Cos’è la non menzione di condanna?
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30 Nov 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Cos’è la non menzione di condanna?

Quando una persona è stata condannata per aver commesso un crimine, il giudice può facilitare il suo reinserimento sociale e lavorativo: ecco come.

 

La non menzione di condanna è un provvedimento del giudice che serve a facilitare il reinserimento sociale e lavorativo di un soggetto condannato per aver commesso un crimine. Presso ogni Procura della Repubblica, infatti, esiste un particolare registro, il casellario giudiziale, in cui sono raccolti tutti i precedenti penali e i carichi pendenti di ogni cittadino. In questo modo, la condanna subita da una persona rimane segnata nell’elenco e i soggetti interessati possono estrarre un certificato che ne attesti l’esistenza (ad esempio prima di un’assunzione). Quando il giudice decreta la non menzione di condanna, egli stabilisce che la condanna stessa non venga iscritta nel casellario giudiziale, facilitando così la riabilitazione sociale dell’autore del reato.

Cos’è il casellario giudiziale

In Italia, tutte le condanne subite da un cittadino nei processi civili, penali o amministrativi sono raccolte in un apposito elenco: il casellario giudiziale. Si tratta di uno schedario istituito con lo scopo di conservare gli estratti delle sentenze pronunciate dai giudici nei confronti di una determinata persona. Se un cittadino ha subito una condanna, questa risulterà iscritta nell’elenco. Il casellario giudiziale è presente presso gli uffici della Procura della Repubblica di ogni tribunale italiano.

 

Facendo apposita richiesta, è possibile ottenere un certificato che attesti le condanne subite e i carichi pendenti di un soggetto. Esistono diversi tipi di certificati:

  • certificato generale, che attesta tutte le condanne civili, penali e amministrative;
  • certificato civile, che attesta i provvedimenti di interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno emessi nei confronti di una persona;
  • certificato penale, che attesta le condanne penali subite da un cittadino;
  • certificato dei carichi pendenti, che attesta i procedimenti giudiziari in corso e non ancora terminati.

Il documento può essere richiesto dal privato interessato (o da un suo delegato), dalla pubblica amministrazione (per ragioni connesse alle funzioni da essa svolte) o dall’autorità giudiziaria (che procede direttamente alla consultazione del casellario). Per maggiori informazioni, si legga l’articolo Richiesta certificato casellario giudiziale

 

Si pensi ad una persona che si appresti a svolgere un nuovo lavoro: prima dell’assunzione, gli viene richiesto il certificato sui carichi pendenti o sulle condanne subite. É chiaro che se nel casellario risultano precedenti (soprattutto penali) a carico del soggetto, egli potrebbe incontrare non poche difficoltà nell’inserimento lavorativo.

La non menzione di condanna

La non menzione di condanna [1] serve proprio per far sì che nel casellario giudiziale non risulti alcun precedente. In pratica, quando il giudice condanna una persona alla fine di un processo, può disporre che la sentenza appena emanata non venga iscritta nel casellario. In questo modo verrà facilitata non poco la riabilitazione del condannato a livello sociale e lavorativo. A carico del soggetto, infatti, non risulterà la condanna subita. La non menzione di condanna nel casellario giudiziale, quindi, ha lo scopo di eliminare ogni ostacolo che si frapponga al reinserimento del condannato nella collettività e, soprattutto, nel mondo del lavoro.

Quando può essere concessa la non menzione di condanna

La non menzione di condanna viene concessa dal giudice in maniera discrezionale. Significa che egli non ha un obbligo giuridico di accordare questo provvedimento, ma vi provvede secondo il proprio libero convincimento. Il giudice però non è totalmente libero nell’effettuare questa valutazione, perché deve comunque seguire dei parametri prestabiliti dalla legge. Egli infatti deve considerare:

  • la gravità del reato commesso;
  • la «capacità a delinquere» del reo, che viene valutata esaminando i motivi che l’hanno spinto a commettere il crimine, il suo carattere personale, gli atteggiamenti assunti durante e dopo la commissione del reato, la sua condotta di vita generale, l’ambiente sociale e familiare in cui vive e così via.

In ogni caso, la non menzione di condanna può essere concessa solo in determinati casi, ossia:

  • se si tratta di prima condanna, quando la pena detentiva (carcere) non sia superiore a due anni o la pena pecuniaria (multa) non sia superiore a 516 euro;
  • se la pena inflitta è sia detentiva che pecuniaria, quando la pena pecuniaria, ragguagliata secondo l’art. 135 del codice penale e cumulata alla pena detentiva, priverebbe complessivamente il condannato della libertà personale per più di 30 mesi (in pratica, secondo la legge, 250 euro di pena pecuniaria equivalgono a un giorno di pena detentiva [2]. Quindi: 250 euro di multa = 1 giorno di carcere. Mettiamo il caso che un soggetto sia condannato a scontare 28 mesi di carcere e a pagare 10.000 euro di multa: 10.000 euro di multa equivalgono a 40 giorni di carcere (10.000 : 250 = 40). Di conseguenza, la pena risultante dopo il ragguaglio sarà di 28 mesi e 40 giorni, cioè quasi 29 mesi e mezzo: essendo inferiore a 30 mesi, la non menzione di condanna potrà essere liberamente concessa).

Tuttavia, qualora successivamente alla concessione del beneficio il condannato commetta un altro delitto, la non menzione di condanna verrà revocata dal giudice.


[1] Art. 175 cod. pen.

[2] Art. 135 cod. pen.

 


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