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Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2016

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Lo sai che? Diritto dei nonni di vedere i nipoti

> Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2016

Quali diritti hanno i nonni se uno dei figli si separa o divorzia dal coniuge? Possono chiedere di vedere i propri nipoti o spetta ai genitori decidere?

Il tema della tutela dei nonni, nei rapporti con i nipoti, quando i genitori di questi ultimi si separano o divorziano, è sempre molto delicato: perché se è vero, da un lato, che si parla di parenti diretti, dall’altro la legge riconosce sempre «l’ultima parola» alla madre o al padre, pur con l’obbligo di conservare quei significativi rapporti anche con i parenti dell’altro ramo della famiglia. Di tanto abbiamo parlato spesso sulle pagine di questo giornale (leggi, tra tutte, Rapporto nonni-nipoti, quali tutele?). Più di recente è intervenuto il Tribunale di Venezia con una sentenza che, certamente, farà discutere perché, in un certo senso, riduce la portata dei diritti dei nonni.

Secondo il giudice veneto, poiché lo scopo ultimo della legge è sempre quello di perseguire l’interesse del minore, il diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti può essere “depotenziato” laddove esso sia incompatibile con una esistenza equilibrata del minore stesso. Ma procediamo con ordine.

Esiste un diritto del nonno a vedere i nipoti?

Per quanto poco se ne parli, il codice civile [2] contiene un articolo dedicato appositamente ai nonni e al loro diritto di vedere i nipoti. Esso recita pressappoco così: i nonni hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Se i genitori o chiunque altro ostacola l’esercizio di tale diritto, il nonno può rivolgersi al tribunale (quello del luogo di residenza abituale del minore) e chiedere al giudice di adottare tutti i provvedimenti che ritenga più opportuni a realizzare l’interesse del minore (e solo questo). In altre parole, sarà il magistrato a verificare se, effettivamente, l’allontanamento del nipotino dal nonno si risolve, o meno, in un pregiudizio per il piccolo. E solo nel primo caso può obbligare mamma e papà a disporre incontri dedicati appunto con gli ascendenti.

Ora, la sentenza in commento ritiene che, nel caso in cui i genitori del bambino minorenne si separino o divorzino, al nonno non spetti un vero e proprio diritto di visita in giorni e ore dedicate esclusivamente ad essi, ma solo una «frequentazione residuale», possibile solo in quelle circostanze in cui il piccolo si trovi a frequentare il genitore dello stesso ramo familiare. I nonni, in buona sostanza, non sarebbero da considerare un «terzo soggetto», rispetto alla madre e al padre, con cui il nipote deve condividere il proprio tempo, ma questi si devono ritagliare uno spazio nell’arco delle giornate in cui il piccolo si trova presso il relativo genitore.

Il nonno ha quindi – almeno secondo la sentenza in commento – solo un diritto di «serie B», da coordinare prima con quello dei genitori e, quindi, da esercitarsi subordinatamente ad esso. Il giudice scrive che: «il diritto dei nonni, intanto merita tutela, in quanto la mancata significativa relazione con essi, sia effettivamente, concretamente e realmente pregiudizievole per il minore ed imponga di addivenire ad una limitazione delle responsabilità genitoriale».

L’azionare in giudizio il diritto dei nonni ha il suo punto di caduta «nella piena realizzazione dell’interesse del minore a mantenere rapporti significativi con gli ascendenti tant’è che, qualora la frequentazione con gli ascendenti, non risponda a detto interesse, il ricorso dei nonni va rigettato». In altre parole, ciò significa che il diritto del minore a crescere serenamente «non deve essere coinvolto o costretto a subire le ricadute e le ripercussioni del cattivo rapporto tra i genitori, o uno di essi e gli ascendenti».

note

[1] Trib. Venezia, sent. del 7.11.2016.

[2] Art. 317-bis cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale per i minorenni di Venezia, decreto 14 ottobre – 7 novembre 2016
Presidente / Estensore Valeggia

nel procedimento relativo alla minora, nata il, nell’ interesse delle quali hanno proposto ricorso ex art. 317 bis i nonna materni e che hanno adito questo Tribunale per i minorenni per vedere riconosciuto il proprio diritto a mantenere rapporti significativi con la nipote, figlie della loro figlia e di.
considerato che i ricorrenti espongono che, premesse alcune considerazioni sullo stato dei provvedimenti afferenti, altro procedimento riguardante la minore n. 149412012 di questo Tribunale (dal quale sono stati acquisiti copie di atti), la condotta serbata da impediva “in modo assoluto” di conservare rapporti significativi con gli ascendenti,
considerato che si costituiva il padre contestando come non vere le affermazioni poste dai nonni materni alla base del ricorso, evidenziando che gli stessi vedevano con frequenza la minore quando si trova presso la madre, come peraltro evidenziato dagli stessi nonni materni nella loro audizione, e confermato dagli atti provenienti dal proc 1494/2012,
dato atto che l’art. 317 bis c.c. è in vigore dal 7 febbraio 2014, va osservato che il legislatore, nel contemplare espressamente il diritto dei nonni, non ha introdotto alcuna innovazione sotto il profilo processuale ed ha invece seguito quello che è 1’orientamento assolutamente prevalente nella giurisprudenza minorile, secondo il quale l’azione in giudizio degli ascendenti rientra nell’alveo dei procedimenti ex art. 333 c.c. In buona sostanza, il dei nonni intanto merita tutela in quanto la mancata significativa relazione con essi sia effettivamente, concretamente e realmente pregiudizievole per il minore ed imponga pertanto di addivenire ad una limitazione della responsabilità dei genitori. La loro azione in giudizio, in ultima analisi- non può che trovare origine nella piena realizzazione dell’interesse dei minore a mantenere rapporti significativi con gli ascendenti tant’é che, qualora la frequentazione con gli ascendenti non risponda a detto interesse, il ricorso dei nonni va rigettato. Si tratta pertanto, quanto ai nonni, di un che soccombe senz’altro rispetto a quello del minore a condurre un’esistenza serena ed a crescere in maniera sana ed equilibrata, senza essere coinvolto e costretto a subire le ricadute e le ripercussioni del cattivo rapporti tra i genitori, o uno di essi, e gli ascendenti.
visto che lo stesso testo dell’art, 317 bis c.c. impone al giudicel al comma 2, l’adozione dei <provvedimenti più=”” idonei=”” nell’esclusivo=”” interesse=”” del=”” minore=””> e non quelli più idonei a soddisfare i desiderata degli ascendenti, e non attiene inoltre, ad una mera necessità di regolamentazione dei rapporti ascendenti – minori (come richiesto in conclusione dai ricorrenti), quale invece sussiste ed è disciplinata quanto ai genitori dall’art, 337 ter c.c., ma alla specifica ipotesi in cui sia <impedito l’esercizio=”” di=”” tale=”” diritto=””>, quindi a fronte di un ingiustificato e pregiudizievole comportamento parentale, con pregiudizio del minore, cosa che non appare sussistente nel caso in specie per quanto sopra meglio specificato,
viste le conclusioni conformi del PM, e del padre della minore, che ha chiesto la condanna alle spese (liquidate secondo equità); che segue la soccombenza,
visti gli artt. 333 c.c. e 741 c.p.c. e ritenuta la sussistenza dei presupposti per dichiarare il presente decreto immediatamente efficace;

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso proposto da e. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente procedimento, liquidate equitativamente in euro 3.000,00 più accessori.

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1 Commento

  1. Mio figlio si è separato ,non ha nessuna restrizione per vedere i figli ma per il suo lavoro e per impegni scolastici e non , non li vede spesso , per problemi di distanza noi nonni ci siamo rassegnati a vedere i nipoti anche ogni 2 anni , nonostante ci fossimo occupati del più grande fino all’età di 6 anni nemmeno l’intervento dei servizi sociali è servito . Bella la vita vero??

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