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Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2016

Lo sai che? Come contestare un avviso di addebito Inps

> Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2016

L’atto con cui l’Inps riscuote i suoi crediti può essere contestato per vizi formali e per vizi sostanziali entro termini perentori.

Dal 1° gennaio 2011 l’Inps notifica, al posto della cartella di pagamento, l’avviso di addebito. Quest’atto, con cui viene richiesto il pagamento dei debiti contributivi, può essere impugnato per motivi riguardanti il merito della pretesa entro quaranta giorni e per motivi di forma entro venti giorni. Vediamo nel dettaglio come presentare l’opposizione.

Da qualche anno i cittadini che non hanno pagato contributi Inps si vedono recapitare, al posto della cartella esattoriale, l’avviso di addebito. Con quest’atto l’Inps intima, cioè ordina, al debitore di pagare il suo debito per contributi entro sessanta giorni. In mancanza di pagamento, il credito viene affidato all’agente della riscossione per l’esecuzione forzata, dunque per la successiva notifica di atti di pignoramento, ipoteca e fermo amministrativo.

Quando l’avviso di addebito Inps è impugnabile?

L’avviso di addebito può essere impugnato dal destinatario, che ritenga l’avviso stesso infondato nel merito o comunque illegittimo a causa di un vizio della procedura adottata dall’Inps.

Più nel dettaglio, i possibili rimedi offerti dalla legge a chi riceve un avviso di addebito sono:

  • una opposizione nel merito, con la quale si contesta la fondatezza della pretesa dell’Inps, per esempio perché i contributi richiesti dall’ente non andavano pagati grazie ad una agevolazione contributiva, perché i calcoli fatti dall’ente sono errati, perché l’ente ha sbagliato ad inquadrare la fattispecie concreta [1];
  • una opposizione alla esecuzione, che mira a contestare la possibilità per l’Inps di emettere un avviso di addebito, che è il primo atto della procedura di riscossione dei crediti contributivi. Questa opposizione può essere proposta ad esempio quando il debito è stato già pagato o quando è maturata la prescrizione dal precedente atto notificato dall’Inps [2];
  • una opposizione agli atti esecutivi, con cui ci si oppone ai vizi formali dell’avviso di addebito. Rientrano tra i vizi formali contestabili con l’opposizione agli atti esecutivi il vizio di notifica e il vizio di motivazione dell’avviso di addebito [3].

Quali sono i termini per impugnare l’avviso di addebito Inps?

Chi riceve un avviso di addebito Inps deve sapere che i termini previsti dalla legge per presentare ricorso sono molto stretti e perentori. Infatti:

  • i vizi formali (opposizione agli atti esecutivi) vanno contestati al massimo entro venti giorni dalla notifica dell’avviso di addebito, ovvero dal giorno in cui si riceve l’atto;
  • vizi sostanziali, quelli nel merito della pretesa, vanno invece contestati entro quaranta giorni dalla notifica.

Naturalmente si può presentare un unico ricorso per contestare sia vizi di forma che di sostanza dell’avviso di addebito, ma in questo caso è indispensabile rispettare il più breve termine di venti giorni.

Se si fanno scadere i termini la pretesa dell’Inps diventa incontestabile, anche se, per ipotesi, i contributi in effetti non erano dovuti. Dunque l’avviso di addebito non impugnato si cristallizza e non può essere più contestato.

In verità al contribuente che non impugna l’avviso di addebito rimane un’unica speranza.

Se l’atto successivo all’avviso di addebito arriva troppo tardi, ovvero dopo cinque anni dalla notifica dell’avviso di addebito, il contribuente potrà impugnare questo secondo atto con l’opposizione alla esecuzione. Infatti con l’opposizione alla esecuzione si possono fare valere quei fatti che, dopo la notifica dell’avviso di addebito, hanno comunque comportato l’estinzione del credito Inps. Tra questi fatti rientra senz’altro la prescrizione, che per i contributi previdenziali è di cinque anni, anche per il periodo successivo alla notifica dell’avviso di addebito Inps non impugnato [4].

Infine, quando il ritardo nel fare ricorso è stato causato proprio dall’Inps, che non ha specificato nell’avviso di addebito il termine per impugnare, non rimane che chiedere al giudice la rimessione in termini. Per i casi in cui il ritardo del contribuente può essere scusato ti consigliamo di leggere l’articolo Opposizione tardiva avviso di addebito Inps: errore scusabile.

A chi va presentato il ricorso contro l’avviso di addebito Inps?

Quando si vuole contestare l’avviso di addebito Inps va proposta una apposita azione giudiziale davanti al tribunale in funzione di giudice del lavoro.

Nel caso in cui i contributi previdenziali riguardino lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati, la domanda va proposta davanti al tribunale del luogo in cui chi presenta l’opposizione ha la residenza [5].

Invece quando l’opposizione riguarda debiti previdenziali dei datori di lavoro, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo in cui si trova la sede Inps di riferimento.

In ogni caso la domanda va presentata nella forma del ricorso. In altre parole l’avvocato incaricato, come primo adempimento, deposita in tribunale l’atto introduttivo della causa. Successivamente, quando il giudice avrà emesso il provvedimento con cui fissa la prima udienza, l’avvocato notificherà all’Inps il ricorso e, insieme, il provvedimento del giudice.

Si può chiedere la rottamazione dei ruoli per gli avvisi di addebito?

La definizione agevolata, meglio conosciuta come rottamazione delle cartelle o rottamazione dei ruoli, può essere richiesta anche per le somme vantate dall’Inps per mezzo degli avvisi di addebito.

Infatti l’avviso di addebito ha sostituito per l’Inps la vecchia cartella di pagamento a tutti gli effetti. Per conoscere nel dettaglio come funziona la rottamazione secondo le ultime novità ti suggeriamo l’articolo Rottamazione cartelle Equitalia 2016-2017, cosa cambia.

note

[1] Art. 24 D.Lgs. 26.02.1999 n. 46.

[2] Art. 29 D.Lgs. 26.02.1999 n. 46, art. 618-bis e art. 615 cod. proc. civ.

[3] Art. 29 D.Lgs. 26.02.1999 n. 46, art. 618-bis e art. 617 cod. proc. civ.

[4] Cass. SS.UU. sent. n. 23397/2016 del 17.11.2016.

[5] Cass. sent. n. 21317/2004 del 09.11.2004.

Cassazione civile, sez. un., 17/11/2016,  n. 23397.

La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del d.lg. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della legge n. 335 del 1995 in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 cod. civ. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che dal 1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto.

Cassazione civile, sez. lav., 09/11/2004,  n. 21317.

La controversia inerente agli obblighi contributivi facenti capo ad un lavoratore autonomo (nella specie, lavoratore autonomo agricolo) rientra nella competenza del tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione risiede l’attore, ai sensi dell’art. 444, comma 1, c.p.c. (come modificato dall’art. 86 d.lg. 19 febbraio 1998 n. 51), atteso che il disposto del comma 3 della stessa norma (come modificato dall’art. 86 cit.), il quale, per le controversie relative agli obblighi “dei datori di lavoro”, prevede la competenza territoriale del tribunale della sede dell’ufficio dell’ente creditore, non è suscettibile di applicazione estensiva o analogica all’infuori dei casi espressamente contemplati, introducendo un’eccezione al principio generale di cui al comma 1.

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