Prelievi non giustificati dal conto, può arrivare un controllo?
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25 Nov 2016
 
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Prelievi non giustificati dal conto, può arrivare un controllo?

Spetta al contribuente provare che i prelievi dal conto corrente bancario sono serviti per pagare i beneficiari e non a costituire acquisizione di utili.

 

Sono legittimi i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti dei soci di un’azienda o dei loro familiari: e se le movimentazioni bancarie, e in particolare i prelievi di denaro, non risultano giustificati e non si riesce a dimostrare chi sia l’effettivo beneficiario dell’operazione e la finalità della stessa, può scattare un accertamento fiscale. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [1].

 

In tema di accertamento delle imposte, la legge [2] autorizza l’Agenzia delle Entrate a procedere all’accertamento fiscale anche attraverso indagini sui conti correnti bancari formalmente intestati a terzi rispetto alla società, ma che si ha motivo di ritenere connessi e inerenti al reddito del contribuente (l’azienda): ciò avviene acquisendo dati, notizie e documenti di carattere specifico, anche solo sulla base di indizi [3] o quando comunque l’ufficio delle Entrate «abbia motivo di ritenere, in base a elementi indiziari raccolti, che gli stessi siano stati usati per occultare operazioni commerciali, oppure per imbastire una vera e propria gestione extra-contabile a scopo di evasione fiscale [4]».

 

Spetta al contribuente dimostrare che i prelievi dal conto corrente di terzi, come soci e familiari, non nascondono alcun intento evasivo e che, quindi, si tratta di operazioni non riconducibili all’attività della società.

 

L’utilizzazione dei dati risultati dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dall’Agenzia delle Entrate dalle banche non si limita solo ai conti formalmente intestati alla società, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, amministratori o procuratori generali se risulta provata, dall’amministrazione finanziaria – anche tramite semplici presunzioni – la natura fittizia dell’intestazione del conto stesso o, comunque, la sostanziale riferibilità all’azienda dei conti medesimi. L’utilizzo dei dati rilevanti dalle movimentazioni dei conti correnti bancari intestati ai singoli soci e ai loro familiari ai fini dell’accertamento del maggior reddito imponibile pur essere un valido elemento di prova per far scattare una presunzione di ricavi non dichiarati per come stabilito dalla stessa legge [2].

 

Non è la prima volta che la Cassazione ritiene pienamente legittime le indagini bancarie estese non solo ai conti correnti della società, ma anche a quelli di terzi come ad esempio soci, amministratori, loro coniugi e altri parenti stretti: i giudici infatti ritengono che lo stretto rapporto familiare, o la ristretta composizione societaria, o ancora il particolare vincolo commerciale, possano essere considerati elementi indiziari sufficienti a giustificare – salvo prova contraria che deve fornire il contribuente – la riferibilità al soggetto accertato (la società) delle operazioni riscontrate sui conti correnti dei suddetti soggetti [5].


[1] Cass. sent. n. 23002/2016.

[2] Dpr n. 600/1973 art. 32, n. 7; Dpr n. 633/1972 n. 51.

[3] Cass. sent. n. 12624/2012, n. 12625/2012, n. 27032/2007.

[4] Cass. sent. n. 374/2009.

[5] Cass. sent. n. 1728/1999, n. 8683/2002, n. 13391/2003 n. 6743/2007, n. 18868/2007, n. 27032/2007.

 

Autore immagine laleggepertutti.it/Palumbo

 


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