Che fare se il condominio non vuole installare le termovalvole?
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29 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Che fare se il condominio non vuole installare le termovalvole?

Ho fatto più volte richiesta all’amministratore di indire un’assemblea per decidere sull’installazione delle termovalvole e riconteggiare i consumi in base ai nuovi contabilizzatori di calore, ma lui si trincera dietro l’indifferenza degli altri condomini. Che posso fare per evitare le sanzioni?

 

L’obbligo di deliberare l’installazione delle temovalvole (o anche dette valvole termostatiche o contabilizzatori di calore), al fine di quantificare il consumo di calore di ciascun appartamento e favorire così il risparmio energetico, scatta dal 2017 per tutti i condomini con impianto centralizzato. Per quella data di scadenza (attualmente il 31 dicembre 2016, salvo proroghe già annunciate), i singoli condòmini dovranno aver installato i regolatori di calore su ciascun termosifone presente nel proprio appartamento. Ma ciò ovviamente non basta. È anche necessario che l’assemblea di condominio abbia conferito l’incarico a un tecnico affinché stabilisca le nuove modalità di calcolo dei consumi, sostituendo la vecchia ripartizione delle spese di calore per millesimi ai nuovi criteri, criteri che dovranno tenere conto sia dei consumi volontari che di quelli involontari (questi ultimi a carico anche dei condomini con impianto autonomo).

Dunque, non basta la buona volontà di un singolo condòmino a mettersi in regola se poi l’assemblea o l’amministratore manchino di spirito collaborativo e, anzi, non vogliano procedere all’adeguamento dell’impianto. Cosa può fare il proprietario di appartamento che, pur avendo già acquistato le termovalvole non riesca poi a ottenere una riunione dell’assemblea affinché prenda decisione in merito? Le multe, come noto, sono molto salate e vanno da un minimo di 500 a un massimo di 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare, multa peraltro ripetibile ad un successivo controllo nel caso di ancora mancata regolarizzazione.

 

La prima cosa da valutare è una scappatoia consentita dalla stessa legge. Il condominio che non intende mettersi in regola con i contabilizzatori di calore deve incaricare un progettista affinché dichiari che l’installazione:

  • non è efficiente in termini di costi, con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459;
  • oppure vi sia l’impossibilità tecnica alla installazione dei sistemi di contabilizzazione;
  • oppure sia sproporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali.

Queste sono tre situazioni in cui la legge consente di non adottare il nuovo sistema di calcolo del calore.

 

Ma se l’assemblea non volesse provvedere neanche a tale soluzione cosa potrebbe fare il singolo condomino che, invece, vuol mettersi in regola? Ricordiamo che, per l’adozione delle termovalvole è necessario il voto favorevole della maggioranza dei condomini così calcolato:

  • quorum di almeno 500 millesimi;
  • 50%+1 dei partecipanti all’assemblea.

 

Purtroppo la normativa contiene un buco: pur prevedendo sanzioni singole comminate a chi all’interno di un edificio, singolarmente, non abbia installato i sistemi di termoregolazione contabilizzazione, non prevede un esonero per chi abbia espresso voto favorevole in assemblea, ma non riesca a convincere il resto dei condomini sino a giungere alla delibera di installazione della nuova tecnologia.

Visto che però la sanzione va da un minimo di 500 ad un massimo di 2.500 euro è lecito pensare che l’eventuale verificatore possa sanzionare in modo “più leggero” coloro che, verbale alla mano, possano dimostrare di aver votato in modo favorevole alla eventuale delibera ed in modo invece “più pesante” i votanti in modo contrario. Si tratta però solo di un’ipotesi perché, in materia, manca ancora giurisprudenza. Molto probabilmente chi, all’esito dei controlli, verrà trovato con le termovalvole installate nel proprio appartamento – anche se non funzionanti per colpa della mancata votazione dell’assemblea – non potrà essere ritenuto responsabile e, quindi, non potrà subire le sanzioni. Per legge sono infatti sanzionabili, singolarmente, solo coloro che non hanno installato il sistema; ovviamente in tale caso (installazione da parte di alcuni, ma mancata suddivisione delle spese tramite la contabilizzazione) anche i condomini “virtuosi” non saranno esentati dal pagare pro-quota la sanzione nell’evenienza comminata al condominio.

 

Se invece l’amministratore non vuole convocare l’assemblea, sarà bene diffidarlo con una raccomandata a.r.: il mancato ottemperamento a quello che è un suo obbligo di legge costituisce anche causa di revoca del mandato per giusta causa, senza risarcimento del danno. Di ciò potrà essere informata anche l’autorità amministrativa deputata ai controlli.

 

Quella che rimane scoperta è la possibilità, per il condomino diligente, di pagare secondo il proprio consumo. Si pensi al caso di chi ha l’immobile disabitato perché sfitto: in assenza di una ripartizione per consumi, continuerà a pagare secondo millesimi e non secondo quanto indicato dai propri contabilizzatori. Questo danno lo legittima a intraprendere una causa contro il proprio condominio.


 


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