Se svolgo mansioni superiori mi spetta la paga più alta?
Lo sai che?
30 Nov 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Se svolgo mansioni superiori mi spetta la paga più alta?

In tema di lavoro subordinato, l’attribuzione al lavoratore di mansioni superiori rispetto a quelle previste nel suo contratto porta automaticamente ad una retribuzione maggiorata.

 

Chi svolge mansioni superiori rispetto a quelle di inquadramento indicate nel contratto di lavoro ha diritto a una retribuzione superiore, parametrata alle mansioni effettivamente svolte. E ciò anche senza che ci sia stato un formale provvedimento di assegnazione a dette mansioni. Il che vale tanto per il settore privato quanto per i pubblici dipendenti. Lo ha chiarito la Cassazione con una importante sentenza pubblicata ieri [1].

 

Non serve un provvedimento formale di assegnazione al diverso incarico, precisa la Suprema Corte che, con ciò, rimarca l’importanza dell’effettività del lavoro svolto, al di là dell’inquadramento contrattuale. Si tratta, in verità, di un orientamento giurisprudenziale consolidato in conformità, del resto, con la Costituzione che stabilisce [2] il sacrosanto diritto di ogni lavoratore ad avere una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto.

 

Questa tutela vale anche nell’ambito del pubblico impiego ove il dipendente ha diritto a vedersi riconosciuta una busta paga commisurata alle mansioni eventualmente superiori da questi svolte; non rilevano quindi né la mancanza, né l’eventuale illegittimità del provvedimento di assegnazione del dipendente a mansioni superiori.

 

In un solo caso al lavoratore non spetta l’aumento della busta paga: qualora «l’espletamento di mansioni superiori sia avvenuto all’insaputa o contro la volontà dell’ente». E, si potrebbe anche dire, quando ciò sia stato del tutto episodico e straordinario.

 

È vero, questa soluzione interpretativa – quella cioè di riconoscere un aumento della paga a chi viene adibito, senza bisogno di una espressa promozione, a mansioni superiori – presta il fianco a una facile critica: in questo modo, almeno nell’ambito del pubblico impiego, il capo ufficio potrebbe mettersi fraudolentemente d’accordo con il dipendente per bypassare l’obbligo del concorso (previsto anch’esso dalla Costituzione [3]) per accedere a posizioni superiori.

In questo modo il dipendente, assegnato di fatto a mansioni superiori potrebbe evitare le procedure selettive di gara prescritte per l’accesso agli impieghi e alle qualifiche pubbliche, con conseguenti favoritismi e andando a costituire dei veri e propri «avanzamenti di carriera di fatto». Tuttavia, questo non è sufficiente per comprimere il diritto di chi lavora di più; del resto è anche vero che, ragionando nel senso inverso, si potrebbero avere abusi da parte dell’azienda che potrebbe adibire a mansioni superiori chi non ha una specifica delega, così sfruttando la mano d’opera.

Dunque, l’eventuale connivenza tra lavoratore e datore di lavoro resta punita, essendo motivo di responsabilità patrimoniale e disciplinare, se non addirittura di natura penale, qualora fosse integrabile il reato di abuso d’ufficio.


[1] Cass. sent. n. 24266/16 del 29.11.2016.

[2] Art. 36 Cost.

[3] Art. 97 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti