Professionisti Pubblicato il 2 dicembre 2016

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Professionisti La famiglia nella Costituzione

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I rapporti etico sociali nella Costituzione, la famiglia, attuazione degli obiettivi del Costituente nel diritto di famiglia: articoli 29, 30 e 31 Costituzione.

Generalità

Il passaggio dallo Stato liberale allo Stato sociale (Welfare State) è segnato dall’ampliamento dei compiti delle istituzioni (statali e locali) in relazione alle aumentate esigenze emergenti della collettività.

La crescita dei compiti dello Stato a tutela dei cittadini «dalla culla alla tomba» e la presenza di nuove formazioni sociali intermedie (ad es. coppie di fatto) ove si svolge la personalità del singolo si è elevata sensibilmente al fine di riequilibrare potenziali squilibri all’interno della società (assistenza sanitaria, previdenza sociale, istruzione). Al fine di consentire «pari opportunità a tutti», è sorta la necessità di una nuova e diversa politica di intervento e di sostegno soprattutto a tutela dei soggetti economicamente e socialmente più deboli.

Per questo motivo la Costituzione ha sancito una serie di diritti sociali (ignorati dallo Statuto Albertino), che si concretano nell’interesse del cittadino ad ottenere determinate prestazioni dall’amministrazione statale [1] in grado di soddisfare i bisogni minimi vitali della collettività e che consentono un progressivo miglioramento della qualità della vita, al fine di garantire a tutti un’esistenza libera e dignitosa come prescrive il dettato costituzionale.

La Costituzione, allo scopo di favorire il pieno sviluppo della persona umana, tutela i principali diritti e rapporti etico-sociali tra i quali rientrano:

  1. i rapporti familiari e tutti quelli relativi allo status giuridico del nucleo familiare, inteso come «società naturale fondata sul matrimonio»;
  2. il diritto allo studio, alla libertà della cultura ed, in genere, i rapporti relativi al mondo della scuola che si affianca alla famiglia nella formazione della personalità dell’individuo;
  3. il diritto alla salute che assurge a interesse preminente della collettività per assicurare la salute fisico-psichica dei suoi membri.

La famiglia (artt. 29-31 Cost.)

La Carta costituzionale garantisce le formazioni sociali nel cui ambito la personalità individuale può trovare piena esplicazione.

Tali formazioni sociali costituiscono un importante raccordo tra lo Stato e il singolo cittadino e rappresentano una presenza imprescindibile per un ordinamento autenticamente democratico.

La principale formazione sociale intermedia è senza dubbio la famiglia, che costituisce la prima e più importante cellula della società definita dal Costituente «società naturale» che rappresenta il luogo dove l’essere umano si forma e sviluppa i suoi diritti inviolabili (BALDASSARRE).

I diritti della famiglia, come quelli dell’uomo, sono, dunque inviolabili e intangibili e di essi la Costituzione tratta negli artt. 29-31, dal cui esame si possono evincere i seguenti principi:

  1. il riconoscimento della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ossia come formazione sociale dotata di ampia autonomia di scelta in ordine alla propria or- ganizzazione interna, nei limiti dei principi costituzionali e della conseguente disciplina attuativa;
  2. la libertà di scelta del proprio coniuge, in considerazione del carattere assolutamente volontario dell’atto costitutivo della comunità familiare;
  3. l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, che può essere superata soltanto a tutela

e garanzia dell’unità familiare;

  1. il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. L’art. 30 Cost., in particolare, enuncia tre principi fondamentali:
  2. il dovere e il diritto dei genitori di occuparsi dei figli, con riferimento non solo all’adempimento dell’obbligo alimentare, ma anche alla loro crescita;
  3. il dovere dello Stato di integrare, qualora se ne ravvisi la necessità, l’azione dei genitori;
  4. l’uguaglianza dei diritti dei figli, senza distinguere fra i nati in costanza di matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio cui viene assicurata ogni forma di tutela giuridica e sociale che, però, deve essere compatibile con i diritti di una eventuale famiglia legittima.

Da una visione d’insieme di tali principi emerge il quadro complessivo della funzione della potestà genitoriale: il dovere educativo diretto alla promozione delle potenzialità dei figli che proprio per questo va esercitato nel loro esclusivo interesse. È, dunque, necessario che nella compagine familiare si stabilisca un bilanciamento fra il modello di vita suggerito e consigliato dai genitori e il carattere, le tendenze e le potenzialità espresse dal minore.

 

Gli obiettivi di politica legislativa

La Costituzione individua anche alcuni obiettivi di politica legislativa concernenti la famiglia:

  • la legge deve provvedere ai compiti dei genitori in caso di loro incapacità, perché ignoti, incapaci o defunti (art. 30, comma 2);
  • la legge deve dettare norme e limiti per la ricerca della paternità (art. 30, comma 4);
  • la Repubblica deve agevolare con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose (art. 31, comma 1);
  • la Repubblica deve proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti (come, ad esempio, i consultori familiari, istituiti dalla L. 405/1975) necessari a tale scopo (art. 31, comma 2).

 

 

Attuazione degli obiettivi del Costituente nel diritto di famiglia

Con la legge 19 maggio 1975, n. 151 si è radicalmente modificata la disciplina dei rapporti familiari. È caduta, nell’ambito della famiglia, ogni discriminazione tra marito e moglie per garantire la completa uguaglianza giuridica e morale dei coniugi, pur con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare, con riferimento sia ai rapporti morali e patrimoniali fra i coniugi stessi, sia ai rapporti tra genitori e figli.

In riferimento ai rapporti tra i coniugi per la legge 151/1975:

  • è scomparsa ogni forma di predominio giuridico del marito sulla moglie. Questa conserva il proprio cognome e vi aggiunge quello del marito; conserva la cittadinanza italiana, salvo espressa rinuncia, anche se per effetto del matrimonio assume una cittadinanza straniera.
  • è stata abolita la potestà maritale: spetta infatti ad entrambi i coniugi, in egual misura, la determinazione dell’indirizzo della vita familiare e la fissazione della residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa (art. 144 c.c.).

Qualora sorga disaccordo, la legge prevede la possibilità di intervento del giudice, il quale, ove sia richiesto espressamente e congiuntamente dai coniugi, può adottare la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze della famiglia;

  • entrambi i coniugi, in egual misura, sono tenuti al rispetto dell’obbligo (morale e giuridico) di reciproca fedeltà (art. 143 c.c.);
  • entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro, professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia (art. 143 c.c.);
  • è venuto meno l’istituto della dote;
  • è stata istituita la comunione legale volontaria dei beni fra i coniugi, i quali godono in comune dei beni acquistati durante il matrimonio e possono anche porre in comunione i beni di cui essi disponevano prima del matrimonio o che ognuno di essi ha acquistato personalmente durante il matrimonio;

Per quanto riguarda il rapporto genitori-figli, la citata riforma del diritto di famiglia ha apportato le seguenti modifiche:

  • incombe ad entrambi i coniugi, in egual misura, l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenedo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli (art. 147 c.c.);
  • la potestà patria è stata sostituita dalla potestà parentale sui figli, che spetta in egual misura al padre e alla madre. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza relative all’educazione della prole, ciascuno dei genitori può ricorrere al giudice, che stabilisce i provvedimenti che ritiene utili nell’interesse del figlio a garanzia dell’unità familiare;
  • è scomparsa la denominazione di «figlio illegittimo», che costituiva un marchio infamante, e si è adottata la denominazione di «figli naturali», per indicare i figli nati al di fuori di un rapporto matrimoniale giuridico.

Un passo ulteriore sulla strada del riconoscimento della piena parità fra i coniugi nel rapporto con i figli è stato compiuto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, che ha disciplinato l’affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei coniugi: il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti affettivi con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Inoltre, con L. 10 dicembre 2012, n. 219 il Parlamento ha modificato le disposizioni del codice civile relative alla filiazione, superando ogni distinzione tra figli legittimi e figli naturali. La legge 29/2012 ha introdotto disposizioni ispirate al principio secondo cui «tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico» ed è stata poi attuata con D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 che ha, tra l’altro, introdotto la nuova nazione di «responsabilità genitoriale» in sostituzione di «potestà parentale».

[1] Le pubbliche amministrazioni operano, infatti, sul territorio sia come autorità amministrative sia in veste di soggetti erogatori di pubblici servizi sia in posizione di supremazia utilizzando gli strumenti propri del diritto amministrativo che quelli di diritto comune ponendosi sullo stesso piano dei soggetti privati.

manuale diritto costituzionale 2016

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