Come agire contro chi sperpera
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30 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Come agire contro chi sperpera

Inabilitazione e amministrazione di sostegno nei confronti del parente che dilapida il proprio patrimonio e rovina la famiglia.

 

Purtroppo può assumere i connotati di una vera e propria malattia la cosiddetta prodigalità, ossia l’essere “sperperoni”: sprecare cioè il denaro proprio arrecando così, indirettamente, un danno alla propria famiglia (si pensi ai figli e al coniuge) o agli eredi. Contro tali comportamenti la legge prevede alcuni rimedi in modo da “legare le mani” a chi sperpera o, quantomeno, farlo affiancare da un’altra persona più prudente che saprà meglio consigliarla. Ciò non vuol dire che si possa imporre un regime di vita più austero e rigoroso a chi, invece, preferisce “godersi” i suoi giorni senza badare troppo al risparmio; ma non si può neanche eccedere nel senso opposto, ossia contrarre debiti oltre le proprie possibilità oppure dilapidare le proprietà di una famiglia lasciandola sul lastrico e senza un tetto. In questi casi, la legge consente ai parenti due rimedi: la richiesta di inabilitazione o la nomina di un amministratore di sostegno. In entrambi i casi bisogna agire innanzi al Tribunale, il che significa che la persona interessata verrà a conoscenza del procedimento (che, tuttavia, non è una vera e propria causa) e potrebbe opporvisi. In entrambi i casi, però, la prodigalità deve assumere i connotati di una vera e propria patologia, come un impulso irrefrenabile alla “spesa”, che supera una normale “predisposizione allo shopping“. Quando, infatti, si ha davanti una persona perfettamente cosciente di ciò che fa, capace di comprendere il debito che contrae e, anche di scegliere consapevolmente di contrarlo, allora tutto rientra nella libera scelta dell’individuo contro cui non si può fare nulla.

Ma procediamo con ordine.

 

 

L’inabilitazione di chi sperpera

Chiunque abbia più di 18 anni può essere dichiarato inabilitato quando è accertata, con sentenza del tribunale ordinario, un’eccessiva prodigalità (oltre a questa ipotesi esistono anche altre cause come, ad esempio, l’eccessivo uso di alcolici, una malattia mentale, ecc.).

La prodigalità deve essere accertata come una vera e propria infermità di mente che sia stabile, cioè duratura nel tempo, tale da qualificarla come un comportamento normale del soggetto (anche se in presenza di lucidi intervalli) e che inoltre incida sulla capacità del soggetto medesimo di provvedere alla cura dei propri interessi.

 

Per quanto riguarda il procedimento per richiedere l’inabilitazione di chi sperpera tutto inizia con un ricorso presentato da uno degli interessati alla pronuncia di inabilitazione. Il procedimento va effettuato davanti al tribunale del luogo dove il prodigo ha la residenza o il domicilio effettivi.

Non tutti possono presentare la domanda di inabilitazione, ma solo

– il coniuge o la persona stabilmente convivente;

– i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado;

– il tutore o il curatore;

– il pubblico ministero.

 

All’udienza, il giudice, con l’intervento del pubblico ministero, procede all’esame dell’inabilitando, sente il parere delle altre persone citate, interrogandole sulle circostanze che ritiene rilevanti ai fini della decisione e può disporre anche d’ufficio l’assunzione di ulteriori informazioni. Il giudice può nominare un consulente tecnico e può anche d’ufficio disporre i mezzi istruttori utili ai fini del giudizio.

 

Il procedimento si conclude con una sentenza che può anche essere impugnata.

 

Il giudice potrebbe ritenere non necessaria l’inabilitazione del prodigo, ma potrebbe optare per una forma di assistenza più leggera e meno invasiva: l’amministrazione di sostegno (di cui parleremo a breve). In tal caso il giudice, d’ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare.

 

Dopo la sentenza che dichiara l’inabilitazione, il giudice tutelare provvede alla nomina del curatore e si apre la fase di curatela dell’inabilitato.

Chi scegliere come curatore dell’inabilitato? Il giudice deve preferire, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

 

Il curatore dell’inabilitato non ha diritto a essere pagato né ad indennità.

 

Che succede dopo che è stato nominato il curatore? L’inabilitato può svolgere atti di ordinaria amministrazione con l’assistenza del curatore. Può, inoltre, compiere quelli di straordinaria amministrazione dietro preventivo controllo del curatore e con l’assenso di quest’ultimo e del giudice tutelare. È, in ogni caso, possibile che il giudice tutelare, con la sentenza che pronuncia l’inabilitazione o in successivi provvedimenti, possa autorizzare l’inabilitato a compiere taluni atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza l’assistenza del curatore.

 

Con la sola assistenza del curatore, l’inabilitato può riscuotere i capitali sotto la condizione di un idoneo impiego e può stare in giudizio sia come attore sia come convenuto.

 

L’inabilitato e i suoi eredi o aventi causa possono chiedere l’annullamento degli atti di straordinaria amministrazione posti in essere senza le prescritte formalità dopo la sentenza d’inabilitazione o dopo la nomina del curatore provvisorio.

 

 

L’amministrazione di sostegno per chi sperpera

Meno invasiva dell’inabilitazione è la misura della nomina di un amministratore di sostegno.

Il procedimento è lo stesso che si è appena visto per l’inabilitazione e i soggetti che possono essere nominati amministratori sono i medesimi. Per i costi, clicca qui.

 

La legge stabilisce che, quando per effetto di una infermità fisica o psichica uno dei conviventi si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, ha diritto ad essere coadiuvato da un amministratore di sostegno. Dunque, l’amministratore si affianca e non si sostituisce al soggetto prodigo.

L’amministrazione di sostegno è una misura di protezione volta a tutelare il soggetto che si trova nell’impossibilità anche solo parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi. Consiste in una limitazione della capacità di compiere atti giuridicamente rilevanti e offre, tramite l’amministratore di sostegno, un’assistenza che incide il meno possibile sulla capacità di agire del soggetto debole.

 

La persona dell’amministratore può essere indicata dallo stesso beneficiario in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, oppure dal genitore superstite, con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.
In mancanza, o in presenza di gravi motivi, è il giudice tutelare a designare l’amministratore di sostegno, scegliendo preferibilmente tra:
– il coniuge non separato legalmente o la persona stabilmente convivente;
– il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella;
– un parente entro il quarto grado o un soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata;
– in mancanza, altra persona idonea.

 

Ma cosa fa in concreto l’amministratore di sostegno? L’amministratore compie con l’autorizzazione del giudice tutelare tutti gli atti di straordinaria amministrazione come ad esempio:

  • acquisto di beni, eccetto quelli necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio;
  • riscossione di capitali, assenso alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, assunzione di obbligazioni (salvo quelle relative alle spese necessarie per mantenere il minore o per l’amministrazione ordinaria del suo patrimonio);
  • accettazione e rinuncia di eredità, accettazione di donazioni o legati soggetti a pesi o condizioni;
  • conclusione di contratti di locazioni di immobili ultranovennali o che si prolungano oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;
  • promozione di giudizi;
  • vendita di beni, eccetto i frutti e i beni mobili soggetti a facile deterioramento;
  • costituzione di pegni ed ipoteche;
  • divisioni e introduzione dei relativi giudizi;
  • conclusione di compromessi e transazioni, accettazione di concordati.

 

Sono vietati all’amministratore i seguenti atti:

  • acquisto diretto o per interposta persona dei beni e dei diritti del beneficiario;
  • locazione dei beni del beneficiario senza l’autorizzazione né le cautele fissate dal giudice tutelare;
  • cessione di credito verso il beneficiario.

Se vengono compiuti, questi atti sono annullabili.

 

Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno conserva, di norma, la capacità di agire per tutti gli atti di ordinaria amministrazione che siano necessari a soddisfare le esigenze della sua vita quotidiana nonché per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno.


Autore immagine: 123rf com

 


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