Non timbrare il cartellino equivale a farselo timbrare
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2 Dic 2016
 
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Non timbrare il cartellino equivale a farselo timbrare

Badge: il pubblico dipendente che non timbra il cartellino può essere licenziato così come quello che lo timbra e poi esce dall’ufficio.

 

Stretta della Cassazione sui furbetti del badge: può essere licenziato non solo chi timbra il cartellino (o se lo fa firmare da un collega) e poi non è sul posto di lavoro, ma anche chi, dopo essere entrato in ufficio, ne esce subito senza neanche preoccuparsi di strisciare il badge. Insomma, il fatto di non aver “timbrato” non costituisce una scusa per evitare il licenziamento, perché si tratta pur sempre di una falsa attestazione e, quindi, di un comportamento scorretto e illecito. È quanto chiarito dalla Suprema Corte con una recente sentenza [1].

 

Il principio affermato dalla Suprema Corte è dunque il seguente: è legittimo il licenziamento del dipendente della pubblica amministrazione che si allontana dal lavoro senza timbrare il cartellino. In tal caso si configura la «falsa attestazione di presenza in servizio» punita con il licenziamento in base al testo unico sul pubblico impiego [2] che prevale anche sugli accordi collettivi. Peraltro la condotta in questione costituisce anche un reato, sanzionabile con la reclusione [3].

 

In particolare la legge stabilisce il licenziamento come sanzione nel caso di falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, oppure giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia (per le altre ipotesi, leggi la nota [2]).

Il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600.


[1] Cass. sent. n. 24574/16.

[2] Art. 55 quater D.lgs. n. 165/2001.

«Art. 55-quater (Licenziamento disciplinare).

Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:

a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;

b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per piu’ di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;

c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;

d) falsita’ documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;

e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignita’ personale altrui;

f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale e’ prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.

Il licenziamento in sede disciplinare e’ disposto, altresi’, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e’ dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54.

Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento e’ senza preavviso».

[3] Art. 55 quinquies D.lgs. n. 165/2001.

« Art. 55-quinquies (False attestazioni o certificazioni).

Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalita’ fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.

Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilita’ penale e disciplinare e le relative sanzioni, e’ obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonche’ il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.

La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo ed altresi’, se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati ne’ oggettivamente documentati».

 


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