Posso vedere curriculum e prove di altri candidati al concorso?
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28 Nov 2016
 
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Posso vedere curriculum e prove di altri candidati al concorso?

Diritto di accesso agli atti amministrativi: tutti i partecipanti a un bando per concorso pubblico hanno diritto di conoscere i curricula e i verbali di valutazione della Commissione.

 

Chi viene scartato da un concorso pubblico, perché ritenuto non idoneo, ha diritto di conoscere titoli, curricula e meriti degli altri candidati, nonché le ragioni di preferenza accordate dalla Commissione ad alcuni piuttosto che ad altri. Si tratta di un interesse più che legittimo, anche se esercitato per scopi puramente personali ed egoistici (come quello ad essere assunto o ad essere promosso e, a tal fine, a presentare ricorso contro la propria esclusione). Il fatto che il privato non agisca per l’interesse della Pubblica amministrazione – affinché questa scelga il migliore nella procedura di selezione – è del tutto indifferente. Difatti, lo scopo del candidato (quello a che vengano correttamente valutati i propri meriti) va nella stessa direzione di quello della P.A. (la selezione dei migliori e dei più adatti al posto): stando così le cose, l’interesse del candidato ad accedere agli atti amministrativi è meritevole di tutela e, quindi, gli spetta la possibilità di verificare le “carte segrete” del concorso, senza che gli altri candidati possano lamentare una invasione della loro privacy. È quanto chiarito dal Tar Lazio in una recente sentenza [1].

 

Il candidato ha quindi diritto a richiedere, alla pubblica amministrazione che ha indetto il concorso, di fargli vedere i curricula e le prove degli altri colleghi candidati: un diritto che è esercitabile solo dopo che la prova sia stata svolta e a condizione, ovviamente, che questi sia stato scartato. Solo la “bocciatura” difatti legittima quell’interesse all’accesso agli atti amministrativi.

 

L’amministrazione, dal canto suo, deve rispondere entro 30 giorni. Se non lo fa o dà risposta negativa, il candidato ha diritto a fare ricorso al tribunale amministrativo regionale. Il giudice valuterà se effettivamente il candidato aveva un interesse «diretto, concreto e attuale» a fronte del quale la P.A. è chiamata a un dovere di trasparenza.

 

Non rileva – si legge nella sentenza in commento – il fatto che la procedura di selezione e le valutazioni della Commissione di esami abbiano (in alcuni casi) un carattere discrezionale: anche in questi casi, infatti, quando non si tratta di decidere su criteri certi e numerici (come ad esempio dei voti su delle prove scritte) non c’è dubbio che tra i candidati sia stata svolta una comparazione dei curricula.

 

Il dipendente escluso, insomma, ha diritto a verificare quali siano i meriti professionali posseduti dai colleghi che sono stati «più favorevolmente giudicati» rispetto a lui.

 

Già in passato lo stesso Tar Lazio aveva offerto la medesima interpretazione [2]. In tale circostanza è stato detto che le domande e i documenti prodotti dai candidati, i verbali, le schede di valutazione e gli stessi elaborati di un concorso pubblico costituiscono documenti rispetto ai quali non vi è alcuna esigenza di tutelare la riservatezza dei candidati rispetto ai terzi potenzialmente interessati a prendere visione dei suddetti documenti; e ciò perché i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno evidentemente acconsentito a misurarsi in una competizione di cui la comparazione dei valori di ciascuno costituisce l’essenza della valutazione. Tali atti, quindi, una volta acquisiti alla procedura, escono dalla sfera personale dei partecipanti [3] i quali non potranno lamentare alcun danno se l’amministrazione li mostra ai colleghi concorrenti che sono stati esclusi e/o bocciati dal concorso. l’omessa integrale intimazione in giudizio dei concorrenti cui si riferiscono gli atti fatti oggetto della richiesta ostensiva non arreca loro alcun significativo pregiudizio, non potendo gli stessi, in ragione di quanto detto, opporsi all’ostensione dei documenti richiesti.

 

Nell’ambito di tutti i procedimenti indetti per l’assegnazione di posti di pubblico impiego, a seguito di bandi, concorsi o qualsiasi altra procedura di selezione, non sussiste alcuna esigenza di tutelare la riservatezza dei singoli candidati. Tali procedure infatti risultano caratterizzate da una competizione e da un giudizio di relazione fra tutti i concorrenti i quali, partecipando alla selezione, hanno implicitamente acconsentito all’accesso delle loro domande e dei relativi documenti allegati [4].

 

In definitiva – insegna sempre il Tar Roma [5] – il diritto d’accesso ai documenti prodotti dai candidati e agli atti del procedimento in un concorso prevale sul diritto alla riservatezza dei terzi, perché i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno acconsentito a misurarsi in una competizione ove è prevista la comparazione dei valori. In quest’ultima sentenza si legge che:

«…L’accesso ai documenti prodotti dai candidati in un concorso pubblico (ma anche ai verbali, alle schede di valutazione e agli elaborati) non può essere rifiutato dall’Amministrazione, dato che il diritto di accesso alla documentazione amministrativa prevale sul diritto alla riservatezza dei terzi; deve essere esclusa in radice, rispetto a tali documenti, l’esigenza di riservatezza a tutela dei terzi, sia perché i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno evidentemente acconsentito a misurarsi in una competizione nella quale la comparazione dei valori costituisce l’essenza, sia perché tali atti, una volta acquisiti alla procedura, escono dalla sfera personale dei partecipanti. Non vi è alcuna necessità di attendere la conclusione della procedura, in quanto non vi è necessità che la lesione si faccia concreta e quindi con essa l’interesse all’impugnazione diventi attuale, in quanto il candidato è comunque titolare di un interesse autonomo alla conoscenza dei predetti atti specie laddove l’interessato abbia chiesto copia di atti, quali curriculum, titoli, ecc., in relazione ai quali non vi è alcuna contrapposta esigenza di riservatezza».


[1] Tar Lazio sent. n. 11450/2016

[2] Tar Lazio sent. n. 8772/2012.

[3] «Tali atti, quindi, una volta acquisiti alla procedura, escono dalla sfera personale dei partecipanti che, peraltro, non assumono neppure la veste di controinteressati in senso tecnico (processuale) nel giudizio proposto ex artt. 25, l. n. 241 del 1990. Di talché l’omessa integrale intimazione in giudizio dei concorrenti cui si riferiscono gli atti fatti oggetto della richiesta ostensiva non arreca loro alcun significativo pregiudizio, non potendo gli stessi, in ragione di quanto detto, opporsi all’ostensione dei documenti richiesti».

[4] Tar Basilicata sent. n. 260/2012.

[5] Tar Roma, sent. n. 32103/2010.

 


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