Pensione, l’Ape può essere pagata dall’azienda?
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30 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione, l’Ape può essere pagata dall’azienda?

L’anticipo pensionistico può essere coperto dal datore di lavoro per incentivare l’esodo volontario del dipendente?

 

Ape aziendale come nuovo prepensionamento: è questa la portata dell’emendamento della Legge di bilancio 2017 approvato ieri, che chiarisce che l’anticipo pensionistico può essere anche coperto dall’azienda, per agevolare l’uscita dal lavoro volontaria del dipendente.

Grazie al pagamento di un contributo aziendale, così, il lavoratore potrà prepensionarsi, usufruendo dell’anticipo pensionistico, senza subire alcuna penalizzazione futura sull’assegno di pensione. Ma procediamo per ordine e vediamo  come funziona l’Ape, con particolare riguardo all’Ape aziendale e alla sua convenienza rispetto all’attuale prepensionamento con l’isopensione.

 

 

Ape: come funziona

L’Ape, sigla che sta, appunto, per anticipo pensionistico, consente nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni d’età, con un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi rispetto al requisito previsto per la pensione di vecchiaia, che nel 2018 sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi.

Per l’Ape, come per la pensione di vecchiaia, è necessario possedere almeno 20 anni di contributi (salvo i particolari casi in cui è ammessa l’Ape sociale, che consiste, però, in una prestazione erogata dallo Stato: in questo caso sono richiesti dai 30 ai 36 anni di contributi).

L’Ape è un trattamento che, in pratica, fa “da ponte” tra l’uscita anticipata dal lavoro e la data di maturazione del requisito d’età per la pensione di vecchiaia.

Il trattamento, nel caso dell’Ape volontaria, è erogato da una banca convenzionata, che concede un prestito (credito al consumo): l’Ape, però, non viene riconosciuta tutta in una volta, ma in 12 rate annuali, alla pari di una rendita mensile.

Il prestito  deve essere restituito in rate ventennali, a partire dal momento in cui è liquidata la pensione: la restituzione del finanziamento, assieme al pagamento dell’assicurazione obbligatoria sul rischio di premorienza del pensionato, fanno sì che la pensione risulti decurtata di una determinata percentuale.

In particolare, è stato stimato che la penalizzazione sulla pensione ammonti al 4,7% per ogni anno di anticipo.

 

 

Ape aziendale

Per il lavoratore, dunque, scegliere di pensionarsi con l’Ape ha dei costi non irrilevanti. Per incentivare il ricorso all’Ape volontaria, per i lavoratori in esubero a seguito di crisi o ristrutturazioni aziendali, è stata allora prevista la possibilità, da parte di un nuovo emendamento alla Legge di bilancio 2017, che i costi siano coperti dall’azienda, in cambio dell’uscita volontaria del dipendente: parliamo, così, di Ape aziendale.

Grazie alle nuove disposizioni in materia di Ape aziendale, l’azienda può coprire interamente, in un’unica soluzione, il costo del finanziamento erogato dalla banca: in questo modo, il lavoratore può pensionarsi in anticipo senza ritrovarsi, successivamente, la pensione decurtata.

L’azienda, invece, sostiene dei costi inferiori rispetto all’isopensione, cioè all’attuale prepensionamento, in quanto l’Ape non ammonta, come l’isopensione, all’intero trattamento pensionistico; inoltre, lavoratore e impresa si possono accordare per l’erogazione di una percentuale anche più bassa del trattamento, in modo che il costo della copertura dell’intero prestito sia sostenibile. O, ancora, è possibile che l’azienda copra una sola parte del prestito e che il resto sia a carico del dipendente, che si ritroverebbe, così, una penalizzazione sulla pensione, ma più bassa rispetto a quella prevista per l’Ape aziendale.


 


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