Se compro un piccolo motoscafo rischio un accertamento fiscale?
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27 Nov 2016
 
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Se compro un piccolo motoscafo rischio un accertamento fiscale?

Il possesso di una barchetta non fa scattare il redditometro: il natante da diporto deve essere inferiore a 10 metri.

 

L’agenzia delle Entrate non può basare un accertamento fiscale con Redditometro se esso si basa solo sul possesso di una barchetta di ridotte dimensioni. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Infatti, si legge nella pronuncia in commento, il solo possesso di un piccolo motoscafo non è indice di una maggiore capacità contributiva.

 

 

Cosa significa navigazione da diporto?

Con il termine «navigazione da diporto» si intende quella che avviene in acque marittime e interne al solo scopo sportivo e ricreativo, senza fini commerciali, effettuata a bordo di navi, imbarcazioni e natanti. Anche se effettuata con lo scopo di andare a pescare, l’importante è che poi il pesce non venga usato per essere rivenduto e conseguire guadagni.

 

In base alla legge [2], le unità da diporto sono «scafi di lunghezza compresa tra 2,5 e 24 metri». All’interno di questa categoria si parla di:

  • natante da diporto con riferimento a ogni unità a remi o con scafo di lunghezza pari o inferiore a dieci metri.
  • imbarcazioni se superiori a mt 10. Per tutte le unità da diporto (imbarcazioni e navi) di lunghezza superiori a 10 metri si deve versare una tassa annuale, specificando che costituisce unità da diporto ogni costruzione di qualunque tipo e con qualunque mezzo di propulsione destinata alla navigazione da diporto.

 

 

Quanto incide una barca sul redditometro e sull’accertamento del reddito del contribuente?

Il redditometro serve per accertare le spese del contribuente e valutarne la compatibilità con il reddito dichiarato al fisco: se quest’ultimo appare più basso di oltre il 20% rispetto al valore del bene acquistato e alle spese che la sua gestione comporta (bolli, tasse, assicurazione, manutenzione, ecc.) il contribuente viene chiamato a “chiarimenti” davanti all’ufficio, per spiegare come si è procurato i soldi. In caso di prove insufficienti scatta l’accertamento fiscale.

Di norma finiscono nel redditometro gli acquisti di beni di lusso come automobili, case, appartamenti, terreni e imbarcazioni.

 

Nella sentenza in commento, però, la Cassazione chiarisce che il possesso di una barca di limitate dimensioni non rientrante tra le imbarcazioni da diporto che giustificano l’utilizzo del redditometro.

 

Il natante da diporto, ossia l’imbarcazione inferiore a 10 metri non incide sul reddito di una persona, nel senso che non è indice di una maggiore capacità contributiva.

Pertanto, va annullato l’accertamento fiscale, effettuato tramite redditometro, nei confronti del contribuente che abbia acquistato una piccola imbarcazione.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 16 marzo – 23 novembre 2016, n. 23794

Presidente Greco – Relatore La Torre

Ritenuto in fatto

L’Agenzia delle Entrate ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza della CTR dell’Emilia Romagna, n. 97.15.07 dep. 30 settembre 2008, che, confermando la decisione della CTP di Bologna, ha rigettato l’appello dell’Ufficio. La controversia ha origine dall’impugnazione da parte di (…) dell’avviso di accertamento, ex art. 38 comma 4 d.P.R. 600/73, emesso in applicazione del c.d. redditometro, col quale era stato rettificato il reddito dichiarato ai fini dell’lrpef e dell’llor per l’anno 1998.

In particolare la CTR ha ritenuto correttamente valutata dai primi giudici, e non adeguatamente contestata dall’Ufficio, la documentazione prodotta dal contribuente, idonea a giustificare lo scostamento fra il reddito dichiarato e quello accertato (disponibilità solo parziale dell’appartamento, condiviso con i genitori; situazione reddituale dei genitori conviventi; uso promiscuo delle autovetture per l’attività di agente finanziario; possesso di natante di limitate dimensioni, non rientrante fra le imbarcazioni da diporto).

L’intimato non si è costituito.

L’Agenzia ha presentato

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[1] Cass. sent. n. 23794/16 del 23.11.2016.

[2] Art. 3, d.lgs. n. 171/2005.

 


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