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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Padella in testa: che rischio?

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

Se ferisci qualcuno con una padella, non solo sarai punito per le lesioni che gli procurerai, ma la pena sarà aumentata a causa dell’uso di un’arma impropria.

Sembra incredibile ma oggi bisogna stare attenti anche a come litigare! Qualsiasi aggressione che produca lesioni costituisce reato ma, se procurata con un’arma impropria (come una padella), fa aumentare la pena inflitta. Se, infatti, ad esempio, durante un litigio una donna colpisce il marito procurandogli delle lesioni guaribili in meno di venti giorni, sarà punita:

  • con una pena da tre mesi a tre anni di reclusione, se lo ha colpito a mani nude;
  • con una pena base (da tre mesi a tre anni di reclusione), aumentata fino ad un terzo, se lo ha colpito con un’arma impropria come una padella.

Vediamo perché andando per ordine.

Quando si configura il reato di lesione?

Il reato di lesione personale si configura ogni qualvolta un soggetto, con un’aggressione ad un terzo, causi una malattia nel corpo e nella mente [1].

Le lesioni possono essere:

  • dolose, se volute da chi le ha provocate;
  • colpose, se sono state solo conseguenza di un comportamento imprudente o imperito.

A seconda della gravità del danno arrecato alla vittima, le lesioni si dividono in:

  • lesioni lievissime, se la malattia non supera i venti giorni (il reato è procedibile a querela ed è punito con la pena da sei mesi a tre anni di reclusione);
  • lesioni lievi, se la malattia si protrae per più di venti giorni ma non oltre i 40 giorni (il reato è procedibile a querela ed è punito con la pena da sei mesi a tre anni di reclusione);
  • lesioni gravi, se la malattia supera i 40 giorni o se si configura almeno una delle circostanze aggravanti previste dalla legge (il reato è procedibile d’ufficio ed è punito con la pena da tre a sette anni di reclusione);
  • lesioni gravissime, se la malattia è certamente o probabilmente insanabile o se si configura una delle circostanze aggravanti (il reato è procedibilità d’ufficio ed è punito con la pena da sei a dodici anni di reclusione).

La lesione personale è considerata gravissima se dal fatto deriva:

  • una malattia certamente o probabilmente insanabile;
  • la perdita di un senso;
  • la perdita di un arto;
  • una mutilazione che renda l’arto inservibile;
  • la perdita dell’uso di un organo;
  • la perdita della capacità di procreare;
  • una permanente e grave difficoltà della favella;
  • la deformazione, ovvero lo sfregio permanente, del viso [2].

La pena è aumentata fino ad un terzo se le lesioni sono provocate con un’arma (di qualunque tipo) [3].

 

Cosa si intende per arma?

Ai fini della legge penale e, quindi, dell’aumento di pena, per armi si intendono:

  • le armi proprie (ad esempio, armi da sparo, armi bianche, coltelli appuntiti, pugnali e spade);
  • le armi improprie (cioè gli strumenti che, pur non essendo armi vere e proprie, sono vietati dalla legge perché possono causare ferite, anche gravi, come ad esempio le forbici).

Queste ultime non possono essere portate fuori della propria abitazione o del luogo in cui vengono utilizzate (per esempio il luogo di lavoro). In caso contrario, si configura un reato ed il contravventore sarà punito con l’arresto da un mese ad un anno e con l’ammenda da € 1.000 ad € 10.000 [4].

La padella è un’arma?

Secondo giurisprudenza costante, qualsiasi oggetto atto ad offendere, se usato con aggressività, costituisce un’arma impropria, anche un bicchiere [5]. Questo significa che se esco di casa portando con me una padella, e vado ad aggredire un vicino che mi sta sui nervi, la padella rappresenta un’arma impropria, in quanto utilizzata per colpire una persona.

Naturalmente la stessa padella che un attimo fa abbiamo qualificato come arma impropria, usata in casa per cucinare resterà la solita semplice stoviglia. Questo significa che un oggetto di uso comune, idoneo a provocare delle ferite, diventa arma impropria solo se viene snaturato della propria utilità ed utilizzato come strumento di offesa (cioè come arma).

note

[1] Art. 582 cod. pen.

[2] Art. 583 cod. pen.

[3] Art. 585 cod. pen.

[4] Art. 4 L. n. 110 del 18.4.1975

[5] Sent. Tribunale Firenze  n. 1786 del 13.06.2013

Se, sopraffatto dall’ira, colpisci in testa una persona con una padella e le provochi lesioni, sarai condannato per lesioni personali aggravate dall’uso dell’arma impropria.

Se, addirittura, hai portato la padella in auto senza uno specifico motivo, se non quello di utilizzarla per  aggredire il tuo nemico, potrai essere indagato, e condannato, anche per il reato di porto di armi (o di oggetti atti ad offendere).

Tribunale di Firenze, sent. n. 1786 del 13.06.2013.

In tema di armi improprie, anche un bicchiere di vetro, adoperato come corpo contundente in un contesto connotato da aggressività, diventa strumento atto ad offendere. Deve, dunque, considerarsi arma ai fini dell’applicazione dell’aggravante ex art. 585, comma 2, c.p. Del resto, il porto di ogni altro oggetto non destinato per sua natura ad offendere, cessa di essere giustificato nel momento in cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione e viene utilizzato in guisa di arma impropria. (Nel caso di specie, l’imputato è stato ritenuto colpevole del reato ex art. 4 della L. 110 del 1975, avendo adoperato contro la persona offesa, strumenti idonei a lederne l’integrità fisica, quali un tubo ed uno sgabello in metallo).
Sent. cass. n. 41284 del 2015

Sussiste l’aggravante prevista dall’art. 585, comma secondo n. 2, c.p., nel caso in cui le lesioni personali siano state cagionate alla vittima, all’interno della propria abitazione, con l’uso di una stampella da deambulazione, ritenuto che devono considerarsi armi improprie tutti gli strumenti, ancorché non da punta o da taglio, che, in particolari circostanze di tempo o di luogo, possono essere utilizzati per l’offesa alla persona.

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