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Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Lo sai che? Malattia in prova, ho diritto all’indennità?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

Malattia o infortunio non lavorativo che si verifica durante il periodo di prova: il lavoratore ha diritto ad essere pagato?

Il lavoratore in prova che si ammala ha diritto a ricevere l’indennità di malattia, anche nel caso in cui non sia coperto dall’Inps ed il contratto collettivo non preveda il pagamento di alcuna indennità o integrazione a carico del datore di lavoro. Per gli impiegati non tutelati dall’Inps né dai contratti collettivi, difatti, è ancora applicabile un vecchio decreto del 1924, che prevede, per un determinato periodo, che il trattamento per malattia sia a carico del datore di lavoro.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire qual è la tutela generalmente prevista per la malattia durante il periodo di prova e in che cosa gli operai si differenziano dagli impiegati.

Malattia Inps: chi è pagato?

Innanzitutto, è bene ricordare che l’Inps non paga la malattia indistintamente a tutti i lavoratori, ma soltanto a coloro che sono assicurati per tale rischio, quindi che pagano l’aliquota corrispondente all’assicurazione malattia assieme ai contributi previdenziali. I lavoratori coperti dall’Inps, per la malattia, sono:

  • tutti gli operai, a prescindere dal settore di appartenenza;
  • gli impiegati e i quadri del settore terziario (commercio, pubblici esercizi, servizi, studi professionali…);
  • i lavoratori dell’agricoltura;
  • gli apprendisti;
  • i disoccupati;
  • i lavoratori sospesi dal lavoro;
  • i lavoratori dello spettacolo;
  • i lavoratori marittimi;
  • i co.co.co. iscritti alla gestione separata.

Normalmente, è il datore di lavoro a pagare la malattia e a conguagliarla, mensilmente, con i contributi dovuti all’Inps.

In determinate ipotesi l’indennità di malattia è invece pagata direttamente dall’Inps al lavoratore avente diritto. In particolare, l’erogazione diretta da parte dell’istituto spetta:

  • ai cosiddetti Otd, i lavoratori agricoli a tempo determinato;
  • ai lavoratori stagionali;
  • nel caso in cui il datore di lavoro non possa anticipare l’indennità;
  • ai lavoratori disoccupati o sospesi che non usufruiscono della Cigo (cassaintegrazione);
  • ai dipendenti di aziende sottoposte a procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria);
  • ai lavoratori che ricevono il pagamento diretto della Cigo o della Cassa Integrazione in deroga;
  • ai lavoratori aventi diritto all’erogazione diretta secondo disposizioni della Dtl (Direzione Territoriale del Lavoro);
  • ai dipendenti che si sono ammalati prima che l’azienda cessasse l’attività;
  • nel caso in cui il datore di lavoro si sia rifiutato di anticipare l’indennità (in questo caso l’Inps è tenuta a diffidarlo: qualora non adempia entro 30 giorni dal sollecito, l’Istituto procede al pagamento diretto).

L’indennità di malattia a carico dell’Inps, nella generalità dei casi, non è dovuta nei primi 3 giorni di assenza, detti periodo di carenza, ed è dovuta in misura pari al 50% sino al 20° giorno di assenza ed al 66,66% dal 21° giorno, sino ad un massimo di 180 giorni.

Malattia impiegati

In base a quanto esposto, i dirigenti (qualsiasi sia il settore di appartenenza), i quadri e gli impiegati al di fuori del settore terziario, non essendo assicurati per la malattia, non hanno diritto all’indennità a carico dell’Inps.

Questo non significa, comunque, che non abbiano diritto ad alcuna prestazione in caso di malattia, in quanto il contratto collettivo applicato può prevedere che il datore di lavoro sia obbligato a retribuire il dipendente, assente a causa di una patologia, o di un infortunio avvenuto al di fuori dell’ambito di lavoro (se l’infortunio è avvenuto sul lavoro, o se si tratta di una malattia professionale, è invece l’Inail che indennizza il lavoratore).

Peraltro, il contratto collettivo può essere utile anche nel caso in cui la malattia sia indennizzata dall’Inps, disponendo un’integrazione a carico del datore di lavoro, sino ad arrivare al 100% della retribuzione.

Malattia impiegati in prova

Tuttavia, alcuni contratti collettivi, come il Ccnl legno-industria, prevedono espressamente il pagamento dell’indennità di malattia, o dell’integrazione, a carico del datore di lavoro, soltanto per i lavoratori non in prova. A tal proposito, posto che gli operai hanno comunque diritto all’indennità dell’Inps, ci si chiede se gli impiegati in prova siano totalmente sprovvisti di tutela.

In questi casi si può applicare un noto decreto del 1924 [1]: la norma prevede che il trattamento per malattia sia posto totalmente a carico del datore di lavoro per i soli lavoratori aventi la qualifica di impiegato. Per questi ultimi è previsto il pagamento dell’intera retribuzione per il primo mese di malattia e della metà per i successivi due mesi, se l’anzianità di servizio non supera i dieci anni.

In buona sostanza, se un impiegato è in prova, nel silenzio del contratto collettivo applicato è dovuto, in caso di malattia, l’intero stipendio per il primo mese di assenza e il 50% per i successivi due mesi.

Malattia durante la prova: licenziamento

A questo punto, però, sorge spontanea un’ulteriore domanda: il lavoratore può essere licenziato durante il periodo di prova se è in malattia?

Gli orientamenti della giurisprudenza, al riguardo, sono contrastanti, premesso che:

  • nel corso del periodo di prova il rapporto di lavoro può essere risolto in qualsiasi momento da entrambe le parti senza preavviso;
  • solo il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto di lavoro (periodo di comporto) durante la malattia;
  • il lavoratore è confermato se, trascorso il periodo di prova, nessuna delle parti ha dato regolare disdetta.

L’orientamento più vecchio [2] al riguardo stabilisce che la malattia non sospende il periodo di prova: pertanto, terminato il periodo di prova senza disdetta, l’assunzione è confermata anche se il lavoratore è ancora in malattia; confermata l’assunzione, il lavoratore ha diritto al periodo di comporto.

Secondo l’orientamento più recente [3], invece, la malattia sospende la durata del periodo di prova. Pertanto, durante il periodo di malattia, l’assunzione non può intendersi come confermata. Se il contratto collettivo applicato stabilisce che solo il lavoratore non in prova ha diritto al comporto, il datore di lavoro può licenziarlo se ritiene che la prova non abbia avuto esito positivo, senza dover aspettare la fine del periodo di comporto.

In ogni caso, il lavoratore potrebbe opporsi alla cessazione del rapporto se il periodo di attività è ritenuto insufficiente per valutare correttamente le sue competenze e capacità: questo, a prescindere dal fatto che il contratto collettivo, o individuale, stabilisca una durata minima della prova [4].

note

[1] Art. 6, Co. 5, RDL 1825/1924.

[2] Cass. sent. n. 6479/1987.

[3] Cass. sent. n. 12814/1992.

[4] Cass. sent. n. 4979/1987.

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