Il notaio non può anticipare soldi al cliente
Lo sai che?
25 Nov 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il notaio non può anticipare soldi al cliente

Commette atti di concorrenza sleale il notaio che presta fondi al cliente solo per fidelizzarlo.

 

«Per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno», un cartello dai toni ironici, ma anche allusivi, quello che spesso si legge in molti bar ed esercizi commerciali: ma se per i comuni negozianti fare credito alla clientela non è vietato dalla legge, per i notai invece costituisce un illecito deontologico. A dirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Anticipare denaro ai clienti per il pagamento dei servizi notarili costituisce – secondo la sentenza in commento – un atto di concorrenza sleale nei confronti dei colleghi notai, in quanto mira a fidelizzare la platea degli habitué dello studio professionale. Si tratta, dunque, di un comportamento che non può essere tollerato dalla nostra legge, perché, in definitiva, finisce per creare una selezione non già in base ai meriti del notaio, ma in base alle disponibilità economiche o al credito che questi ha con la propria banca.

 

Quando si va dal notaio e si chiede la registrazione di un atto o la pubblicazione di un testamento o, ancora, il rogito di una compravendita non si paga solo la parcella al professionista, ma anche le tasse e i bolli dovuti allo Stato: somme che vengono, comunque, affidate al notaio che le versa poi all’erario quando procede – per conto del proprio cliente – alle incombenze dettate dalla normativa. È proprio questo il punto: il cliente potrebbe non disporre della liquidità necessaria per poter adempiere questo – spesso oneroso – onere e, quindi, chiedere al notaio che gli anticipi i soldi, con la promessa poi di onorare il proprio debito. Ebbene, il notaio in questi casi ha le mani legate e deve rifiutare l’invito del cliente: egli, insomma, non può far credito se non, al massimo, rinunciare al proprio onorario o fare uno sconto. Tuttavia, è il cliente che deve mettere, di tasca propria, i soldi da pagare allo Stato, soldi che non possono, invece, provenire dal conto corrente del professionista. Tali esborsi di denaro «non rientrano nel normale esercizio dell’attività notarile».

 

Secondo la Cassazione, «il ricorso al fido del conto notarile per far fronte alle esigenze dei clienti costituiva “trattamento privilegiato” prestato nei confronti della società cliente per fidelizzarla, cioè per indurla a chiedere prestazioni allo studio, disposto a onerose anticipazioni di cassa, piuttosto che rivolgersi ad altri professionisti».

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 3 maggio – 23 novembre 2016, n. 23886
Presidente Bucciante – Relatore D’Ascola

Esposizione dei fatto

A) Vengono qui riuniti, poiché è impugnato il medesimo provvedimento della Corte di appello di Milano, due ricorsi: il ricorso recante il n. 22121/2015 proposto dal notaio T.G.A.M. e il ricorso n. 22588/2015 proposto dai notai F.A. e B.O. .
La Commissione regionale di disciplina della Lombardia il 26 giugno 2014 ha irrogato a due notai milanesi una sanzione pecuniaria e ad un terzo, facente parte della medesima associazione notarile, la sospensione dall’esercizio della professione per un mese, per due addebiti:
a) per aver effettuato operazioni di deposito di somme di denaro in violazione dell’obbligo (art. 45 cod. deont.) di separazione contabile dal patrimonio dell’associazione notarile.
b) per aver offerto alla clientela anticipazioni di somme di denaro e quindi servizi non rientranti nel normale esercizio dell’attività notarile, sì da “pregiudicare la concorrenza fra notai” (art. 14 cod. deont.).
I reclami alla Corte d’appello di Milano hanno condotto il 18 giugno 2015 all’ordinanza n. 3031/15, di accoglimento parziale limitatamente ad uno di essi, con l’imposizione ai tre notai della

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 23886/2016.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti