Cessata materia del contendere e spese di giudizio
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30 Nov 2016
 
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Cessata materia del contendere e spese di giudizio

Il Giudice che dichiari cessata la materia del contendere dovrà, comunque, pronunciarsi sulle spese di giudizio secondo il principio della soccombenza virtuale.

 

Se le parti trovano un accordo durante la causa o questa comunque si chiuda per qualsiasi altra ragione con un provvedimento di cessata materia del contendere, il giudice non potrà – salvo diverso accordo tra le parti – dichiarare la compensazione delle spese di giudizio, ma dovrà pronunciarsi su di esse secondo la regola della cosiddetta «soccombenza virtuale», ossia in base alla “normale” probabilità di accoglimento della pretesa di parte su criteri di verosimiglianza o su indagine sommaria di delibazione del merito. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1].

 

In quest’ottica il giudice potrebbe disporre sia la condanna alle spese nei confronti della parte che – se la causa fosse proseguita – sarebbe stata soccombente. In alternativa può disporre la compensazione delle spese, purché ne ricorrano i presupposti di legge, presupposti che sono cambiati con una recente riforma e ricorrono nel caso in cui vi sia: 1) soccombenza reciproca; 2) assoluta novità della questione; 3) se muta la giurisprudenza su una questione dirimente della causa.

 

Quindi, resta sempre possibile per il giudice che dichiari estinto il giudizio per cessata materia del contendere, non pronunciare condanna alle spese e disporne, in tutto o in parte, la compensazione, ma ciò non può essere la conseguenza della stessa cessazione della materia del contendere, bensì il frutto di una valutazione astratta e ipotetica di quello che sarebbe potuto essere l’esito del giudizio qualora fosse proseguito (cosiddetta soccombenza virtuale).

 

Per esempio, potrebbe essere disposta la compensazione delle spese qualora l’illegittimità dell’atto revocato sia emersa a seguito dell’esame della documentazione esibita o delle argomentazioni esposte in sede contenziosa; in caso di novità, peculiarità ed oggettiva incertezza delle questioni di fatto e di diritto rilevanti.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 27 maggio – 29 novembre 2016, n. 24234
Presidente Petitti – Relatore Scalisi

Svolgimento del processo

A.M. con ricorso dei 19 settembre 2009 proponeva opposizione avverso verbale di accertamento di violazione dell’art. 7 comma 9 e 14 dei CdS emesso dal comune di Roma. Eccepiva il ricorrente l’illegittimità del verbale opposto, dato che lo stesso era titolare del permesso di accesso alla zona ZTL, e chiedeva, pertanto, che il provvedimento impugnato venisse dichiarato nullo, con rimborso delle spese del giudizio da distrarsi in favore dei difensore dichiaratosi antistatario.
Si costituiva il Comune di Roma\che il Prefetto di Roma adito dall’opponente aveva disposto l’archiviazione del verbale opposto e, pertanto, chiedeva che venisse dichiarata cessata la materia del contendere con compensazione delle spese considerata l’inammissibilità del ricorso in opposizione stante il ricorso al Prefetto.
Il Giudice di Pace di Roma con sentenza n. 39136 del 2010 dichiarava cessata la materia del contendere e compensava le spese di giudizio.
Il Tribunale di Roma pronunciandosi su appello di A.M., il quale lamentava la pronuncia di compensazione delle spese di giudizio, contumace il Comune di Roma, con sentenza n. 8070 del 2013 confermava

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[1] Cass. sent. n. 24234/16 del 29.11.2016.

 

Autore immagine: Laleggepertutti.it/Palumbo

 


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