La libertà di riunione e l’articolo 17 Costituzione
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26 Nov 2016
 
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La libertà di riunione e l’articolo 17 Costituzione

Il diritto di riunirsi liberamente in privato e pubblicamente, I limiti e il preavviso alle autorità.

 

 

Cosa dice l’articolo 17 Costituzione?

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

 

 

Concetto e tipi

Mentre le libertà precedentemente esaminate riguardavano la sfera privata del singolo, quelle che seguono attengono alla sfera pubblica del cittadino e sono poste a tutela delle formazioni sociali.

La libertà di riunione, è una libertà individuale ad esercizio collettivo ed è garantita ai soli cittadini dall’art. 17 Cost.: rappresenta una libertà strumentale collettiva a tutela  della «socialità della persona» e al diritto di scambiarsi conoscenze ed opinioni.

Tale libertà, in particolare, consiste nella consapevole facoltà di darsi convegno (cd. compresenza), temporaneamente e volontariamente, in un luogo determinato ed in seguito a preventivo accordo o su invito dei promotori, al fine di soddisfare uno specifico interesse comune che può essere di varia natura: politico, culturale, religioso, sportivo etc.

Tale libertà, si ricollega all’art. 2 perché anche se si pone come «libertà del singolo», non può essere esercitata individualmente, ma congiuntamente ad altri soggetti; spesso costituisce lo strumento attraverso cui le formazioni sociali perseguono i propri fini, in quanto consente il libero dialogo e lo scambio di idee.

 

Le riunioni che sono convegni volontari di più persone nello stesso luogo possono assumere anche forme e modalità diverse, come ad esempio:

  • assembramenti: riunioni occasionali causate da una circostanza improvvisa ed imprevista;
  • dimostrazioni: riunioni che danno luogo a manifestazioni per scopi civili o politici;
  • cortei: sono considerate «riunioni in movimento» (o itineranti) dove l’identità del luogo è puramente relativa a soggetti riuniti e compresenti nello stesso spazio, sia che rimangano fermi, sia che si muovano.

 

Le riunioni, a seconda del luogo in cui si svolgono, si distinguono in:

  • private: che si svolgono in luoghi privati;
  • aperte al pubblico: che si svolgono in luoghi privati, ma nei quali l’accesso può essere consentito
  • in conformità a particolari prescrizioni (es. l’acquisto del biglietto per l’ingresso in un cinema);
  • pubbliche: attuabili in luoghi pubblici ai quali chiunque può liberamente accedere.

 

 

Limiti al diritto di riunione

Il diritto di riunione è sottoposto a determinati limiti:

  1. tutte le riunioni devono svolgersi in forma pacifica e senza armi [1] e i cui partecipanti siano a viso scoperto: ciò perché in un paese democratico il confronto e lo scambio di idee non necessita che i partecipanti siano armati o celino le loro sembianze (ad es: con caschi protettivi, fazzoletti etc.). Questa disciplina è dettata dalla necessità di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.Pertanto, l’autorità di polizia dovrà allontanare le persone armate eventualmente presenti e procedere al loro arresto, se ne ricorrono gli estremi. Non è invece tenuta a sciogliere la riunione solo per questo motivo, a meno che non si svolga in modo violento contro persone o cose oppure denoti un grave pericolo di degenerazione in tal senso;
  2. le riunioni pubbliche necessitano da parte dei promotori del preavviso al questore almeno tre giorni prima del loro svolgimento, affinché l’autorità di pubblica sicurezza possa valutare se intervenire a scopo preventivo e di vigilanza (al fine di adottare le precauzioni opportune per la tutela e sicurezza: sent. C. Cost. 160/1976) o vietarne lo svolgimento solo per «comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica»;
  3. le riunioni private o in luoghi aperti al pubblico non necessitano del preavviso. Al riguardo si distinguono:
    • i luoghi pubblici, nei quali il cittadino può transitare liberamente (es.: strade, piazze) e per cui è richiesto preavviso;
    • i luoghi aperti al pubblico, che richiedono l’adempimento di determinati obblighi per avervi accesso (es.: pagamento di un biglietto per entrare al cinema o allo stadio) per cui non è richiesto preavviso.

Il diritto di «riunione» spetta, comunque, al singolo (esclusivo titolare di esso); pertanto il preavviso non presuppone un atto d’assenso dell’autorità di pubblica sicurezza, ma rappresenta unicamente una mera comunicazione il cui obbligo ricade sui promotori delle sole riunioni pubbliche.

 

Il preavviso (artt. 18, 19 TULPS) è, in sostanza, un obbligo personale dei promotori che non rappresenta un’autorizzazione, il cui contenuto (giorno, ora, luogo, oggetto della riunione, generalità di coloro che sono designati a prendere parola, indicazione dei promotori) permette all’autorità competente (il questore territorialmente competente) di verificare se la riunione preavvisata presenta aspetti tali da determinare pericolo per l’incolumità pubblica.

 

La natura obbligatoria del preavviso (la cui omissione è sanzionata penalmente) ha sollevato la questione della legittimità del divieto di una riunione solo perché non preavvisata a tutela del favor libertatis.

La Corte costituzionale ha, in un primo momento, definito il preavviso condizione di legittimità della riunione (sentt. 9/1956 e 54/1961); successivamente si è, però, orientata in modo diverso (sent. 11/1979). Se, dunque, il preavviso non costituisce un presupposto necessario per lo svolgimento legittimo della riunione, l’autorità competente potrà vietare la riunione non per omissione dello stesso, ma solo in caso di comprovati motivi di sicurezza e d’incolumità pubblica che facciano ragionevolmente dedurre la sua pericolosità proprio dall’omesso avviso.

Nell’ambito della libertà di riunione è inquadrata anche la libertà di riunirsi in assemblea, qualificata ormai come vero e proprio diritto (AMATO, BARBERA), da far valere nei confronti del potere privato o di una amministrazione di settore. Esemplificativo è il diritto dei lavoratori di tenere assemblee nei luoghi di lavoro (art. 20, L. 300/1970) ed il diritto degli studenti della scuola secondaria superiore e dei genitori degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado di riunirsi in assemblee nei locali della scuola (assemblee studentesche).

Eventuali riunioni in luogo pubblico dei detenuti in stato di semilibertà o sottoposti a sorveglianza speciale devono, invece, essere autorizzate in quanto il fine delle misure preventive e di sorveglianza speciale prevale sul diritto di riunione.

 

manuale diritto costituzionale 2016


[1] Sul concetto di arma la dottrina è divisa perché anche una bottiglia semifrantumata costituisce una cd. «arma impropria»; la Corte costituzionale, ha definito «arma impropria» solo gli strumenti chiaramente utilizzabili per l’offesa della persona.

 


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