Usare le schede carburante per la propria auto è reato
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24 Nov 2016
 
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Usare le schede carburante per la propria auto è reato

Rubare benzina: per il dipendente pubblico è reato, per il dipendente del settore privato è furto.

 

Non c’è bisogno di commentare con troppe spiegazioni la recente sentenza del Tribunale di Campobasso [1] che ha ritenuto sussistente il reato di peculato a carico del dipendente pubblico che utilizza impropriamente le schede carburante – datigli dall’ente datore di lavoro – per la propria auto.

 

Se è vero che impossessarsi di un bene altrui è reato di furto, è altrettanto vero che la natura dell’illecito penale non cambia se oggetto della sottrazione è un «credito» verso il distributore di benzina. Come il caso delle schede carburante. Difatti, l’utilizzo della benzina o del gasolio da destinare all’auto propria piuttosto che a quella di servizio, non implica solo una sanzione disciplinare – che, nei casi più gravi, può arrivare anche al licenziamento, specie se il comportamento viene ripetuto nel tempo – ma anche un illecito penale. Illecito che, nel settore del pubblico impiego, si chiama peculato.

 

Il reato di peculato è quello che può commettere solo il pubblico ufficiale o chiunque sia incaricato di pubblico servizio. Se questi, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui (nel caso di specie la scheda carburante), se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni [2].

Nel caso di specie, si trattava di un dipendente provinciale che aveva occultato nel proprio garage il carburante impropriamente prelevato.

 

Nel settore privato, la condotta del dipendente che si appropri di beni dell’azienda è considerata furto. Il furto però non sempre viene ritenuto dalla giurisprudenza come causa di licenziamento, specie quello di oggetti di scarso valore economico. In realtà, più di recente, si sta affermando un’interpretazione più severa: il datore di lavoro deve poter avere fiducia nel dipendente e se quest’ultimo ruba un bene, qualsiasi esso sia, questo rapporto di stima viene meno (leggi Licenziamento per furto).


La sentenza

Tribunale di Campobasso – Sezione penale – Sentenza 18 luglio 2016 n. 486

TRIBUNALE ORDINARIO DI CAMPOBASSO SENTENZA ART. 544, 2 co. c.p.p. REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di CAMPOBASSO – SEZ. PENALE – composta da: Dr. Ottavio ABBATE PRESIDENTE

Dr.ssa Roberta D’ONOFRIO GIUDICE

Dr.ssa Margherita CARDONA ALBINI GIUDICE EST.

alla pubblica udienza del 18 maggio 2016 ha pronunziato la seguente:

SENTENZA

nei confronti di:

Pa.Gi., nato (…) e residente a Campobasso – elett.te domiciliato in Campobasso c/o avv. En.CE. LIBERO – PRESENTE

imputato

Del reato p. e p. dagli artt. 81 e 314 c.p. perché, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di esecutore tecnico della Provincia di Campobasso addetto anche a mansioni di conduttore di mezzi pesanti, in tale veste incaricato di pubblico servizio, avendo per ragioni del suo ufficio la disponibilità delle schede carburanti n. (…) e n. (…), entrambe in dotazione all’automezzo (…) targato (…) di proprietà della medesima amministrazione provinciale ed altre disponibili su ulteriori è mezzi dello stesso Ente, si appropriava di gasolio per un importo complessivo pari ad Euro 6.002,45 effettuando reiterati prelevamenti

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[1] Trib. Campobasso sent. n. 486/16 del 18.07.2016.

[2] Art. 314 cod. pen.

 


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