Che rischio se pago la multa e non comunico i dati della patente?
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29 Nov 2016
 
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Che rischio se pago la multa e non comunico i dati della patente?

Scatta anche una seconda multa se il proprietario del veicolo paga subito la multa ma non comunica nome e cognome nonché i dati della patente di chi era alla guida al momento dell’infrazione per il taglio dei punti-patente.

 

Se hai ricevuto a casa una multa, pagare l’importo indicato nel verbale non esaurisce tutti i tuoi obblighi, né ti mette al riparo dalla possibilità di ricevere una seconda e più salata multa: devi anche comunicare, entro 60 giorni, alla polizia o a chi ha elevato il verbale, i dati di chi era alla guida della tua auto nel giorno in cui è stata commessa l’infrazione. Se non lo fai senza un giustificato motivo rischi una ulteriore multa che va da 422 a 1.695 euro. E questo vale anche se paghi immediatamente la contravvenzione. È quanto ha ricordato, poche ore fa, la Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Omessa comunicazione dei dati della patente

Tutte le volte in cui, insieme alla sanzione principale (quella economica) la legge prevede anche la sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente, l’autorità che ha elevato il verbale ordina al proprietario dell’auto – unico soggetto cui la multa viene, in un primo momento, inviata – di comunicare i dati di chi era alla guida dell’auto al momento della infrazione. Questo al fine di sottrarre i punti solo a chi ha effettivamente violato il codice della strada e non, invece, a un soggetto terzo che, per quanto proprietario della macchina, potrebbe non essere responsabile della violazione. Il titolare del mezzo trova, di norma, all’interno della multa speditagli con raccomandata a.r., il modulo da compilare per indicare i dati dell’effettivo conducente: non solo nome e cognome, ma anche il numero della patente.

Secondo l’orientamento della Cassazione, non ricordarsi a chi è stata prestata l’auto o aver tentato di raggiungere questa persona per conoscere gli estremi della patente e non esserci riuscito non sono valide scuse per mettersi al riparo dalla seconda contravvenzione.

 

Il proprietario dell’auto che non invia la comunicazione con i dati dell’effettivo conducente non subisce però la decurtazione dei punti, prevista per quell’illecito, dalla propria patente, ma è tenuto a pagare un secondo verbale che – come anticipato – va da 422 a 1.695 euro.

 

Mancata comunicazione dei dati del conducente quando questi è anche il proprietario

Che succede se il proprietario dell’auto è proprio colui che ha commesso l’infrazione e, quindi, è l’effettivo conducente? Anche in questo caso egli deve inviare la comunicazione alla polizia, entro 60 giorni dalla notifica della multa. Se non lo facesse, infatti, egli non subirebbe alcuna decurtazione dei punti.

Ma c’è di più: il fatto di pagare la multa spontaneamente e subito non costituisce un comportamento di tacita ammissione di responsabilità e, quindi, non giustifica la mancata comunicazione dei dati del conducente (che, in questo caso, è lo stesso proprietario del mezzo).

 

La Cassazione, in proposito, ha ricordato che l’obbligo di rendere noto alla polizia municipale l’identità del trasgressore è del tutto autonomo e indipendente dalla violazione principale del codice della strada: è un illecito che si sostanzia nel non aver adempiuto al dovere di collaborare con l’autorità pubblica e non aver risposto alla sua richiesta di chiarimenti. Pertanto, l’obbligo di comunicare i dati del conducente non viene sospeso neppure dalla proposizione del ricorso contro la prima multa né dal versamento del relativo importo.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 27 maggio – 29 novembre 2016, n. 24233
Presidente Petitti – Relatore Scalisi

Svolgimento del processo

M.M. con ricorso innanzi al Giudice di Pace di Civita Castellana, proponeva opposizione al verbale di accertamento emesso dalla polizia Municipale di Viterbo per violazione degli artt. 126 bis e 180/8 CdS, deducendo l’illegittimità della sanzione amministrativa elevata a suo carico.
Si costituiva il Comune di Viterbo, eccependo l’incompetenza per territorio del Giudice adito essendo competente il Giudice di Pace di Viterbo. Il Comune deduceva, altresì, la legittimità del proprio operato in quanto il ricorrente aveva totalmente omesso la dichiarazione dei dati prescritti dalla legge.
Il Giudice di Pace di Civita Castellana con sentenza n. 1898 del 2009 accoglieva il ricorso.
Il Tribunale di Viterbo, pronunciandosi su appello proposto dal Comune di Viterbo con contraddittorio integro, con sentenza n. 191 del 2012 confermava la sentenza impugnata e condannava l’appellante al pagamento delle spese del grado del giudizio. Secondo il Tribunale, correttamente il giudizio di primo grado era stato incardinato davanti al Giudice di Pace di Civita Castellana, dato che non essendo stata effettuata specifica ed immediata contestazione

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[1] Cass. sent. n. 24233/16 del 29.11.2016.

 


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