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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Quando andare al pronto soccorso?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Del pronto soccorso si fa, spesso, un uso improprio, recandovisi anche quando non serve, dimenticando che si tratta di un servizio per le urgenze e le emergenze sanitarie.

 

 

Pronto soccorso: quando andarci?

Il pronto soccorso è il servizio dedicato alle urgenze e alle emergenze sanitarie. Tanto dovrebbe bastare a farci capire che non sempre è opportuno o possibile recarvisi; deve rivolgersi al pronto soccorso:

  • una persona che si trova in condizioni cliniche di possibile immediato pericolo di vita;
  • una persona che, se non sottoposta a terapie mediche specifiche in breve tempo, potrebbe incorrere in elevati rischi per la propria salute;
  • una persona con danno traumatico o con sintomi acuti che non riesce a svolgere normalmente le attività consuete.

Pronto soccorso: quando non andarci?

In tutti gli altri casi meglio evitare, quindi; ad esempio, non si può andare al pronto soccorso:

  • per evitare liste di attesa nel caso di visite specialistiche non urgenti;
  • per ottenere la compilazione di ricette o altre prestazioni che potrebbero essere erogate dal medico di base, dalla guardia medica, da poliambulatori;
  • per effettuare controlli clinici non urgenti;
  • per comodità, per abitudine, per evitare il pagamento di ticket.

Pronto soccorso: cosa fare all’arrivo?

All’arrivo in pronto soccorso, un infermiere è incaricato di effettuare una prima valutazione del caso per determinare l’urgenza del problema e, quindi, se si tratti di un intervento a cui dare o meno la priorità; a questo punto, l’urgenza viene stabilita sulla base di un colore, attraverso il sistema del cosiddetto triage (termine francese che significa “cernita”, “smistamento”):

  • codice rosso – accesso immediato: significa che le funzioni vitali sono già gravemente alterate, con pericolo di vita (ad esempio, un soggetto vittima di un incidente stradale con emorragia in corso e in stato di incoscienza) o che la situazione clinica è instabile e rischia di peggiorare improvvisamente (ad esempio, infarto in corso). Viene accesa l’insegna luminosa “emergenza in corso” che informa i pazienti in sala d’attesa circa i prolungamento dei tempi per ottenere la loro prestazione;
  • codice giallo – accesso rapido: significa che le funzioni vitali ci sono ma esiste il pericolo di un aggravamento della situazione clinica oppure vi è una stato di sofferenza importante e/o insorto acutamente (ad esempio, insufficienza respiratoria, fratture esposte con perdita abbondante di sangue e forti dolori). Per questo, il paziente in codice giallo deve essere visitato e sottoposto a cure mediche entro e non oltre 10 minuti;
  • codice verde – accesso dopo rosso e giallo: significa che l’utente presenta situazioni meritevoli di intervento ma le sue condizioni sono stabili e senza pericoli di aggravamento; la prestazione, quindi, verrà garantita appena possibile, ma solo dopo che gli operatori avranno risolto tutti i casi più urgenti: il tempo d’attesa può essere di 60 minuti e più. Esempi di codici verdi sono cefalee non correlate da sintomatologie neurologiche, febbre oltre 38° C, coliche addominali non accompagnate da vomito, diarrea o da segni di shock;
  • codice bianco – accesso dopo tutti, in presenza di situazioni che dovrebbero essere affrontate rivolgendosi al proprio medico di famiglia e poi, se necessario, a strutture ambulatoriali non dedicate all’urgenza (ad esempio, dolori addominali lievi). La prestazione è, comunque, garantita, ma i tempi di attesa possono essere anche molto lunghi e non prevedibili.

In tutti questi casi, è probabile che il paziente debba essere sottoposto a radiografie oppure a qualche esame o analisi o consulenza per poterne stabilire le esatte condizioni e, quindi, l’intervento in suo favore. L’attesa dei referti e delle successive rivalutazioni potrebbero durare anche molto tempo.

Pronto soccorso: quale può essere l’esito?

A seguito della visita, gli operatori di pronto soccorso potranno:

  • decidere il ritorno a casa del paziente se non presenta problemi particolari, rinviandolo alle cure del medico di fiducia anche nel caso in cui vi sia la necessità di interventi terapeutici differibili;
  • di tenere il paziente in osservazione breve intensiva (Obi) se presenta segni o sintomi che devono essere ulteriormente valutati per un massimo di 24 ore;
  • decidere il ricovero urgente se il paziente presenta condizioni per le quali sono necessari interventi sanitari immediati;
  • decidere il trasferimento se il paziente necessita di un ricovero in ospedali altamente specializzati, avvalendosi dei mezzi a disposizione del 118.

Pronto soccorso: devo pagare il ticket?

Quando l’accesso è classificato dal medico con codice bianco al momento della dimissione, anche in pronto soccorso bisogna pagare il ticket. Attenzione: il codice assegnato dal medico potrà essere diverso da quello attribuito al momento della valutazione all’ingresso. Ad esempio, Tizio si presenta in pronto soccorso con una lievissima cefalea e gli viene assegnato il codice giallo. A seguito del controllo effettuato, si viene a sapere che Tizio il giorno prima ha urtato violentemente la testa contro lo spigolo di un mobile e la tac evidenzia una emorragia celebrale meritevole di codice giallo.

A proposito del ticket, però, non ci sono delle regole sempre valide, dal momento che ogni singola Regione ha le sue proprie: in linea di massima, alcune regioni addebitano il costo della prestazione mediante il sistema della cosiddetta franchigia, a seconda del reddito dell’utente e che non può superare un limite massimo prefissato, di solito pari  a 36,15 euro: ad esempio, un pensionato con 10 mila euro di reddito lordo, avrà una franchigia pari al 3 per mille, dunque 30 euro; questa cifra sarà il costo massimo che dovrà sborsare per accedere alla prestazione. Le altre regioni applicano un ticket fisso per ogni prestazione effettuata.

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