Libertà di associazione e articolo 18 Costituzione
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26 Nov 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Libertà di associazione e articolo 18 Costituzione

La differenza tra la libertà di associazione e quella di riunione. I limiti alla libertà di associazione.

 

 

Cosa dice l’articolo 18 Costituzione

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

 

La libertà di associazione, non menzionata dallo Statuto albertino, è sancita dall’art. 18, comma 1, Cost., che dichiara: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati dalla legge penale».

 

 

In particolare, la libertà di associazione si specifica nella:

 

  • libertà di costituire una associazione;
  • libertà di aderire o non aderire ad una associazione;
  • libertà di recedere in qualsiasi momento da una associazione.

 

Pertanto, l’associazione si differenzia dalla semplice riunione in quanto è caratterizzata:

— da una stabile e duratura organizzazione;

— dall’esistenza di un vincolo permanente tra gli associati;

— dall’esistenza di uno scopo comune da perseguire (che può essere politico, religioso, culturale, ricreativo etc.).

La libertà di associazione è, come la libertà di riunione, una libertà collettiva e strumentale a carattere duraturo e costituisce, in quanto proiezione della libertà individuale, uno strumento indispensabile per favorire la crescita culturale e lo sviluppo del singolo e la sua diretta partecipazione, attraverso le formazioni sociali, alla vita economica, politica e sociale del Paese (art. 2).

Al di là del principio generale espresso nell’art. 18, la Costituzione ribadisce specificamente tale libertà in campo politico (art. 49 Cost.), sindacale (art. 39 Cost.) e religioso (art. 19 Cost).

Alla libertà «di» associazione si collega la libertà «nell’»associazione.

 

Per libertà «nell’associazione», in particolare, si intende la sfera delle libertà individuali che l’associato deve conservare anche all’interno della struttura associativa e che la Repubblica deve garantire allorquando l’associazione, divenuta troppo oppressiva, mette a repentaglio l’ambito di autonomia e di indipendenza del singolo.

Il Costituente attribuisce tale libertà ai soli cittadini, anche perché collega idealmente tale articolo alla libertà di associazione politica (art. 49) che la Corte di Cassazione, però, ha riconosciuto anche agli stranieri tale diritto sia ad associazioni miste (italiani e stranieri) che formate esclusivamente di stranieri la cui condizione è espressamente regolata dall’art. 10 (c. 2) Cost.

L’art. 18 della Costituzione, in ossequio al fondamentale principio del pluralismo, garantisce altresì la libertà delle associazioni, nel senso che tutela la libertà di dar vita ad una pluralità di associazioni, anche se perseguono lo stesso fine.

 

 

Limiti alla libertà di associazione

A norma dell’art. 18 Cost., sono vietate:

  • le associazioni che la legge penale vieta espressamente (es. le associazioni a delinquere: art. 416 c.p.) a conferma del principio che solo ciò che è vietato al singolo è lecitamente perseguibile anche in forma collettiva (FERRIOLI);
  • le associazioni segrete, ossia quelle che occultano finalità ed attività che interferiscono con il regolare funzionamento delle istituzioni (es: Loggia P2);
  • le associazioni a carattere militare (cd. «paramilitari») che perseguono, anche se indirettamente, scopi politici.

La proibizione delle associazioni segrete deriva dal fatto che esse, in un regime democratico che garantisce la libertà di associazione, non possono che perseguire finalità illecite (es. Loggia P2).

 

Si noti che la segretezza, cui si riferisce questo articolo, abbraccia non solo l’attività e gli scopi che l’associazione si prefigge, ma anche i nomi degli appartenenti, in quanto vieta l’adozione di un modello organizzativo che preclude in modo sistematico la conoscenza esterna del gruppo.

Il legislatore non ha voluto colpire la segretezza in se stessa, in quanto ha ritenuto che il segreto è un valore costituzionale, riconosciuto in talune libertà costituzionali, ma ha vietato ogni forma di segretezza finalizzata a pericolose interferenze che tendendo all’usurpazione del potere costituito e con un chiaro significato politico, tali, cioè, da arrivare anche a sovvertire il potere economico o influire sulla carriera dei dirigenti (TACCHI).

Il divieto dell’organizzazione militare scaturisce, invece, dalla considerazione che in un regime democratico i fini politici vanno perseguiti esclusivamente attraverso il pacifico e libero dibattito, senza ricorrere alle armi, alla violenza e alla sottoposizione a gerarchie di tipo militare potenziale terreno per creare le condizioni di un colpo di Stato.

 

Anche il divieto dell’uso di uniformi o divise ha come scopo quello di evitare strumenti atti a generare in coloro che le indossano un particolare senso di sicurezza e in coloro che le guardano una generalizzata sensazione di incertezza (TACCHI), a meno che non si tratti di associazioni notoriamente solidaristiche inoffensive (es. Boy-scout).

 

A testimonianza dell’ampia garanzia offerta dal nostro ordinamento alla libertà di associazione, si ricordi la sentenza n. 243/2001 con la quale la Corte costituzionale ha stabilito il principio secondo cui costituire delle associazioni che abbiano come fine quello di opporsi o deprimere il sentimento nazionale in sé non contrasta con la Costituzione, e quindi non può costituire reato penale, a meno che l’associazione non trascenda in comportamenti violenti.

 

manuale diritto costituzionale 2016

 

 


 


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