non hanno l’obbligo di fedeltà né quello di collaborazione;
  • nel matrimonio civile la moglie aggiunge il cognome del marito al proprio (Elena Bianchi si sposa con Mario Rossi e diventa Elena Bianchi Rossi), mentre per l’unione civile è possibile che la coppia scelga il cognome di famiglia: le parti, cioè, mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile, possono indicare un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi (Giuseppe Verdi contrae unione civile con Marco Gialli concordando che la coppia assuma il cognome Verdi); inoltre, i partner potranno anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso (ad esempio, Marco Gialli potrà diventale Marco Gialli Verdi o Marco Verdi Gialli);
  • in caso di scioglimento dell’unione civile, esso ha effetto immediato e non è previsto nessun periodo di separazione. Significativa, invece, a conferma della tendenziale equiparazione dell’unione civile al matrimonio, l’estensione ad essa della legge sul divorzio [3].

Unioni civili: quando non possono essere costituite?

La nuova disciplina prevede una serie di cause impeditive per la costituzione dell’unione civile; basta che ne sia presente una perché l’unione sia nulla:

  • una delle due parti è già unita in matrimonio o ha già un’unione civile con altra persona;
  • una delle due parti è incapace (ad esempio, per infermità di mente);
  • c’è un rapporto di affinità o parentela tra le parti (ad esempio, non possono contrarre unione civile zio e nipote);
  • una delle parti è stata condannata definitivamente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte.

Unioni civili: qual è il regime patrimoniale?

Come per il matrimonio civile, anche nelle unioni civili tra persone dello stesso sesso il regime patrimoniale ordinario è quello della comunione dei beni. Le parti, però, tramite una convenzione patrimoniale, cioè un differente accordo sulla gestione delle sostanze economiche dei partner stessi, possono accordarsi diversamente, optando per la separazione dei beni.

Unioni civili: come sono regolati i diritti successori?

Estesa alle unioni civili anche parte della disciplina sulle successioni. In particolare:

  • nella successione legittima, per quel che concerne il concorso tra eredi, è previsto che la parte dell’unione civile ha diritto a metà dell’eredità se nella successione concorre con un solo figlio e ad un terzo negli altri casi. Nel caso in cui ascendenti, fratelli o sorelle concorrano con il coniuge o la parte dell’unione civile, a questi spettano i due terzi dell’eredità, mentre in mancanza di figli, di ascendenti, fratelli o sorelle, alla parte dell’unione civile viene assegnata l’intera eredità;
  • nella successione necessaria (cioè quella in cui è la legge stessa a prevedere quote di riserva a specifiche figure familiari, anche se non vengono menzionate nel testamento), la posizione della parte dell’unione civile è equiparata in toto a quella del coniuge. Quindi, anche quando concorre con altri eredi, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa familiare e all’uso sui mobili che la arredano. Nel caso il defunto lasci oltre alla parte dell’unione civile un solo figlio, a questo è riservato un terzo del patrimonio, stessa quota è riservata alla parte dell’unione civile. Se i figli sono più di uno ad essi è riservata la metà del patrimonio, mentre dell’unione civile è riservato un quarto del patrimonio;
  • per quel che concerne la disciplina dell’indegnità, viene escluso dalla successione come indegno chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, il suo coniuge o il suo partner dell’unione civile, un suo discendente, un suo ascendente, a meno che non siano presenti cause di esclusione della punibilità previste dalla legge; chi ha commesso a danno di una di queste persone un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio; chi ha denunciato il coniuge, la parte dell’unione civile, i suoi figli, un ascendente per un reato punibile con l’ergastolo o per un reato per il quale la legge prevede la reclusione non inferiore a tre anni, e tale denuncia sia stata accertata come falsa, e quindi calunniosa, in un giudizio penale (sul tema si veda anche Unioni Civili: come cambiano le regole su eredità e successione).

Unioni civili: cosa accade a livello previdenziale?

In caso di morte del lavoratore, la legge Cirinnà riconosce il tfr al componente dell’unione civile che sopravvive. Si specifica che, se questa si scioglie (ad esempio, in caso di divorzio), l’attribuzione del diritto all’assegno di mantenimento comporterà, in assenza di matrimonio o di una nuova unione civile, il diritto al pagamento del 40% del tfr dell’ex partner, maturato negli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con l’unione civile.

Estesa all’unione civile anche la disciplina in materia di congedo matrimoniale, il periodo di assenza dal lavoro retribuito riconosciuto al lavoratore che si sposa, e di recesso del datore di lavoro, nullo nel caso in cui esso venga comunicato entro un anno dalla celebrazione dell’unione civile.

Sempre nell’ottica dell’equiparazione dei diritti derivanti dal rapporto matrimoniale all’unione civile, vengono estesi tutti i diritti conseguenti alla sospensione del rapporto di lavoro previsti dalla legge, cioè:

  1. a) le disposizioni in materia di permessi per l’assistenza in caso di disabilità accertata del coniuge;
  2. b) le disposizioni per l’ipotesi dei permessi in caso di lutto e di eventi particolari;
  3. c) le disposizioni in materia di trattamento economico per l’assistenza a persona affetta da disabilità accertata (entro il limite massimo di due anni);
  4. d) le disposizioni relative la priorità a richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per le necessità di assistenza al partner affetto da patologie oncologiche.

Unioni civili: che significa step-child adoption?

La legge Cirinnà non contiene norme volte a disciplinare la controversa questione della step-child adoption, cioè l’ipotesi della coppia omosessuale che conviva con i figli minori di uno dei due, nati da un apporto esterno, tramite fecondazione eterologa o utero in affitto, instaurando un rapporto di genitorialità sociale con l’altro componente della coppia: in pratica, si pensi a Tizio e Caio che vivono col piccolo Sempronio, figlio naturale di Tizio avuto dalla sua precedente relazione con Mevia.

In presenza di un caso simile, la legge riconosce e tutela solo il rapporto con il genitore biologico (Tizio nel nostro caso) ma non quello con il genitore sociale (Caio nel nostro caso).

In casi di tal genere, se risponde al superiore interesse del minore in presenza di un vincolo di natura genitoriale già esistente da anni, si può ricorrere alla cosiddetta adozione “in casi particolari” [4] che può essere disposta a favore del convivente omosessuale del genitore dell’adottando. Si garantisce, così, al minore figlio di una famiglia omogenitoriale un riconoscimento legislativo che, in assenza di norma apposite, non avrebbe.

note

[1] L. n. 76 del 20.05.2016 (Legge Cirinnà) che ha introdotto nell’ordinamento italiano le unioni civili per le coppie dello stesso sesso, da un lato, e la possibilità per le coppie conviventi, indipendentemente dal sesso dei loro componenti, di regolare gli effetti patrimoniali della loro convivenza.

[2] Art. 2 Cost.

[3] L. n. 898 del 01.12.1970.

[4] L. n. 184 del 04.05.1983.

Corte di Cassazione, sezione I Civile, 22.06.2016, n. 12962

Nel procedimento di adozione in casi particolari di cui all’art. 44, comma 1, lett. d), della l. n. 184 del 1983, non è configurabile un conflitto di interessi “in re ipsa”, anche solo potenziale, tra il minore adottando ed il genitore-legale rappresentante, che imponga la nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c., dovendo, anzi, individuarsi nella necessità dell’assenso del genitore dell’adottando, di cui all’art. 46 della legge citata, un indice normativo contrario all’ipotizzabilità astratta di un tale conflitto, che, invece, va accertato in concreto da parte del giudice di merito. Tale peculiare istituto, infatti, mira a dare riconoscimento giuridico, previo accertamento della corrispondenza della scelta all’interesse del minore, a relazioni affettive continuative e di natura stabile instaurate con quest’ultimo e caratterizzate dall’adempimento di doveri di accudimento, di assistenza, di cura e di educazione analoghi a quelli genitoriali, in quanto inteso a consolidare, ricorrendone le condizioni di legge, legami preesistenti e ad evitare che si protraggano situazioni di fatto prive di uno statuto giuridico adeguato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, a fronte della richiesta di adozione del “partner” omosessuale del genitore naturale del minore, aveva ritenuto in concreto insussistente il conflitto di interessi tra quest’ultimo e lo stesso genitore-rappresentante legale dell’adottando).

 

 

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – 21.07.2015, causa Olari e altri c. Italia

L’Italia ha mancato di adempiere il suo obbligo di assicurare uno specifico quadro legale che riconosca a tuteli l’unione omosessuale, in mancanza di un interesse prevalente con il quale bilanciare i fondamentali interessi dei ricorrenti, alla luce delle conclusioni delle corti nazionali sulle materie che sono rimaste inascoltate.

Cassazione Civile, sezione I Civile, 15.03.2012,  n. 4184

I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se – secondo la legislazione italiana – non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia – a prescindere dall’intervento del legislatore in materia – quali titolari del diritto alla “vita familiare” e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di “specifiche situazioni”, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.

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