La libertà personale: articolo 13 costituzione
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25 Nov 2016
 
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La libertà personale: articolo 13 costituzione

La libertà della persona è il presupposto per l’esercizio di tutte le altre libertà garantite dalla Costituzione e rappresenta la condizione essenziale affinché l’individuo possa godere dell’autonomia ed indipendenza necessarie per esercitare ogni altro diritto di libertà.

 

 

Cosa dice l’articolo 13 della Costituzione?

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria  e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

 

 

Fondamento costituzionale e natura giuridica

La libertà personale il più importante dei diritti inviolabili ed è anche la principale libertà negativa riconosciuta sia ai cittadini che agli stranieri e agli apolidi in quanto presenta un carattere universale e afferisce all’«essere umano» e alla piena disponibilità della propria persona, a prescindere della sua nazionalità e da qualsiasi altro elemento di discriminazione.

Consiste nel diritto del singolo a non subire coercizioni, restrizioni fisiche ed arresti, che ne impediscano o limitino i movimenti e le azioni sancendo, così, l’inviolabilità della persona (habeas corpus), nei confronti soprattutto di potenziali abusi delle pubbliche autorità.

 

Proprio in riferimento all’universalità di questo primario e fondamentale diritto occorre tener presente, oltre che della disciplina della Costituzione, di norme internazionali e sovranazionali fra cui si ricorda:

  • l’art. 3 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1998);
  • l’art. 9 del Patto internazionale dei diritti civili (1966);
  • gli artt. 3 e 5 Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU);
  • l’art. 6 TUE e 6 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La libertà della persona costituisce il presupposto logico e giuridico per l’esercizio di tutte le altre libertà garantite dalla Costituzione e rappresenta la condizione prima ed essenziale affinché l’individuo possa godere dell’autonomia ed indipendenza necessarie per esercitare ogni altro diritto di libertà.

La dottrina rileva il carattere polivalente della nozione di tale libertà, trattandosi di una fattispecie a «schema aperto», che ha per contenuto un numero indefinito di facoltà che fanno capo all’essere umano (BARBERA).

Il fondamento costituzionale della libertà personale dell’individuo, sia in senso fisico che morale [1], deve ravvisarsi:

  • nell’art. 13 Cost. il quale stabilisce, nel primo comma, che «la libertà personale è invio- labile»;
  • nell’art. 23 Cost. secondo il quale «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge».

La Corte costituzionale, comunque, ha escluso che posssano rientrare nella tutela della libertà personale eventuali limitazioni di lievi entità previste dalla legge (es.: prelievi di sangue, rilievi dattiloscopici etc.) che rispettino interessi superiori (salute e sicurezza pub- blica) e, comunque, non siano giuridicamente degradanti.

 

 

Le garanzie costituzionali della libertà personale

L’art. 13 Cost., dopo aver dichiarato l’inviolabilità della libertà personale, afferma che:

«Non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge».

 

In tale disposizione si possono individuare tre garanzie fondamentali:

 

– la riserva di legge (assoluta), che consiste nell’attribuzione in via esclusiva al potere legislativo (e solo ad esso) della competenza a disciplinare la materia relativa ai casi ed alle modalità in cui si può legittimamente limitare la libertà personale di un individuo. Tale conferimento esclusivo al legislatore è finalizzato a vietare qualsiasi intervento, in materia di misure restrittive della libertà, della potestà normativa secondaria (riservata al potere esecutivo), per garantire al cittadino che solo il Parlamento è abilitato, con legge, a regolare la materia. Bisogna precisare che si tratta di una riserva rinforzata, in quanto qualsiasi legge che regoli le restrizioni della libertà personale deve attenersi scrupolosamente ai principi stabiliti dall’art. 13 Cost.

La potestà del legislatore ordinario di adottare misure che comportino restrizioni della libertà personale deve essere esercitata tenendo presente i seguenti limiti di contenuto:

  • il principio di tassatività o determinatezza, in base al quale le norme penali devono essere formulate in modo chiaro e determinato; la ratio è di obbligare il legislatore ad individuare con precisione il fatto che costituisce reato e, quindi, evitare che il giudice possa stabilire da solo e in modo arbitrario i comportamenti che costituiscono reato. Questo principio costituisce anche una garanzia per l’imputato che può difendersi solo se è chiaro il reato di cui è accusato. Logica conseguenza di tale principio è quello del divieto di interpretazione analogica, secondo il quale la legge non si applica ai casi similari non espressamente individuati;
  • il principio di colpevolezza, in base al quale soltanto nel caso in cui sia riscontrata una condotta colpevole può essere comminata una sanzione. La condotta può essere sia dolosa (vale a dire che l’evento è stato voluto dal soggetto) che colposa (vale a dire che l’evento non è stato espressamente voluto, ma è il frutto di negligenza, imperizia o imprudenza);
  • il principio della personalità della responsabilità penale, in base a cui nessuno può essere considerato penalmente responsabile di fatti commessi da terzi. Nel campo penale ogni soggetto, infatti, è solo responsabile dei fatti a lui riferibili a titolo di colpa o dolo ed il novero dei casi di responsabilità oggettiva (es.: del direttore responsabile rispetto ai singoli articolisti) va sempre più restringendosi;
  • il principio di offensività e lesività del reato, dovendo la norma tutelare esclusivamente beni o interessi costituzionalmente rilevanti; non costituisce, pertanto, una condotta criminosa la semplice disobbedienza che non porti ad una lesione di un bene o di un interesse tutelato di rango minore;

 

– la riserva di giurisdizione, che consiste nell’attribuzione all’autorità giudiziaria la competenza all’emanazione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale. È questa la nota «garanzia dell’habeas corpus» già espressamente riconosciuta nel XVII secolo in Gran Bretagna, cioè del riconoscimento a tutti dell’inviolabilità della propria libertà personale di cui all’art. 13 Cost. Solo il giudice, infatti, in veste di autorità super partes è in grado di offrire garanzie d’imparzialità;

 

 

– l’obbligo della motivazione che deve necessariamente accompagnare ogni provvedimento giurisdizionale che limiti la libertà personale (2).

Tale obbligo costituisce un’importante garanzia in quanto impone al giudice di indicare espressamente i fatti, i motivi e, conseguentemente, l’iter logico che ha giustificato l’adozione del provvedimento restrittivo, per dimostrare che ha applicato e rispettato la legge.

La motivazione, cioè, consente il controllo della legittimità del provvedimento giurisdizionale (o anche amministrativo), la conoscenza dei motivi della decisione per una eventuale impugnazione della decisione. Si ricordi, inoltre, che l’art. 13 deve essere coordinato con l’art. 111 Cost. il quale prevede che, contro le sentenze ed i provvedimenti relativi alla libertà personale pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Origini storiche

La prima forma di tutela giuridica della libertà personale si fa tradizionalmente risalire alla Magna Charta Libertatum, concessa dal re inglese Giovanni Senza Terra nel 1215 a tutela delle prerogative dei nobili e degli ecclesiastici che il sovrano si impegnò in prima persona a rispettare sottoscrivendo tale documento.

Tra i suoi 63 articoli, il 39mo riconosce a ciascun uomo «di condizione libera» il diritto di non essere imprigionato se non dopo un regolare processo, ovvero dopo essere stato giudicato da un «tribunale di suoi pari» e «secondo le leggi del regno».

Si tratta di una disposizione di particolare importanza cui si fa risalire il principio dell’habeas corpus ad subijendum, espressione latina che esprime il diritto di ciascuno a contenere la disponibilità della propria persona e, di conseguenza, il divieto di essere sottoposti a limitazioni arbitrarie della libertà.

Tale principio trova, poi, nel corso del XVII secolo e sempre in Inghilterra, altri due importanti riconoscimenti formali. Il primo, è l’Habeas Corpus Act, che i nobili riuniti in Parlamento imposero al sovrano Carlo II nel 1679, per ripristinare un diritto che era andato affievolendosi nell’attività dei tribunali regi dopo la restaurazione monarchica del 1660; il secondo, è il riconoscimento definitivo che l’habeas corpus trova nel Bill of Rights, documento che suggella la Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 che istituisce la prima monarchia costituzionale dell’epoca moderna.

manuale diritto costituzionale 2016


[1] Nell’ambito della libertà personale rientra anche la libertà morale, intesa come pretesa dell’individuo all’autodeterminazione e all’integrità della propria coscienza, ossia come libertà da ogni forma di coazione della volontà o della psiche della persona (MARTINES).

[2] L’art. 5 CEDU e 9 del Patto internazionale dei Diritti politici prevedono esplicitamente anche l’obbligo di informazione sui motivi dell’arresto, mentre tale obbligo, a livello costituzionale, può rilevarsi solo interpretando estensivamente l’art. 111, comma 3, della Costituzione in materia di «giusto processo».

 


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