Se svelo un fatto intimo di un’altra persona è reato?
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27 Nov 2016
 
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Se svelo un fatto intimo di un’altra persona è reato?

Pettegolezzo: rivelare i dettagli hot di un rapporto sessuale altrui lede la privacy altrui e costituisce reato di diffamazione.

 

Attenzione ai pettegolezzi: quando la vicenda coinvolge la sfera intima, specie quella sessuale, di terze persone e dalla stessa può derivarne un’offesa alla reputazione altrui, scatta il reato di diffamazione. Così, ad esempio, chi rivela i dettagli hot di un rapporto sessuale avuto da altri soggetti, può ben essere querelato alla polizia o ai carabinieri. Lo sa bene un uomo, di recente condannato dalla Cassazione [1] perché, al bar, davanti a diversi amici, aveva narrato l’imbarazzante vicenda di una coppia che, nel corso di un amplesso, era “rimasta attaccata”.

 

Attenzione però: il penale scatta solo se la rivelazione viene fatta in presenza di almeno due soggetti. Non vale, però, ad escludere il reato, il comportamento di chi prima racconta il fatto diffamante a una persona e, subito dopo, lo svela a un altro e così via, solo per evitare di incorrere nelle sanzioni penali. Anche in quest’ultimo caso, infatti, benché la diffusione della notizia non sia contestuale, il reato scatta lo stesso.

 

È inoltre necessario che la persona diffamata sia assente al momento della comunicazione della notizia. In pratica, ad essere punite sono le maldicenze e i pettegolezzi fatti “alle spalle”.

 

 

Rivelare i dettagli hot di un’altra persona è reato?

Perché scatti il reato di diffamazione non è necessario che la notizia sia falsa o, comunque, attenga a una valutazione offensiva della vittima, volta a screditarla ingiustamente. La diffamazione ricorre anche quando un soggetto narri, ad altri, fatti inerenti la sfera intima e personale della vittima, così ledendola anche nella privacy: insomma si deve trattare di quei fatti che, normalmente, non si racconta in pubblico per vergogna o pudicizia.

Quando, dunque, il pettegolezzo diviene una divulgazione di notizie inerenti la dimensione personale e “segreta” dell’individuo, finendo per irrompere nelle relazioni sociali, familiari e lavorative del soggetto diffamato, il comportamento diventa passibile di sanzione penale.

 

Rivelare i dettagli hot di un rapporto sessuale altrui può ledere la privacy così come il decorso di una persona, condizionando quest’ultima nei rapporti con coloro che sono venuti a conoscenza della sua vicenda. Ciò riguarda soprattutto le donne, per le quali l’atto sessuale coinvolge, più che per l’uomo, la sfera emotiva e personale, anche per via delle stereotipizzazioni sociali, spesso discriminatorie nei confronti del sesso debole. Così, la donna che si senta lesa dalla rivelazione della sua avventura erotica fatta in pubblico può andare a querelare il soggetto poco sensibile alla sua privacy.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 ottobre – 24 novembre 2016, n. 50058

Presidente Sabeone – Relatore Catena

Ritenuto in fatto

Con sentenza del impugnata il Tribunale di Pistoia in composizione monocratica, in funzione di giudice di appello, in parziale riforma della sentenza emessa in data 17/12/2014 dal Giudice di pace di Pistoia, con cui il D.B.A. era stato condannato a pena di giustizia, oltre che al risarcimento dei danni nei confronti della costituita parte civile, in relazione ai reati di cui all’art. 595 cod. pen. – perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, comunicando con più persone, offendeva l’onore ed il decoro di N.M.M. affermando che la stessa, durante un rapporto sessuale con il dott. Allori nella propria abitazione, sarebbe rimasta attaccata con lo stesso; in Monsummano Terme, tra febbraio e marzo 2013 – riduceva la pena inflitta all’imputato, con conferma nel resto.

Con ricorso depositato il 23/12/2015 il D.B.A., a mezzo del difensore di fiducia Avv.to Fausto Malucchi, ricorre per violazione di legge e vizio di motivazione, ex art. 606 lett. b) ed e), cod. proc. pen., in relaziono all’art. 195 n. 7, cod. proc. pen., in quanto in riferimento al fatto commesso all’interno del bar P. non vi sarebbe la certezza

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[1] Cass. sent. n. 50058/16 del 24.11.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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