Professionisti Pubblicato il 2 dicembre 2016

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Professionisti La libertà di stampa

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L’articolo 21 della Costituzione, la libertà di stampa, il diritto di cronaca, il diritto di satira e il diritto di critica.

Disciplina costituzionale

Uno dei più importanti ed incisivi mezzi di manifestazione del pensiero è la stampa. Il Costituente all’art. 21 Cost. ha sancito i seguenti principi:

– dispone, in risposta al regime autoritario previgente, l’esclusione di ogni forma di autorizzazione preventiva. Infatti, chi intende pubblicare un libro o un qualsiasi stampato non è tenuto a chiedere alcun consenso preventivo alle pubbliche autorità per poterlo diffondere (art. 21, comma 2);

– esclude ogni forma di censura successiva alla redazione dello stampato, ma antecedente alla sua pubblicazione (art. 21, comma 2). In particolare, sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. A questo scopo la L. 21 aprile 1962, n. 161 dispone un sistema di controllo diverso per i film e le opere teatrali. I film sono soggetti al nulla osta di un’apposita Commissione, che ne condiziona l’ingresso nel circuito distributivo o può apporre il divieto ai minori di 14 o 18 anni per la visione pubblica;

– il sequestro dello stampato, essendo una misura repressiva, deve seguire rigorose procedure di garanzia (art. 21, commi 3 e 4). Il sequestro è possibile «solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria, nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge prescrive per l’individuazione dei responsabili». Al di fuori di questi due casi la Corte costituzionale ha ritenuto rigorosamente inapplicabile ogni tipo e forma di sequestro di stampati. Quando però vi sia una assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che entro le 24 ore devono fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle 24 ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto;

– è la legge che deve stabilire i controlli pubblici sui mezzi di finanziamento della stampa periodica (art. 21, comma 5).

La L. 5 agosto 1981 n. 416 (Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria), prevede una dettagliata disciplina per individuare i titolari delle imprese editoriali (che per motivi di trasparenza devono essere solo persone fisiche) ed impedire la concentrazione delle testate con la conseguenza di pericolose situazioni monopolistiche nel settore;

– prevede la possibilità per il legislatore di adottare controlli preventivi e mezzi repressivi contro la stampa che offenda il buon costume (art. 21, ultimo comma).

La legge sulla stampa (L. 8 febbraio 1948, n. 47) prevede, inoltre, il divieto della stampa anonima in quanto essa si pone in contrasto con i principi e le libertà costituzionali, essendo finalizzata ad occultare la responsabilità relativa ad eventuali illeciti penali in essa contenuti. Per questo motivo l’art. 2 della L. 47/1948 dispone che tutte le pubblicazioni devono riportare le generalità ed il domicilio dello stampatore e dell’editore.

Il testo dell’art. 57 del codice penale prevede, infine: «[…] il direttore o il vicedirettore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo». L’art. 57bis estende questa disposizione alla stampa non periodica.

 

Il diritto di cronaca

Il diritto di cronaca costituisce una specificazione della libertà di manifestazione del pensiero e svolge la funzione di informare, anche ricorrendo a valutazioni e conclusioni soggettive di ordine morale, sociale, storico e politico.

Infatti, il cronista non si limita solo a riferire e diffondere le notizie, ma anche ad interpretarle ed a commentarle. L’attività del giornalista, cioè, non può mai esser completamente «neutrale»: i fatti che vengono riferiti sono sempre influenzati dalle opinioni del cronista (CRISAFULLI e PIZZORUSSO).

 

La Cassazione, con sent. n. 5259/1984, ha indicato alcuni importanti presupposti per il corretto esercizio del diritto di cronaca che riguardano:

— la verità oggettiva della notizia: il giornalista, cioè, deve solo accertare che le notizie che pubblica siano state rese in una fonte o contesto specifico (es. una ordinanza), mentre non è tenuto a svolgere ulteriori indagini sulla sua attendibilità;

— l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto (cd. pertinenza);

— la correttezza formale dell’esposizione (cd. continenza).

 

Il diritto di cronaca presenta limiti:

  • interni, individuabili nella rilevanza pubblico-sociale, nella verità obiettiva dei fatti riferiti e nella forma utilizzata per la narrazione che non deve concretarsi in un linguaggio di per sé offensivo;
  • esterni, finalizzati alla tutela di altri interessi rilevanti, come l’interesse ad una efficace amministrazione della giustizia (segreto di determinati atti o fasi processuali) o l’interesse alla difesa nazionale (segreto di Stato).

L’unica forma di tutela di cui gode il singolo per difendersi da un uso scorretto del diritto di cronaca è il diritto di rettifica (art. 42, L. 5 agosto 1981, n. 416). Esso consente alla persona coinvolta dalla diffusione di notizie false o inesatte di chiederne la correzione o precisazione.

Diritto di satira e diritto di critica

Uno Stato democratico garantisce a ciascun individuo il pieno esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali, a patto che non vengano danneggiati diritti e libertà altrui. L’ordinamento, in tal senso, prevede specifiche garanzie affinché sia assicurata una sfera di autonomia soggettiva che neppure I poteri pubblici possono cancellare.

Peraltro, se le offese recate a simboli e valori supreme (come la bandiera, la persona del Capo di Stato, l’inno nazionale etc.) costituiscono «reati» per tutti gli ordinamenti, non è difficile immaginare quali reazioni possa provocare un’offesa al credo religioso. Così, «usare» facili provocazioni nei confronti della fede, in nome di una presunta libertà di pensiero, che assurge a dogma assoluto e intangibile, svilisce il diritto, costituzionalmente garantito, al rispetto della libertà di culto.

Una qualsiasi forma di insensibilità, in tal senso, comporta il venir meno del rispetto dell’altro e, quindi, dei valori di libertà che «in tale rispetto» trovano la loro reale essenza. Tali manifestazioni non possono rientrare in assoluto nel «diritto di satira», spesso confuso con il «diritto di critica» da cui, invece, va tenuto distinto.

La satira, infatti, è talvolta inopportuna e provocatoria, mentre la critica deve necessariamente controargomentare ricorrendo a proposizioni logiche che si giustappongono e si confrontano con l’oggetto della critica, lasciando così al lettore la possibilità di valutarne il fondamento.

La critica e la satira alle credenze fondamentali di un popolo e alla sua fede profonda devono essere attente a non offendere i valori fondanti dei diversi credi religiosi. La critica, in particolare, trova innanzi l’ostacolo del dommatismo che porta dinanzi a un bivio: obbedire e perdere così la propria indipendenza di giudizio o ribellarsi proponendo contro-affermazioni che, però, devono essere fondate su valori credibili. Così, è senz’altro comprensibile la critica a regimi che non rispettano l’uguaglianza dei cittadini (ad es. discriminazioni sessuali), meno una irriverenza che può turbare la coscienza delle persone.

manuale diritto costituzionale 2016

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