La negoziazione assistita richiede la presenza del cliente?
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27 Nov 2016
 
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Redazione
 


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La negoziazione assistita richiede la presenza del cliente?

Vorrei sapere se in una conciliazione o negoziazione assistita richiesta dal mio legale e che si terrà presso il suo studio, è necessaria anche la mia presenza che invece vorrei evitare.

 

Il caso del lettore riguarda la nuova procedura conciliativa –appunto chiamata negoziazione assistita – prevista per legge come condizione preliminare e necessaria per avviare la causa, tutte le volte in cui la lite riguardi:

  • recupero crediti inferiori a 50.000 euro, ma solo alle seguenti condizioni: a) non si deve trattare di un caso di risarcimento danni derivante dalla circolazione di veicoli e natanti; b) non si deve rientrare in un caso oggetto di mediazione obbligatoria;
  • controversie in materia di contratti di trasporto e subtrasporto obbligatoria fatta eccezione per l’azione diretta promossa dal vettore in caso di autotrasporto di cose per conto terzo;
  • incidenti stradali.

 

In materia di separazione e divorzio, la negoziazione assistita è facoltativa ed è subordinata, ovviamente, al consenso di entrambi i coniugi ad avviare tale procedura alternativa a quella del tribunale. È necessario che marito e moglie abbiano cioè trovato accordo tutti gli aspetti del distacco.

 

Come abbiamo spiegato nella guida sulla negoziazione assistita obbligatoria, cui si rinvia per più approfonditi chiarimenti, la negoziazione assistita si sostanzia in un invito preliminare fatto dall’avvocato della parte “attiva” – quella cioè che intende avviare la causa – alla controparte affinché questa acconsenta a tentare una trattativa, gestita dai rispettivi legali. La risposta positiva deve intervenire entro 30 giorni. In caso di mancata risposta o di risposta negativa, è possibile adire il giudice.

 

 

La presenza del cliente allo studio dell’avvocato

Se la controparte accetta l’invito a tentare una negoziazione assistita (cosiddetta adesione), si avvia un procedimento volto a trovare un accordo bonario tra i litiganti. Il procedimento è gestito dai rispettivi avvocati secondo tempi, modalità e forme da questi stessi decise di comune accordo. La legge, a riguardo, non si preoccupa di fissare neanche una cornice di massima, lasciando completamente libere le parti. Pertanto, a differenza di quanto previsto nel caso di mediazione obbligatoria presso uno degli organismi di conciliazione, non è necessaria la presenza del cliente allo studio dell’avvocato nel momento in cui si tratta di valutare e trattare le varie alternative per una transazione. Anche la firma dell’accordo può avvenire in tempi diversi, evitando in questo modo che le rispettive parti si incontrino personalmente. La procedura, del resto, può sostanziarsi anche con lo scambio di semplici scritti (di norma, tramite posta elettronica certificata), senza quindi che i legali si incontrino personalmente. La procedura è ugualmente valida pertanto anche senza la contestuale presenza dei litiganti.

 

La disciplina in tema di negoziazione (diversamente da quanto avviene con la mediazione) non indica come debbano articolarsi i tempi della procedura.

È comunque possibile scandirli in almeno tre differenti momenti:

  • quello della individuazione, dopo aver inoltrato l’invito alla negoziazione, delle posizioni di ciascuna parte;
  • quello della negoziazione vera e propria: momento nel quale le parti manifestano se sussiste o meno la volontà di trovare una soluzione transattiva. Si tratta del momento centrale, che potrebbe richiedere anche diverso tempo nell’attesa che una soluzione bonaria venga fuori dalle rispettive proposte. Di norma si arriva sempre a una via di mezzo rispetto alle reciproche pretese;
  • quello della redazione dell’eventuale accordo.

Autore immagine: 123rf com

 


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