Accertamento fiscale: valido se il contribuente è morto?
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30 Nov 2016
 
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Accertamento fiscale: valido se il contribuente è morto?

Se il contribuente è defunto e l’accertamento è intestato a quest’ultimo, benché consegnato a un familiare convivente, la notifica è nulla.

 

L’Agenzia delle Entrate non può notificare un accertamento fiscale, “intestato” a un contribuente ormai morto, alla sua moglie o a qualsiasi altro suo familiare convivente: in tale ipotesi la richiesta di pagamento è illegittima sia per inesistenza della notifica, sia perché l’accertamento intestato a una persona defunta. Non si può, infatti, configurare un rapporto tra il fisco e un soggetto inesistente. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma [1].

 

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate aveva spedito un avviso di accertamento all’ultimo indirizzo di residenza del contribuente, benché questi fosse già deceduto. Con tale atto il fisco intendeva recuperare una maggiore imposta di registro, ipotecaria e catastale riferita a una compravendita immobiliare. L’accertamento però era rivolto al contribuente defunto e non ai suoi eredi; inoltre la busta raccomandata veniva notificata alla sua moglie. Quest’ultima si opponeva lamentando la nullità della notifica. I giudici le hanno dato ragione.

 

 

Morte del contribuente. A chi consegnare l’avviso di accertamento?

Immaginiamo il caso che sia morto il destinatario di un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate; se il fisco ancora non lo sa, a chi deve consegnare tale atto?

Secondo la Cassazione [2], il decesso del contribuente non legittima la notificazione della cartella al suo ultimo domicilio: essa va invece diretta agli eredi collettivamente ed impersonalmente.

 

L’avviso di accertamento – si legge in sentenza – non può essere “notificato” e “intestato” ad un soggetto che al momento dell’adozione dell’atto era già defunto. Esso andava piuttosto rivolto agli eredi. Pertanto, l’atto formato quando il contribuente è già morto e, ciò nonostante, ancora intestato a quest’ultimo, e poi notificato agli eredi, è radicalmente nullo, non potendosi configurare un rapporto tributario tra Amministrazione ed un soggetto inesistente.

Di questo avviso è anche la Cassazione [2] a detta della quale l’avviso di accertamento intestato ad un contribuente deceduto, che sia stato notificato nell’ultimo domicilio dello stesso, nonché la stessa notificazione dell’avviso, sono affetti da nullità assoluta e insanabile: l’atto impositivo intestato al defunto infatti [3] può essere notificato nell’ultimo domicilio di quest’ultimo solamente indirizzando la notifica agli eredi collettivamente e impersonalmente e purché questi, almeno trenta giorni prima, non abbiano comunicato all’ufficio delle imposte del domicilio fiscale del de cuius le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. Una siffatta irregolarità di notifica incide sulla struttura del rapporto tributario, che non è evidentemente configurabile nei confronti di soggetti inesistenti.

 

La Commissione aggiunge che per la medesima ragione, anche la notifica di tale atto è inesistente (e non semplicemente nulla) non potendo immaginare che una operazione comunicativa o informativa (qual è la notifica) possa essere rivolta nei confronti di un soggetto che non esiste.


La sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 05/09/2014, (ud. 31/01/2014, dep.05/09/2014), n. 18729

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

B.R., nella qualità di erede di Bo.Ro., impugnò l’avviso di accertamento con il quale, in relazione alla quota del padre nella snc Ferrari Pietro, veniva accertato, ai fini dell’IRPEF per l’anno 1994, un maggior reddito di partecipazione.

In primo grado il ricorso era accolto.

La Commissione tributaria regionale della Liguria, adita in appello dall’Agenzia delle entrate, e con appello incidentale dalla B., annullava l’avviso di accertamento in quanto notificato il 15 dicembre 2000 non collettivamente ed impersonalmente agli eredi del contribuente nell’ultimo domicilio dello stesso, ma al defunto Bo.Ro., deceduto il precedente (OMISSIS).

Nei confronti della decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

B.R. resiste con controricorso illustrato con successiva memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo, con il quale l’amministrazione ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57, si chiude con il seguente quesito di diritto: “se il contribuente che in primo grado abbia genericamente denunciato “perplessità

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[1] Ctr Roma, sent. n. 6221/2016 del 19.10.2016.

[2] Cass. sent. n. 18729/2014 e n. 9717/2015. L’Agenzia, ricorrendo, ha fatto notare che la notificazione agli eredi va fatta se in precedenza è stata resa nota la morte del contribuente ai propri uffici; altrimenti, in mancanza di tale comunicazione, gli atti impositivi saranno notificati all’ultimo domicilio.

Nel caso in esame, la Corte ha rivelato come vada considerata la nullità dell’operazione in quanto la morte del soggetto non va considerata equiparabile alla sua irreperibilità. Affermano i Giudici: “nel caso in cui il destinatario di un avviso di accertamento tributario sia deceduto, e gli eredi non abbiano provveduto alla documentazione prescritta dall’art. 5, comma 2 del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600, è nulla la notificazione ai sensi dell’art. 140 c.p.c. nei confronti del defunto, previo tentativo di consegna presso l’ultimo domicilio, non essendo la morte del destinatario equiparabile alla sua irreperibilità ovvero al rifiuto di ricevere l’atto”.

[3] A norma dell’art. 65 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

 


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