Se qualcuno costruisce davanti alla mia finestra che posso fare?
Lo sai che?
1 Dic 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Se qualcuno costruisce davanti alla mia finestra che posso fare?

Esiste un diritto al paesaggio e alla veduta? Che succede se un nuovo palazzo o una costruzione mi impedisce la «vista sul mare» o sulle montagne?

 

Ti sei mai chiesto che diritti ti riconosce la legge se qualcuno dovesse costruire proprio dirimpetto alla tua finestra, impedendoti la vista del paesaggio che, prima, si stendeva davanti a te tutte le mattine e le sere?

 

Immaginiamo allora di aver comprato un appartamento all’ultimo piano di un palazzo che si affaccia sulla costa: dal nostro balcone possiamo vedere tutto il golfo, la spiaggia e, nelle belle giornate, anche qualche lontana isola. Senonché, dopo appena qualche anno, un costruttore compra un terreno adiacente e ci costruisce un nuovo fabbricato che ci oscura il panorama. Proviamo a recriminare ma non ne esce nulla: il costruttore sostiene di avere diritto a costruire sulla sua proprietà e noi restiamo dell’idea di aver acquistato, insieme all’appartamento, anche un «diritto alla veduta» del paesaggio. Chi ha ragione? La soluzione è in una recente sentenza del tribunale di Fermo [1].

 

Il panorama sarà pure un diritto – dice il giudice – ma non può far scattare la tutela possessoria come se fosse una comune servitù. Altrimenti chiunque abbia una finestra sul lungomare potrebbe bloccare le attività del vicino di casa, impedendo qualsiasi tipo di costruzione: le città, insomma, si bloccherebbero.

Le uniche norme che tutelano il diritto all’aria e alla veduta davanti alla propria finestra sono quelle del codice civile che disciplinano le distanze minime fra costruzioni (di norma, 3 metri) o l’apertura di luci e vedute. Sempre che, ovviamente, non si sia titolari di una servitù di veduta, per la quale però servono particolari condizioni.
Il balcone, invero, nasce per consentire un normale affaccio e non rappresenta un manufatto destinato in modo univoco all’esercizio di una servitù di veduta.

 

Dunque, solo se si dimostra la violazione delle distanze minime tra le costruzioni si ha diritto a ottenere un risarcimento del danno per la violazione del diritto al panorama. Il panorama è, infatti, un valore aggiunto ad un immobile, che ne aumenta la quotazione di mercato: il proprietario che vede diminuire tale valore per via del comportamento illegittimo del vicino di casa – il quale abbia costruito un fabbricato troppo ravvicinato all’altrui finestra o balcone – deve risarcire il danno per aver leso tale diritto.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
2 Dic 2016 arch. Domenico Grande

Magari sarà sfuggito – per mera distrazione – quanto sancisce – incontrovertibilmente – il decreto interministeriale 2 aprile 1968 n.1444, art.9. Limiti di distanza tra i fabbricati.
Circa le distanze obbligatorie e minime, da mantenere dalle facciate finestrate degli edifici frontistanti, vigono sempre stringenti limitazioni. A riprova, qualsiasi strumento urbanistico “post ‘68” è stato ed è, obbligato a rispettarle e ricomprenderle nelle norme attuative.
Quindi, per le nuove costruzioni, tranne quei rari casi ricadenti in “zona A” (centri storici), vale il seguente punto:
2) Nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti”.
L’arcinoto dm 1444 è immune da QUALSIVOGLIA derogazione e/o eccezione!
In questo modo, si potrà “aprire il cuore alla speranza” per quanti interessati.