Posso uccidere un cane se aggredisce il mio?
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29 Nov 2016
 
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Posso uccidere un cane se aggredisce il mio?

Non è responsabile e va assolto per «stato di necessità» chi uccide un cane aggressivo per difendere il proprio dall’aggressione, quando il pericolo è imminente.

 

Non può essere ritenuto responsabile il proprietario di un cane che uccide un altro cane, specie se di grandi dimensioni, quando sta azzannando il proprio. Si tratta di uno «stato di necessità» che esclude la punibilità. Insomma, uccidere un animale per difendere il proprio amico a quattro zampe da un’aggressione è più che legittimo. A dirlo è stata ieri la Cassazione [1].

 

Secondo la Corte suprema, l’uccisione di un cane può essere scriminata dallo «stato di necessità» se avvenuta per difendere il proprio animale di piccola taglia da una aggressione ritenuta pericolosa. Quindi è necessario che il pericolo per il proprio animale sia reale, imminente e inevitabile: una scelta forzata per salvarlo da una probabile morte. Cautele necessarie per evitare che i proprietari possano troppo indulgere, con troppa leggerezza, a farsi giustizia da sé quando non vi sia la necessità. Solo gli attacchi pericolosi consentono di uccidere il cane di un’altra persona, che pertanto si deve mostrare aggressivo e deve già aver azzannato l’altro animale.

 

La Corte ha precisato, con una decisione che di certo genererà dibattito, che il delitto di uccisione di animali, per come previsto dal codice penale [2] si verifica solo quando la condotta sia stata posta in essere per crudeltà o senza alcuna necessità. Leggendo infatti il testo della norma in questione si scopre che «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». Se, dunque mancano questi due presupposti (la crudeltà o l’assenza di necessità), il reato non scatta mai.

 

La conseguenza è che non si può condannare chi uccide un cane altrui per necessità ossia per prevenire o evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno apprezzabile alla propria persona o agli altri o ai propri beni quando tale danno sia inevitabile. Quindi ben venga l’uccisione del cane se per salvare sé stessi, un proprio parente o qualsiasi altra persona, ma anche il proprio animale (un altro cane, un gatto, ecc.).

 

 

La vicenda

Un uomo passeggiava con il proprio cane – un alano – in una zona centrale di Portoferraio. Senonché l’animale, che non aveva né guinzaglio né museruola, aggrediva e mordeva la coda di un altro cane di piccole dimensioni procurandogli due piccole ferite, successivamente accertate dal veterinario. A seguito dell’aggressione, il proprietario del più piccolo quadrupede reagiva colpendo la bestia con un bastone animato da una lama di 35 cm che, penetrandogli nel fianco, lo uccideva.

 

 

I precedenti della Cassazione

Già in passato la Cassazione ha ritenuto che non sussiste il reato di uccisione di animali tutte le volte in cui si agisce per stato di necessità. Con una precedente decisione la Suprema Corte [3] ha ritenuto «integrante lo stato di necessità l’uccisione di un cane pastore tedesco a fronte della situazione di pericolo per altro cane di proprietà dell’imputato già aggredito poco prima e per la moglie dell’imputato». Va quindi ribadita, conclude la Corte, «la regola della configurabilità dello stato di necessità in riferimento al delitto di uccisione di animali.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 29 ottobre – 28 novembre 2016, n. 50329
Presidente Fiale – Relatore Grillo

Ritenuto in fatto

1.1 Con sentenza del 5 giugno 2014 la Corte di Appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Livorno – Sezione Distaccata di Portoferraio – del 29 ottobre 2012 che aveva affermato la penale responsabilità di V.V. in ordine ai reati di cui agli artt. 699 cod. pen. (porto fuori dalla propria abitazione di un puntale in ferro) e 544 bis cod. pen. (uccisione di animali) (reati commessi entrambi in (omissis) ), condannandolo alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili M.F. , MA.Fr. e A.N.P.A.N.A., da liquidarsi in separata sede, revocava le statuizioni civili disposte nei confronti di MA.Fr. , confermando nel resto.
1.2 Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso, tramite il proprio difensore, V.V. deducendo due motivi: con il primo la difesa lamenta inosservanza della legge processuale penale (artt. 76, 100 e 122 cod. proc. pen.) nonché vizio di motivazione per illogicità manifesta per avere la Corte territoriale confermato le statuizioni civili nei confronti della costituita parte civile A.N.P.A.N.A., dichiarandola ammissibile, nonostante il deposito della

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[1] Cass. sent. n. 50329/16 del 28.11.2016.

[2] Art. 544-bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 47322/2010.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
1 Dic 2016 conomi renato

visto ce la lege funcsiona cosi ,lui ucide il mio .io ucido lui ,al posto del cane ,e cuesto e giusto .tu lo fai al mio cane e io sepolgo lo stronzo ,ma prima bisogna dare una lezione ance ci da cueste sentenze ,visto ce funcsiona la lege del piu forte..