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Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2016

Lo sai che? Trucchi per impugnare una cartella esattoriale del Fisco

> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2016

Tempi di ricorso, vizi di forma e di sostanza: ecco le eccezioni da sollevare se viene notificata una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate.

Regola numero 1: sopravvivere. Anche all’Agenzia delle Entrate e alle sue cartelle esattoriali. Si può? Certo che si può. Basta qualche piccolo trucchetto.

Regola numero 2: mai disperare quando a casa arriva la raccomandata dell’Agente della riscossione. Se si riesce a riflettere con calma e a seguire qualche suggerimento come quelli che vi elenchiamo qui sotto, sarà possibile rispettare anche la regola numero 1, cioè: sopravvivere. Anche all’Agenzia delle Entrate e alle sue cartelle esattoriali.

Ritirata la raccomandata dal postino, sedetevi in salotto e riflettete su tre questioni: i tempi, la sostanza e la forma. Esistono, infatti, delle scadenze per poter contestare una cartella esattoriale, esistono dei vizi sul merito ed esistono dei vizi di forma.

I tempi. Variano a seconda del motivo per cui l’Agente di riscossione ci ha recapitato la cartella:

  • se ci viene contestata una multa per violazione del Codice della strada ci sono 30 giorni di tempo per impugnala davanti al Giudice di pace nel caso non sia stato notificato il verbale oppure 20 giorni davanti al Tribunale per un vizio di forma (cartella non firmata o mancanza di qualche altro dato obbligatorio). Si arriva perfino al tempo indeterminato se la cartella arriva cinque anni dopo la notifica del verbale: cade in prescrizione.
  • se la cartella esattoriale riguarda contributi previdenziali Inps o Inail, ci sono 40 giorni di tempo davanti al Tribunale per un vizio di ruolo oppure 20 giorni davanti al Tribunale del Lavoro per vizi di forma;
  • se la cartella ci contesta tasse o tributi non pagati, ci sono 60 giorni di tempo per impugnarla per qualsiasi tipo di vizio davanti alla Commissione tributaria provinciale del luogo in cui ha sede l’Ente creditore.

E veniamo ai vizi. Come accennato, sono di due tipi:

  • vizi sul merito: le tasse che l’esattore pretende sono già state pagate, oppure sono più alte del dovuto, ecc. Meglio avere una conferma dal proprio commercialista;
  • vizi di forma: non vengono rispettate regole o procedure obbligatorie da parte dell’Agenzia delle Entrate per chiedere quanto dovuto.

Questi ultimi offrono qualche scappatoia a chi sa di avere sbagliato ma vuole trovare a tutti i costi un escamotage per cercare di farla franca. Il concetto, detto in modo molto banale, è: se io ho sbagliato e devo pagare, chi pretende che paghi non può a sua volta sbagliare nel modo di chiedermelo. Altrimenti siamo pari.

Trucco numero 1: il difetto di notifica

Tra i vizi di forma più comuni c’è quello del difetto di notifica. Significa che il postino non ha rispettato le formalità imposte dalla legge per consegnare la cartella esattoriale. Qual è questo protocollo? Il postino deve suonare sempre due volte. Altrimenti va dal portiere, se c’è. La consegna deve avvenire (rigorosamente in quest’ordine) nelle mani del diretto interessato. Se quest’ultimo è al lavoro o è andato al supermercato o a comprare il giornale, dovrà essere consegnato nelle mani di un familiare convivente. Se anche il familiare è assente, il postino potrà consegnarlo al portiere dello stabile, ammesso che il diretto interessato abiti in uno stabile con portiere. Il postino (o l’ufficiale giudiziario che viene a consegnare la cartella esattoriale) è tenuto a citare nella relata di notifica, posta alla fine della cartella, di avere seguito quest’ordine nel tentativo di consegnarla.

E qui bisogna stare ben attenti. Se vado a contestare una cartella esattoriale per difetto di forma della notifica, vuol dire che sono venuto a conoscenza dell’atto. Cade, quindi, il vizio di forma: in un modo o nell’altro, la cartella è finita nelle mie mani. Meglio, allora, fare finta di non averla mai ricevuta. Nel caso l’Agenzia delle Entrate proceda con un atto esecutivo (cioè un pignoramento) o con un atto cautelare (l’ipoteca o un fermo), si potrà sempre proporre una opposizione all’esecuzione e contestare la nullità della notifica della cartella esattoriale proprio per il predetto vizio di forma. Tenendo conto, però, che non tutti i Tribunali sono d’accordo sul fatto che la notifica a mezzo posta sia illegittima. Basare tutta la propria difesa su questo aspetto potrebbe essere rischioso.

Trucco numero 2: la relata di notifica

Un errore del postino nel riportare la relata di notifica può rendere nulla la cartella esattoriale. La relata deve essere apposta alla fine della cartella e mai sul frontespizio. Se così fosse, il contribuente può cominciare a fregarsi le mani.

Trucco numero 3: il vuoto di memoria

Non sempre è una questione di età: a volte è passato del tempo e uno non si ricorda di avere mai firmato alcunché. Tuttavia, ciò non significa che il postino non abbia mai provato alla notifica di una cartella esattoriale. La legge, infatti, consente di ritenere ugualmente e regolarmente consegnati degli atti che invece, di fatto, non lo sono stati per irreperibilità del destinatario o sua assenza momentanea (il lavoro, il supermercato, il giornale…).

Esempio: quella volta che avevate una voglia matta di sushi e siete andati al supermercato a comprarlo, mentre i parenti erano al lavoro ed il portiere non ha voluto ritirare la posta per conto vostro, il postino, non trovando nessuno a cui consegnare la cartella, seguirà una procedura specifica, all’esito della quale la notifica si considererà ugualmente completata, pur in vostra assenza. L’uomo della pettorina gialla depositerà la raccomandata a voi indirizzata presso la Casa Comunale vi invierà un avviso della giacenza spedendovi una raccomandata con avviso di ricevimento. Se siete assenti anche nel momento in cui l’avviso di giacenza viene notificato, ve lo troverete affisso alla porta d’ingresso della vostra abitazione, oppure nella cassetta postale, oppure ancora in quella del vostro ufficio o della vostra azienda.

Non c’è scampo, quindi? Forse sì. Perché se queste formalità non vengono rispettate, la notifica della cartella è nulla.

Consiglio numero 3, dunque: verificate che nella vostra cassetta della posta non vi sia qualche avviso di raccomandata da voi non ritirata.

Se così non dovesse essere, potrete sempre controllare, tramite una richiesta di “accesso agli atti”, presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, che tutta questa procedura sia stata correttamente eseguita.

Di tutti questi atti vi deve essere necessariamente copia presso l’Agente della riscossione e quest’ultimo è tenuta a darvene visione.

Trucco numero 4: mancano gli interessi o il tasso 

A occhio non si paga nulla, tanto meno multe o tasse. Ecco perché la cartella esattoriale deve obbligatoriamente contenere una dettagliata indicazione delle modalità con cui gli interessi sono stati calcolati e dei relativi tassi. Altrimenti, la cartella che vi è stata recapitata è interamente nulla.

Nel dettaglio degli addebiti – che costituisce una delle pagine della cartella – dovrete quindi trovare anche il dettaglio del calcolo degli interessi che vi vengono richiesti in pagamento e degli specifici tassi applicati.

Non basta, quindi, riportare la cifra globale degli interessi e non siete nemmeno tenuti, come contribuenti, ad avere una laurea in matematica o a ricostruire il modo in cui l’Agenzia delle Entrate ha calcolato gli interessi per i singoli anni di tassazione.

Trucco numero 5: la cartella non è completa

L’Agenzia delle Entrate pretende precisione dal contribuente, ma deve essere altrettanto precisa. Ciò significa che quando vi invia una cartella esattoriale a casa, deve stare attenta a riportare al suo interno tutte le informazioni necessarie affinché il diretto interessato capisca la pretesa tributaria e, nello stesso tempo, si possa difendere. La legge, infatti, impone una serie di comunicazioni che l’atto deve elencare in modo esaustivo (per esempio: i termini entro cui far ricorso, ecc.).

Una cartella esattoriale priva di una pagina è una cartella nulla. Il cittadino può limitarsi a sollevare l’eccezione. L’Agente di riscossione dovrà dimostrare il contrario (il che, francamente, non è semplice per lui).

Trucco numero 6: manca la causale

Gli importi richiesti dall’Agenzia delle Entrate devono essere sempre accompagnati dalla causale delle somme pretese dal fisco. Secondo la Cassazione, infatti, la cartella deve contenere indicazioni sufficienti a consentire al contribuente di identificare in maniera agevole la causale delle somme pretese dall’amministrazione finanziaria. Prima si diceva: a occhio non si paga nulla. Bene: non si paga nemmeno senza un perché.

Trucco numero 7: mancano delle informazioni

Ci sono altre informazioni che, se non riportate sulla cartella esattoriale, la rendono nulla. Eccole:

  • l’intimazione al pagamento della cifra risultante dal ruolo entro il termine di 60 giorni dalla notifica, con l’avvertimento che, in difetto, si procederà a esecuzione forzata;
  • la data in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • il numero identificativo della cartella;
  • l’ente titolare del credito per il quale si sta agendo (per es. Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ecc.);
  • la specie del ruolo;
  • le generalità del debitore (per es. codice fiscale, dati anagrafici, ecc.);
  • l’anno o il periodo di riferimento del credito;
  • l’importo di ogni articolo di ruolo;
  • il totale degli importi iscritti a ruolo;
  • il numero delle rate in cui il ruolo deve essere riscosso, il loro importo e la loro cadenza;
  • l’indicazione sintetica degli elementi sulla base dei quali è stata fatta l’iscrizione a ruolo (il famoso “perché” citato prima);
  • qualora l’iscrizione a ruolo sia conseguente a un atto notificato in precedenza, devono essere indicati gli estremi di tale atto e la relativa data di notifica oppure l’atto stesso va allegato;
  • l’avviso che, in caso di mancato pagamento, l’Agente della riscossione potrà procedere ad acquisire, in via stragiudiziale, i dati relativi a eventuali crediti vantati dallo stesso debitore nei confronti di terzi, al fine dello svolgimento di eventuali azioni di espropriazione;
  • l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, nonché di quello di emissione e notifica della cartella stessa.

La firma autografa del dirigente non è più considerata necessaria. Basta l’intestazione.

Trucco numero 8: mancano termini e modalità entro cui fare ricorso

Per la legge, non è giusto partire solo all’attacco: bisogna dare all’avversario la possibilità di difendersi. Così, l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad informare il cittadino sul suo diritto a presentare ricorso, cioè a bussare alla porta di un giudice per chiedere l’annullamento della cartella esattoriale qualora ritenga che non sia valida. L’Agente di riscossione, dunque, sarà tenuto all’indicazione dei termini temporali e delle modalità entro cui è possibile fare quel ricorso. Se manca questa informazione, la cartella non sarà nulla (a differenza degli altri vizi di forma) ma l’eventuale ricorso presentato oltre i termini o al giudice sbagliato non comporterà preclusioni per il contribuente.

Trucco numero 9: se gli occhiali non bastano a leggere la data

Non tutti hanno la vista da lince. E siccome il timbro che riporta la data di notifica di una cartella esattoriale è un elemento fondamentale, la sua indicazione chiara e leggibile è obbligatoria, pena l’invalidazione della cartella.

Attenzione però: anche in questo caso, come già detto sopra, sollevare una impugnazione contro la cartella potrebbe essere controproducente, posto il principio secondo cui l’opposizione sana ogni vizio di notifica.

A questo punto, come al consiglio numero 1, conviene far finta di niente, ossia di non aver ricevuto alcunché, e di pensare ad altro. Qualora l’Agente di riscossione proceda negli atti esecutivi, bisognerà proporre una opposizione all’esecuzione e contestare la nullità della notifica della cartella esattoriale proprio per il predetto vizio di forma.

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