Si può cedere una licenza per ristorazione?
Lo sai che?
30 Nov 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Si può cedere una licenza per ristorazione?

Licenza per l’esercizio di un ristorante o altra attività di ristorazione non può essere né venduta né acquistata con una cessione non negoziabile tra privati.

 

Due privati non possono accordarsi per trasferire tra loro una licenza comunale per la ristorazione: si tratta di una concessione che ha «natura personale» e dunque «non è trasferibile a terzi». L’eventuale accordo sarebbe pertanto nullo.

Chi vuol acquistare una licenza di ristorazione non può quindi chiedere a chi già ce l’ha di cedergliela, ma deve autonomamente rivolgersi al Comune affinché gli conceda una analoga licenza. È quanto chiarito dal Tribunale di Trento con una recente sentenza [1].

 

Facciamo un esempio per comprendere meglio la vicenda. Immaginiamo che, un giorno, una società che gestisce una sala giochi ceda a un altro soggetto la possibilità di aprire un punto vendita di pizzette all’interno di tale luogo di ritrovo. Tra le due parti viene firmato un contratto per la cessione del ramo di azienda. In virtù di tale accordo, la prima si impegna a ottenere la licenza di ristorazione e, successivamente, di cederla, una volta ottenuta, al compratore che voleva realizzare l’angolo di ristorazione. Un accordo del genere, secondo la giurisprudenza è nullo. A chiedere la licenza deve essere colui che esercita la vendita di prodotti alimentari e non un altro soggetto.

 

Chi vuol gestire, ad esempio, il ristorante o la pizzeria fino ad allora gestita da un altro soggetto, non può chiedere a quest’ultimo di cedergli, insieme all’azienda, anche la concessione comunale per la ristorazione, ma dovrà attendere che questi la “restituisca” al Comune per poi chiederne, a sua volta, una autonoma per sé.

 

Anche la Cassazione è di questo parere e, in passato, ha detto che «la licenza comunale per l’esercizio del commercio di vendita al pubblico, quale autorizzazione amministrativa che tende unicamente a disciplinare nell’interesse pubblico l’esecuzione dell’attività commerciale, ha carattere personale e non può essere trasmessa in virtù di semplice accordo fra soggetti privati né può intervenire nei rapporti giuridici di carattere negoziale privato, che abbiano attinenza con l’attività dell’esercizio». Ne deriva che la cessione della licenza attraverso un contratto, in quanto contraria a norme imperative, è nulla [2], «anche se la licenza venga trasferita secondo l’intenzione delle parti come un elemento dell’azienda alla cui gestione si riferisce [3]».

 

Sempre la Suprema Corte ha altresì precisato [4] che «se la cessione della licenza commerciale sia contenuta in un contratto di cessione di azienda, tale ultimo contratto non è nullo, in quanto la licenza non fa parte dei beni aziendali (potendo l’acquirente ottenere presso la P.A. la voltura dell’autorizzazione, nella ricorrenza dei requisiti, una volta acquisita l’azienda cui inerisce la licenza commerciale)». In buona sostanza, il contratto di cessione di azienda o anche solo del ramo aziendale resta in piedi, ma la licenza comunale non si trasferisce in quanto, come detto, è personale.

 


[1] Trib. Trento sent. n. 647 del 17.06.2016.

[2] Ex art. 14148 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 7860/1994.

[4] Cass. sent. n. 22112/2006.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti