La revoca del fido bancario
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2 Dic 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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La revoca del fido bancario

Quando la revoca del fido è illegittima. Il termine di prescrizione della causa contro la banca. Quali documenti è utile avere.

 

La banca può revocare il fido bancario?

Purtroppo si: la banca può revocare il fido bancario. Infatti, secondo la legge, nei contratti di affidamento bancario a tempo indeterminato, essa può esercitare il diritto di recesso, senza giustificato motivo, in qualsiasi momento, salvo un preavviso scritto.

Questo potere, per così dire, illimitato, è stato, tuttavia, oggetto di esame ad opera della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha precisato a riguardo che la revoca è illegittima quando viene fatta con arbitrarietà ed imprevedibilità.

Queste si configurano quando c’è carenza dei presupposti di correttezza e buona fede tali da porre il cliente in un’imprevista ed oggettiva situazione di grave difficoltà [1].

 

È stato precisato in merito, che le circostanze in presenza delle quali la revoca sarebbe illegittima, sono evidenziabili, quando c’è contrasto “con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai comportamenti usualmente tenuti dalla banca ed all’assoluta normalità commerciale dei rapporti in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista creditizia per il tempo previsto, e non potrebbe perciò pretendersi sia pronto in qualsiasi momento alla restituzione delle somme utilizzate, se non a patto di svuotare le ragioni stesse per le quali un’apertura di credito viene normalmente convenuta”.

In particolare, si può parlare di abuso della banca, se è possibile dimostrare la sostanziale continuità nella situazione economico-finanziaria dell’azienda, ad esempio riscontrabile se le altre banche, nello stesso periodo, non abbiano revocati i loro fidi concessi alla stessa impresa oppure l’assenza dei sintomi di una grave difficoltà finanziaria, quali decreti ingiuntivi, protesti, pignoramenti, etc. a carico dell’azienda stessa.

 

 

Quanto tempo ho per fare causa alla banca?

Il termine di prescrizione, entro il quale un cliente può fare causa ad una banca, è di dieci anni. Questo termine, normalmente decorre dalla chiusura del rapporto, cioè, dalla data di chiusura del conto corrente.

In particolare, il descritto criterio si applica per le cosiddette rimesse “ripristinatorie”: queste corrispondono ai pagamenti eseguiti dal correntista per ripristinare la disponibilità ottenuta a seguito di un affidamento bancario concesso.

 

Lì dove, invece, le rimesse sono di natura “solutoria”, la prescrizione decennale decorre dalla data della singola operazione eseguita. In questo caso, il correntista ha versato alla banca la somma richiesta da quest’ultima a saldo di un debito. Ad esempio, in presenza di un saldo negativo ed in assenza di un fido concesso oppure per compensare uno “sforamento” dell’affidamento.

Tali conclusioni sono state oggetto di una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [2].

 

 

Cosa è utile avere per fare causa alla banca?

Sono sicuramente utile ed essenziali i documenti bancari: contratti, estratti conto, ecc.

La banca ha l’obbligo di conservarli per dieci anni e pertanto, se non ne siete in possesso, magari perché li avete buttati, potete chiederne copia all’istituto, senza che questi ve li possa negare.

Una volta in possesso della documentazione bancaria, sarebbe utile verificare se ci sono gli estremi per riconoscere l’anatocismo se non addirittura l’usura della banca stessa. Rivolgetevi ad un professionista, per una valutazione in tal senso e per considerare l’opportunità di eseguire una perizia tecnico – legale.

In ogni caso, la documentazione bancaria sarà utile per comprovare il rapporto e le condizioni che lo regolavano: unitamente alla movimentazione del conto ed agli altri elementi probatori, potreste essere in grado di dimostrare l’illegittimità della revoca del fido.


[1] Cass. Civ. sent. n.21250/2008

[2] Cass. Civ. Sez. Un. sent. n. 24418/2010

 


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