Mauro Finiguerra
Mauro Finiguerra
26 Nov 2016
 
Le Rubriche di LLpT


Le Rubriche di LLpT
 

Referendum chi? Referendum boh?

Questa volta è davvero difficile scegliere, ma per fortuna la maggior parte degli italiani ha deciso di «scendere in campo» stavolta e le discussioni sul referendum, a volte anche aspre e feroci, imperversano sui social network, a dimostrazione che esiste ancora una coscienza socio-politica, magari più o meno profonda, forse più o meno interessata, ma radicata dentro ognuno di noi.

 

 

Referendum: il confronto sociale

Per fortuna la «querelle» non è ancora degenerata a livello di scontro fisico, al massimo non saluteremo più la parrucchiera o il barista e forse cambieremo certe amicizie, ma dovremmo comunque ringraziare la rete, perché se i contrasti di opinione fossero nati nei bar o nei luoghi di ritrovo pubblico avremmo assistito a scontri epici, da far-west, direttamente in mezzo alla strada.

O forse no…si sa che abbiamo tutti più coraggio quando davanti abbiamo uno schermo che un avversario in carne ed ossa.

Alla fine però possiamo dire che il popolo c’è, ma, citando parole illustri, che adesso «bisogna fare lo Stato» ed i cittadini pure.

 

Entrando dunque in un contesto davvero spinoso vorrei precisare che questo contributo vuole essere solo un tentativo di confronto fra le ragioni di chi sostiene il SI e di chi sostiene il NO, senza fare alcun riferimento a personaggi legati ad una o all’altra delle posizioni o ad interessi di una o dell’altra parte.

Infatti, sebbene lo scopo dell’intervento è di cercare, prima di tutto per chi scrive, di comprendere e di riflettere sull’argomento, non è detto che chi legge non vi possa rintracciare opinioni personali diverse dalle proprie ed imprecisioni varie.

Pertanto prima di affrontare il tema, per fugare ogni dubbio e sgombrare il campo da motivazioni aberranti a sostegno o contro l’una o l’altra posizione, vorrei dunque ribadire che non dovrebbe incidere sulla scelta di alcun cittadino, la lettura e l’osservazione di quanto pubblicato sinora dalla stampa, sui social, sulle riviste specializzate, nei convegni, ecc. a proposito di:

  1. molti personaggi, soprattutto politici, ritenuti discutibili ed impresentabili, che dichiarano il proprio voto, sia per il SI che per il NO;
  2. comitati, più o meno privati, di cui non si conoscono bene i promotori e che investono molti denari di cui non si conosce la provenienza, sia per il SI che per il NO;
  3. molti personaggi apprezzabili e degni di stima, dello spettacolo, della cultura, dell’economia e della dottrina che dichiarano il proprio voto, sia a favore del SI che a favore del NO;
  4. governo che si schiera, svolgendo una intensa e costosa campagna mediatica e diretta attraverso comizi e convegni e dibattitti televisivi a favore del SI; l’opposizione ortodossa ed il movimento grillino che altrettanto fanno in favore del NO;
  5. interventi di politici e mezzi di informazione esteri, sia a favore del SI che del NO, soprattutto quando evocano conseguenze apocalittiche ai danni della Repubblica Italiana.

 

Dunque, qualunque cittadino dovesse scegliere cosa votare, in questo bailamme di affermazioni e di discussioni e confronti, dovrebbe essere in effetti, incredibilmente confuso, invece a sentire le discussioni sui social e sui mezzi di informazione, gli schieramenti si contrappongono fieri, decisi, orgogliosi e battaglieri.

 

Pur sicuro della buona fede della maggior parte di coloro che scrivono, l’idea che ne può trarre un osservatore esterno è che il coinvolgimento dei cittadini è entusiasmante per impegno ed attenzione al problema, ma spesso è straordinariamente confuso e molto poco attendibile sotto il profilo dell’inquadramento storico e dell’approfondimento ai motivi reali che hanno condotto alla consultazione popolare.

 

Come italiani inoltre, abituati a secoli di dominazione estera, pur memori dell’orgoglio romano ricordiamo anche le dure e tragiche sconfitte belliche e non possiamo non considerare che purtroppo, da una parte, ma per fortuna dall’altra, facciamo parte di un popolo eccezionale, orgoglioso, geniale, generoso, ma anche litigioso, furbesco, approfittatore in caso di necessità.

 

Noi italiani, abituati da secoli a subire vessazioni e soverchierie, dobbiamo trovare dunque soluzioni pragmatiche per sopravvivere ad ogni stagione storica, ad ogni governo, ad ogni nuovo o vecchio politico, amico degli amici, con un certo camaleontismo, che ci permette di indossare sempre la casacca del vincente.

In Italia, infatti, ad ogni elezione politica, vincono sempre tutti, non vi sono mai perdenti!

 

 

Perché è stato indetto il referendum

Eccoci allora arrivati al nocciolo del problema che stiamo per affrontare col referendum costituzionale.

Quale è il motivo per il quale è stato indetto il referendum?

Non potevano i parlamentari approvare la legge di riforma costituzionale secondo le forme e con i modi previsti dalla legge?

Lo scopo della riforma è quello di cambiare molte norme della Costituzione per dare all’Italia un governo più stabile, in grado di condurre con efficacia ed efficienza la propria azione e di mantenere le promesse inserite nel programma elettorale senza essere schiavo o vittima di una opposizione che viene accusata, spesso, da qualsiasi parte politica sia formata, di comportarsi in modo irresponsabile od ostruzionistico solo per impedire l’azione dell’esecutivo e non per compartecipare con coerenza ed equilibrio alla correzione delle norme in corso di approvazione.

Dare dunque ad un governo la possibilità di eseguire quanto programmato assumendosene le responsabilità e gli onori conseguenti, in caso di fallimento o di successo.

Insomma fare le leggi in tempi più brevi e non apocalittici, come oggi accade e, soprattutto consentire ad un governo di giungere alla fine del mandato conferito dagli elettori senza ribaltoni, purtroppo sport nazionale di molti politici, il famoso «salto della quaglia».

Dunque questo è lo scopo del referendum che sta facendo, giustamente, « tremar le vene ai polsi» di tutti noi, perchè sappiamo quanto oggi sia complessa e spesso indigeribile la attività politica che si svolge sopra le nostre teste.

 

Tuttavia dobbiamo sapere che il referendum costituzionale è stato richiesto dagli aventi diritto, secondo legge, perché la Costituzione Italiana contiene in sé stessa gli anticorpi necessari per tutelarsi da eventuali attacchi politici di deriva autoritaria o anche solo di indebolimento del sistema democratico.

Dunque la preoccupazione principale dei «padri costituzionali», per effetto della fine della dittatura fascista, era stata quella di assicurare all’Italia che nessun altro avrebbe potuto imporre un proprio regime dittatoriale al Paese attraverso strumenti legittimi.

 

Dopo quasi 70 anni la Costituzione sta invecchiando, è vero, e non si può negare che vada revisionata, anche se sembra che invecchi molto bene, infatti oggi noi cittadini siamo chiamati al referendum solo perchè l’art. 138 della legge costituzionale prevede che, quando il Parlamento approva una legge di riforma della Costituzione, deve farlo con maggioranze ampie e condivise, perché la Costituzione è di tutti gli italiani, non solo della maggioranza o della minoranza.

 

Siccome la proposta di riforma della Costituzione che dovremo approvare o meno, contenente la modifica di più di 70 articoli della stessa, dunque un intervento rilevante sulla composizione e sulla funzionalità degli organi costituzionali, non è stata approvata con le maggioranza richieste dalla stessa Costituzione, si è aperta la facoltà di indire il referendum per ascoltare quello che dicono i cittadini.

 

Gli aventi diritto, un certo numero, minimo, di parlamentari di opposizione, per altro sia schierati alla sinistra che alla destra dell’arco costituzionale, hanno richiesto l’intervento dei cittadini.

 

 

Il Parlamento poteva approvare una legge di riforma costituzionale?

I sostenitori del NO sottolineano che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 1/2014, ha affermato che il Parlamento in carica è stato eletto con una legge elettorale che contiene elementi di illegittimità costituzionale dunque che il legislatore avrebbe dovuto limitarsi ad emanare leggi in conformità al principio di continuità dello Stato ed indire elezioni nel più breve tempo possibile, come accade negli ultimi mesi di ogni cambio di legislatura o in caso di proroga della stessa per motivi consentiti dalla norma costituzionale, essendo assolutamente privo di ogni legittima autorizzazione a procedere con l’attività legislativa ordinaria e dunque ancor più privo di ogni autorizzazione giuridica a predisporre ed approvare una legge di riforma della Costituzione.

 

I sostenitori del SI glissano sull’argomento forti del parere di alcuni costituzionalisti che affermano che la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale in effetti affronta l’argomento nei termini sopra esposti ma non dice chiaramente nulla al riguardo delle limitazione all’esercizio del pieno potere legislativo del Parlamento, limitandosi nella parte finale a richiamare il principio di continuità della legge come esempio.

 

 

Quale ruolo per noi cittadini

La Costituzione, anziana, ma energica settantenne, ci sta dicendo: “Ehi, guarda che qualcuno vuole cambiarmi e così facendo cambierà il Paese in un certo modo ed allo stesso modo cambierà la vita tua e dei tuoi figli, forza su, cerca di capire se mi vuoi diversa e come diventerò dopo questo cambiamento.”

Pertanto se è importante andare a votare, altrettanto bisogna farlo con consapevolezza e coscienza, non solo per noi ma anche per chi verrà dopo di noi: insomma dopo i «padri costituzionali» adesso stiamo diventando tutti un po’ « figli costituzionali».

 

Sembra però, anche se è evidente l’importanza del voto, dato tutto quanto visto finora, che i cittadini possano e debbano verificare, prima di cambiare la Costituzione, se non vi siano altri interventi legittimi, ugualmente efficaci ed immediati da attuare, prima di affrontare una riforma costituzionale, che richiede comunque ampia condivisione e assoluta imparzialità di attuazione, elementi che, al momento, non sembrano presenti né nel progetto di legge né nel panorama politico.

 

 

Riflessioni personali sotto gli aspetti storici, pratici, socio-politici e giuridici della riforma

Da qui in avanti il lettore viene avvertito che si esprimono opinioni tecniche personali, non tanto per sostenere il SI o il NO, quanto piuttosto per capire se il referendum è la vera soluzione alla crisi del sistema democratico attuato oggi nel Paese oppure se vi potevano e vi potessero essere soluzioni alternative più efficaci e meno invasive del sistema stesso.

 

Se dopo l’eventuale approvazione della riforma tutto andrà bene automaticamente o se le soluzioni alternative dovranno essere comunque approvate per poter attuare la riforma stessa come è stata pensata dai promotori.

Pertanto prima di continuare la lettura occorrerebbe spogliarsi della propria convinzione, sia dall’una che dall’altra parte: le riflessioni che potrebbero essere condivise dagli uni o avversate dagli altri, non hanno lo scopo di dividere, ma solo l’ intenzione di proporre riflessioni, si spera, utili, a scegliere o a comprendere se la scelta ha senso oppure no.

 

Sotto il profilo storico infatti va ricordato che la riforma in discussione oggi, a parte qualche variazione che sembrerebbe aprire ulteriori problematiche giuridiche e creare qualche squilibrio politico, è sostanzialmente la stessa che era stata proposta dal governo Berlusconi nel 2006 e che era stata bocciata dai cittadini, con gli schieramenti, esattamente opposti a quelli odierni.

Allora chi votava SI, oggi sarebbe per il NO e chi all’epoca sosteneva il NO oggi voterebbe per il SI.

 

Siamo strani noi italiani, se una cosa, magari sbagliata, ce la proponesse una persona di cui avessimo massima fiducia o una persona della cui amicizia godessimo, la faremmo anche se poi ce ne potremmo pentire amaramente, se invece una persona che non stimiamo o peggio, ci proponesse di fare una cosa giusta, piuttosto che farla, o farla senza approvazione degli amici, ci faremmo un dispetto da soli.

 

Sotto il profilo pratico sembrerebbe, così, a pelle, che la stessa riforma, proposta da due interlocutori politici agli opposti dell’arco costituzionale, già bocciata una volta dai cittadini ed oggi causa di tante discussioni, non dovrebbe e non potrebbe essere considerata la soluzione giusta, di per sé stessa, in ogni caso ed a tutti i costi.

Infatti anche una tale riforma per essere concretamente attuata andrebbe assistita da leggi che ne consentano la piena applicazione per gli scopi per cui è stata introdotta.

In caso contrario sembra evidente che gli anticorpi costituzionali, che sono al lavoro già da tempo, anche in caso di approvazione della riforma oggi, a risicata maggioranza del SI, rischierebbero di dover combattere con una infezione che invece di guarire potrebbe estendere la malattia a tutto il corpo istituzionale, visto che, al momento, sembra proprio che l’infezione sia estesa, ma non ancora tanto da essere considerata irreversibile.

 

Sotto il profilo giuridico, poiché stiamo affrontando una vera e propria riforma e non una semplice revisione, della Costituzione, dobbiamo cercare di capire quali sono i cambiamenti che interverranno a seguito delle modifiche, rimandando però le osservazioni ad una seconda parte.

 

Infine sotto il profilo socio-politico sembra che nel sistema democratico attuale, tutto sia possibile e, allo stesso tempo, tutto sia impossibile.

D’altronde due dei principali motivi alla base della scelta del SI sono, il fatto che con la riforma si abbrevierebbero i tempi dell’approvazione delle leggi che oggi devono essere approvate nello stesso testo da due Camere prolungando inutilmente (?) i tempi di emanazione delle norme ed il fatto che la riduzione del numero dei senatori e la eliminazione dei loro compensi potrebbe ridurre la spesa pubblica.

 

I sostenitori del NO controbattono che quando gli interessi in gioco sono quelli «sensibili» per le tasche dello Stato o dei parlamentari le leggi vengono comunque approvate in tempi brevissimi, (vedi Legge Fornero, Legge sul finanziamento ai partiti, Legge di modifica del trattamento sanitario dei parlamentari, ecc.), tutte approvate nel giro di pochissimo giorni e comunque in tempi di molto inferiori ai tempi previsti dalla legge costituzionale e che per ridurre la spesa pubblica basterebbe dimezzare lo stipendio agli attuali parlamentari.

 

In realtà sembra dunque che la responsabilità dei tempi lunghi nell’iter di approvazione della legge, non sia solo o sostanzialmente colpa della norma costituzionale, ma sia più che altro dovuta all’intervento di fattori esterni, come ad esempio gli interventi dei lobbisti che ostacolano e rallentano la procedura di approvazione delle norme per inserire o per far stralciare dai provvedimenti quelle regole che ledono o rafforzano gli interessi privati che esse contrastano o che rappresentano.

Infatti, come affermato dal Presidente della Commissione Anti Trust al Sole 24 Ore in occasione della ennesima mancata approvazione della Legge di Semplificazione 2015, sarebbe stato meglio che il governo la avesse approvata ricorrendo alla procedura della decretazione d’urgenza invece che lasciare che le lobbies parlamentari ne impedissero o ritardassero continuamente l’approvazione, rinviandone di svariati mesi la promulgazione.

Dunque al di là della necessità di una revisione o riforma costituzionale sicuramente necessaria al Paese per affrontare il terzo millennio alla luce dei fondamentali cambiamenti in atto nel mondo, potrebbe tuttavia sorgere un dubbio legittimo: ma le norme esistenti vengono applicate come previsto dallo spirito costituzionale?

 

 

Non è che il referendum sia un falso problema?

In effetti per cambiare la Costituzione dovrebbe essere necessario prima stabilire quali sono i problemi che si devono e si vogliono risolvere e cercare tutti gli strumenti per risolverli prima di toccare le istituzioni ed i meccanismi dello Stato di diritto.

 

Già da parecchio tempo i due terzi delle leggi emanate in Italia, vengono approvate con la decretazione d’urgenza o con la delega al governo, quindi già oggi il governo approva le leggi utilizzando, in modo non del tutto conforme allo spirito costituzionale per altro, le norme a disposizione, per cui non è dato capire da che cosa derivi il ritardo patologico nella approvazione delle norme.

 

Dalla informazione mediatica emergerebbe che gli ostacoli più rilevanti alla rapida ed efficace promulgazione delle leggi e al mantenimento di una maggioranza stabile di governo fossero, non tanto le norme costituzionali del bicameralismo, quanto piuttosto:

  • il cambiamento rapido di casacca da parte degli eletti dai cittadini;
  • l’assenteismo e le numerose interruzioni dei lavori da parte dei parlamentari;
  • gli interessi dei players della globalizzazione (lobbies: finanza, assicurazioni, cooperative, multinazionali, ecc.) che vengono sostenuti nelle commissioni parlamentari provocando ritardi ed ostacoli al regolare fluire dell’iter procedurale.

 

Gli ostacoli maggiori alla riduzione della spesa pubblica invece consisterebbero nel rifiuto dei parlamentari ad accettare riduzione dei propri compensi e dei rimborsi spese ed alla rinuncia a numerosi privilegi oggi in vigore.

 

Tutti questi problemi potrebbero essere risolti diversamente forse, magari con una serie di norme, già richieste a gran voce dall’opinione pubblica, ma mai approvate.

Infatti a fronte dei suddetti problemi, giacciono già in Parlamento le soluzioni, sotto forma di:

  • progetto di legge di disciplina delle lobbies, che regolerebbe gli interessi e gli affari internazionali in conflitto fra loro senza influire negativamente sui tempi di approvazione delle leggi, (negli USA già esistente per altro);
  • progetto di legge sul vincolo di mandato, che obbligherebbe gli eletti a rimanere fedeli al mandato conferito dagli elettori ed impedirebbe loro di modificare le maggioranze parlamentari con la compravendita dei seggi;
  • progetto di legge di decadenza dell’eletto che sia assente oltre un certo numero di giornate dai lavori parlamentari, in modo da impedire che le numerose assenze condizionino il lavoro del legislatore;
  • progetto di legge di riduzione degli stipendi ai parlamentari.

 

In ogni caso, sia che vinca il SI, sia che vinca il NO, questi progetti di legge dovranno essere approvati urgentemente; in caso contrario il referendum sarebbe stato del tutto inutile.

Pertanto, che vinca il SI o che vinca il NO, potremo stare tranquilli, le conseguenze non sarebbero quelle ipotizzate da alcuni millenaristi, cioè la fine dello Stato di diritto o la terza guerra mondiale, ma semplicemente nulla cambierà se non verranno comunque affrontate le problematiche di cui sopra.

 

Sembrerebbe dunque che, anche con la riforma costituzionale approvata, in futuro, se il Parlamento non approvasse le leggi sopra indicate, il cambiamento non avrebbe alcuno scopo, se non quello di dare maggiore potere a questo o quel partito, in quanto risulterebbero rimossi solo falsi problemi:

  • il motivo del ritardo della approvazione delle leggi, ritenuto il bicameralismo, invece che un comportamento non istituzionale delle forze politiche ed affaristiche;
  • la riduzione dei costi della politica assolutamente inesistente di fatto, se mancante della approvazione di leggi specifiche.

 

Il dettaglio delle variazioni portate dalla riforma costituzionale alla prossima puntata se i lettori resisteranno.

 


 


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