Come evitare la condanna con i lavori di pubblica utilità
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30 Nov 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Come evitare la condanna con i lavori di pubblica utilità

Per alcuni tipi di reati, puoi chiedere di accedere alla messa alla prova che evita il processo e sostituisce la condanna con i lavori di pubblica utilità.

 

Se commetti un reato punito con la pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni  (o uno di quelli per i quali si procede con il decreto di citazione diretta a giudizio), puoi ricorrere all’istituto della messa alla prova ed evitare la condanna penale. Ma cerchiamo di capire meglio come funziona.

 

 

Cos’è la messa alla prova?

La messa alla prova è un istituto introdotto nel nostro ordinamento da pochi anni: prevede la sospensione del procedimento penale in corso ed evita la condanna sostituendola con i lavori di pubblica utilità [1].

Può accedere a tale istituto chi è indagato o imputato[2]:

  • per un reato punito con la sola pena edittale pecuniaria;
  • per un reato punito con la pena edittale non superiore nel massimo ai quattro anni (sola congiunta o alternativa alla pena pecuniaria);
  • per uno dei seguenti reati [violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, resistenza a un pubblico ufficiale, oltraggio a un magistrato in udienza, violazione di sigilli aggravata, rissa aggravata (con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime), lesioni personali stradali (anche se aggravate), furto aggravato, ricettazione] [3].

Può accedervi solo chi:

  • manifesti la volontà di svolgere lavori di pubblica utilità presso un’associazione o un ente (compatibilmente con la propria attività lavorativa e per il tempo stabilito dal giudice);
  • si impegni a risarcire la persona offesa nei limiti del danno e delle proprie possibilità;
  • sia privo di precedenti penali o ha precedenti tali da far ipotizzare che si asterrà dal commettere ulteriori reati;
  • non abbia mai richiesto né beneficiato dell’istituto della messa alla prova.

 

 

Come si chiede la messa alla prova?

La messa alla prova si chiede personalmente o attraverso il difensore munito di procura speciale e la richiesta può essere avanzata oralmente o per iscritto.

Viene decisa dal giudice con ordinanza ed, in caso di esito positivo della prova, che si realizza:

  • con il risarcimento del danno nella somma prevista;
  • e nello svolgimento dei lavori di pubblica utilità, nei modi e nei tempi prestabiliti dallo stesso (e sotto l’osservazione dell’assistente sociale che gli sarà assegnato),

il giudice, con sentenza, dichiara estinto il reato.

 

 

La messa alla prova è una condanna?

La messa alla prova è un istituto che sospende il processo in corso, il quale si concluderà (in caso di esito positivo dei lavori di pubblica utilità) con l’estinzione del reato. Non vi sarà, dunque, alcuna condanna!

Nel casellario giudiziario sarà annotata la concessione di tale istituto essendo lo stesso concedibile un’unica volta.

 

 

Quando tali lavori non evitano la condanna?

Avrete sentito, spesso, che i condannati per guida in stato di ebbrezza  [4] o per guida sotto l’ effetto di sostanza stupefacente [5] possono sostituire la pena con i lavori di pubblica utilità.

In questo caso, però, a differenza di quanto avviene per la messa alla prova:

  • si fa il processo;
  • c’è una condanna;
  • solo che la pena sarà convertita con un periodo di lavori di pubblica utilità.

Potrà accedere a tale conversione solo l’indagato o imputato:

  • che non abbia prestato lavori di pubblica utilità in precedenza;
  • e che non abbia provocato un incidente stradale.

La durata  dei lavori è commisurata alla durata della pena inflitta; in particolare un giorno di arresto corrisponde ad un giorno di lavoro di pubblica utilità, mentre un giorno di lavoro viene ragguagliato con € 250,00 di ammenda.


In pratica

Se sei imputato, per esempio, per furto aggravato e vuoi evitare una condanna penale, puoi ricorrere all’istituto della messa alla prova e svolgendo lavori di pubblica utilità per un periodo di tempo (deciso dal giudice) non avrai nessuna pena da scontare.

La sentenza

Cassazione Penale, Sezioni Unite, 1 settembre 2016 (ud. 31 marzo 2016), n. 32672
Ai fini dell’individuazione dei reati ai quali è astrattamente applicabile la disciplina dell’istituto della sospensione con messa alla prova, il richiamo contenuto all’art. 168-bis cod. pen. alla pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni va riferito alla pena massima prevista per la fattispecie-base, non assumendo a tal fine alcun rilievo le circostanze aggravanti, comprese le circostanze ad effetto speciale e quelle per cui la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato.

 

Cassazione penale, SS.UU., sentenza 29/07/2016 n° 33216

L’ordinanza di rigetto della messa alla prova non è impugnabile in Cassazione in via autonoma.

 

Cassazione Penale, Sez. V, 3 febbraio 2016 (ud. 18 dicembre 2015), n. 4610.

E’ ingiustificato ritenere che la messa alla prova sia subordinata all’integrale risarcimento del danno.

[1] L. n.67 del 28.4.2014

[2] Art. 168 bis cod. pen.

[3] Art. 550 cod. proc. pen

[4] Art. 186 codice della strada

[5] Art. 187 codice della strada

 


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