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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Titolo di dottore: quando posso utilizzarlo?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Laurea triennale, magistrale e specialistica, dottorato di ricerca: quando si può usare il titolo di dottore?

 

Sulla possibilità di utilizzare il titolo di dottore persiste, ancora oggi, molta confusione: c’è chi dice che spetti solo a coloro che hanno conseguito un dottorato di ricerca, chi afferma che il titolo spetti anche ai laureati del vecchio ordinamento e a chi ha conseguito la specialistica o magistrale e, infine, chi è sicuro che spetti a tutti i laureati, compresi coloro che hanno conseguito la laurea triennale.

Tra i diversi orientamenti, quello corretto è il terzo: il titolo di dottore spetta a tutti i laureati, compresi coloro che hanno ottenuto la laurea triennale. Per capire come mai si è giunti a tale conclusione, occorre, però, fare un passo indietro e analizzare come si è evoluta la normativa al riguardo.

Qualifica accademica di dottore

La qualifica accademica di dottore, nell’ordinamento italiano, ha iniziato ad essere attribuita nel lontano 1938, grazie alle previsioni di un noto regio decreto [1]: secondo il decreto, la qualifica di dottore spettava a tutti coloro che avessero conseguito una laurea e non ai diplomati.

Riforma universitaria 1990

Con la riforma universitaria del 1990 [2] sono stati introdotti dei nuovi titoli universitari oltre alla laurea:

  • diploma universitario (DU);
  • diploma di laurea (DL);
  • diploma di specializzazione (DS);
  • dottorato di ricerca (DR).

A seguito della riforma, il titolo di dottore spettava all’ottenimento del diploma di laurea (dopo un corso di studi di quattro o più anni accademici), del diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca.

Niente titolo, invece, per il diploma universitario.

La situazione è rimasta invariata con le successive riforme del 1997 e del 2004, che non avevano introdotto particolari novità, in merito alla spettanza del titolo di dottore. Destava forti perplessità, però, la riforma del 2004, con l’introduzione del cosiddetto nuovo ordinamento e delle lauree triennali, in quanto la normativa non chiariva se spettasse, o meno, il titolo di dottore anche a chi avesse conseguito la laurea breve. In molti ritenevano che questi laureati non potessero essere chiamati dottori, assimilando le lauree triennali ai diplomi universitari.

Riforma Gelmini

Solo con la cosiddetta Riforma Gelmini del 2010 [3] è stata fatta finalmente chiarezza in merito: la norma, infatti, specifica che, se si possiede una laurea (sia essa triennale, specialistica o di ricerca) è sempre attribuito il titolo accademico di dottore al suo possessore.

In pratica, la Riforma ha chiarito che “i laureati sono tutti dottori” e non esistono lauree di serie A e di serie B.

Avvocato e dottore

Facciamo infine chiarezza su un dubbio che attanaglia la categoria degli avvocati, cioè il divieto, stabilito dal codice deontologico, di utilizzare il titolo di dottore se si è abilitati come avvocati.

Innanzitutto, va specificato che il codice deontologico forense non vieta l’uso del titolo di dottore per i praticanti e procuratori che, nonostante siano iscritti agli appositi albi, non abbiano ancora conseguito la prevista abilitazione.

Il codice, peraltro, non vieta in maniera esplicita o diretta l’uso del titolo di avvocato e dottore, in quanto, in primo luogo, l’ipotesi è difficilmente riscontrabile e, soprattutto, in quanto il titolo di avvocato è decisamente superiore e più remunerativo sotto il profilo formale.

note

[1] R.D. n.1269/1938.

[2] L. 241/1990.

[3] L. 240/2010.

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