HOME Articoli

Le Guide Pubblicato il 4 dicembre 2016

Le Guide Cartella esattoriale: quali contestazioni sollevare

> Le Guide Pubblicato il 4 dicembre 2016

Guida alle principali eccezioni contro le cartelle esattoriali. Vizi di forma, errori di notifica, tempi di prescrizione.

«Mai una volta che il postino mi porta un biglietto di auguri: sempre bollette da pagare o una cartella esattoriale». 100 italiani su 100 – confessatelo – hanno avuto qualche volta questo pensiero. Sulle bollette c’è poco da fare: tanto hai consumato, tanto paghi. Sulla cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate, invece, è possibile trovare il modo di contestare o il contenuto o la forma, cioè il modo in cui è stata notificata. Nota bene: non è facile, ma, come detto, nemmeno impossibile. Vediamo quali contestazioni sollevare, pur premettendo un paio di cose.

La prima: non cercate di arrampicarvi sui vetri su cui nemmeno Spiderman riuscirebbe a salire. Se volete contestare una cartella esattoriale, limitatevi a quello che il postino vi ha consegnato a casa al posto del biglietto di auguri. In parole semplici: impugnare il merito della cartella potrebbe essere controproducente. Quando arriva a casa, è quasi sicuro che i tempi di prescrizione della contravvenzione contestata sono già scattati. Protestare una multa dopo 30 giorni dalla sua notifica è inutile. Pretendere di dichiarare illegittimo un avviso di accertamento quando si riceve la cartella, è altrettanto inutile. O il contribuente si muove prima, oppure deve cercare un altro modo per annullare la validità della cartella. Un vizio di forma nella notifica, ad esempio, nella compilazione della cartella stessa, negli eventi che sono succeduti alla creazione dell’atto prodromico. Bella parola, prodromico: “Che precede o preannuncia qualcosa”. Così, per spiegare.

Vocabolario a parte, meglio essere concreti anziché nostalgici: non pensare all’errore proprio commesso in passato che non si può più contestare, ma all’errore altrui, come ricevere una cartella esattoriale quando si è già ottenuto un provvedimento di sgravio da parte dell’ente creditore.

Un paio di premesse, avevamo detto. Ecco la seconda. E’ cosa buona e giusta verificare, prima di avviare un’eventuale causa, che sussistano effettivamente i vizi contestati e, quindi, gli estremi per il ricorso. Tentare la sorte nella speranza di “fare centro” è roba da “gratta e vinci”. Solo se il vizio è effettivamente sussistente conviene bussare alla porta del giudice. Altrimenti, ci si potrebbe trovare condannati non solo alle spese processuali, ma anche per lite temeraria [1]. Si gratta ma non si vince.

Mancata notifica dell’atto prodromico

Il contribuente potrebbe ricevere la cartella esattoriale senza che gli sia mai stato notificato un precedente atto da parte dell’amministrazione. Si pensi al caso di una multa mai notificata o al mancato pagamento del bollo auto.

In tal caso, la cartella è nulla ed è impugnabile per omessa notifica del cosiddetto “atto prodromico” (che precede o preannuncia qualcosa).

Ma non cantate vittoria troppo presto: ci sono dei casi in cui la cartella di pagamento è, per legge, il primo atto che riceve il contribuente, come nei casi di liquidazione dell’imposta sui rifiuti. A questo punto, ovviamente, è inutile sollevare tale eccezione.

Mancata notifica della cartella

E’ possibile impugnare davanti al giudice la mancata notifica di una cartella esattoriale? Si può fare quando si riceve un sollecito di pagamento o un avviso bonario, o ancora un preavviso di fermo auto o di ipoteca, oppure, nella peggiore delle ipotesi, un pignoramento, senza però aver mai ricevuto la cartella esattoriale. Il contribuente può sostenere di non avere mai avuto una precedente richiesta di pagamento o avviso da parte dell’Agente esattore.

Si ricorre spesso a questa eccezione anche quando non si è certi che la notifica sia avvenuta (per una dimenticanza o per una lunga assenza dal proprio domicilio) o quando si risulta irreperibili. Davanti alla semplice eccezione del contribuente di omessa notifica, spetta, infatti, all’Agenzia dimostrare il contrario, producendo gli originali delle relate di notifica o degli avvisi di ricevimento delle raccomandate. Non sarà semplice per il Fisco, sia per via del risaputo disordine della pubblica amministrazione, sia perché altrettanto spesso vengono conservate solo le fotocopie che, si sa, se contestate non fanno prova. Rieccoci al “gratta e vinci”: si tenta la sorte, sperando che l’amministrazione ometta di produrre la prova contraria.

Anche perché l’attenzione di conformità all’originale, apposta sulla copia da un funzionario dell’Agente della riscossione, può supplire a tale deficit, in quanto egli non è un pubblico ufficiale capace di dare pubblica fede alle proprie dichiarazioni.

Oltretutto, se il contribuente non è reperibile, il postino è tenuto a inviargli una seconda raccomandata con cui gli comunica l’avvenuto deposito alla Casa Comunale, ma non sempre tale comunicazione va a buon fine. Qui la Cassazione è chiara: se il contribuente è irreperibile e il suo nome non c’è più sul campanello, prima del deposito in Comune il messo notificatore deve fare ulteriori ricerche nel comune di residenza per verificare dove si possa trovare il destinatario (per es. verificando il luogo di lavoro). La notifica, quindi, non può essere dichiarata negativa per assenza assoluta così su due piedi: se il postino non ha fatto il Perry Mason, il procedimento sarà nullo.

I vizi di notifica

Si diceva prima che è meglio puntare sul vizio di notifica anziché su quello di merito. Ma anche in questo caso il contribuente deve stare ben attento, perché l’eccezione di irregolarità di notifica della cartella esattoriale si può rivelare un’arma a doppio taglio. E’ vero che potrebbero esserci degli errori nel procedimento di notifica della cartella di pagamento (un atto consegnato a un familiare non convivente o al portiere senza il secondo avviso al contribuente), ma chi contesta la notifica irregolare della cartella, impugnando la cartella stessa, sana il vizio. In sostanza, se la notifica è nulla, il vizio si sana nel momento stesso in cui ci si rivolge al giudice con la cartella in mano. Chi gliel’ha data? Come ha fatto ad averla?

La spiegazione è molto semplice. Il principio che presiede tutte le notifiche è quello della effettività: se l’atto raggiunge il suo scopo, ossia finisce in un modo o nell’altro nelle mani del contribuente, allora la notifica – viziata o meno che sia – è sempre valida (salvo i casi di inesistenza: come quando la consegna non avviene ad opera di un ufficiale giudiziario, di un postino o di un messo comunale, ma di un soggetto non abilitato). In questo modo chiunque sarebbe impedito dal poter far valere tale contestazione.

C’è, però, un modo per puntare i piedi: è quello di attendere la successiva mossa dell’Agente di riscossione e impugnare quest’ultima (per esempio il pignoramento) per difetto di notifica dell’atto prodromico (che precede o preannuncia la cartella di pagamento).

Manca l’indicazione del responsabile del procedimento

Badate bene che la cartella contenga, a pena di nullità, l’indicazione sia del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo sia quella del responsabile del procedimento di emissione e notificazione della cartella (indicato nello spazio per le comunicazioni dell’Agente riscossore). Non sono gli stessi: l’iscrizione è effettuata dall’ente creditore mentre la cartella è formata e notificata dall’Agente della riscossione.

Per le cartelle portanti ruoli consegnati fino al 1° giugno 2008, l’omessa indicazione del responsabile del procedimento non ne comporta la nullità.

Il modello di cartella di pagamento non prevede la firma da parte del responsabile del procedimento: basta la sua intestazione per verificarne la provenienza nonché l’indicazione, oltre che della somma da pagare, della causale tramite apposito numero di codice.

Non è necessaria neppure l’apposizione del sigillo o timbro particolare.

L’omessa motivazione della cartella

Nella vita ci vuole un motivo per ogni cosa. Anche per inviare una cartella esattoriale. Al suo interno ci deve essere una spiegazione del fondamento dell’iscrizione a ruolo. Infatti, anche se l’obbligo di motivazione non è espressamente previsto in relazione alla cartella, esso sussiste in quanto previsto per gli atti amministrativi in generale. A conferma di questo, nel relativo modello, è presente un’apposita sezione per la sintetica descrizione degli eventuali errori commessi dal contribuente.

L’obbligo di motivazione può considerarsi soddisfatto se la cartella è stata emessa a seguito di altro atto o sentenza o di diretta iscrizione a ruolo a seguito di controllo della dichiarazione. I casi sono questi:

  • se a seguito di altro atto, è sufficiente il rinvio a tale atto costituente il presupposto dell’imposizione, con indicazione dei relativi estremi di notificazione o di pubblicazione;
  • se a seguito di sentenza, basta l’indicazione della sentenza senza necessità di indicare l’atto impositivo originario;
  • se c’è una diretta iscrizione a ruolo dei tributi a seguito di controllo formale, è sufficiente l’indicazione della natura del tributo recuperato, del periodo d’imposta, dell’imponibile e dell’aliquota applicata con il richiamo alla dichiarazione presentata dal contribuente. La natura, oltreché l’ammontare, del tributo deve essere fornito in forma chiara e non criptica con l’evidenziazione dell’errore materiale o di calcolo compiuto dal contribuente, il quale deve immediatamente poter comprendere la causale di tale richiesta.

Vogliamo fare un esempio di cartelle di pagamento annullate dalla giurisprudenza di merito per difetto di motivazione? Ne facciamo quattro:

  • cartella avente ad oggetto il bollo auto in cui non emerge la targa del veicolo per cui si chiede il recupero della tassa automobilistica;
  • cartella emessa a seguito di sentenza di parziale accoglimento del ricorso che indicava solo gli estremi della sentenza e non il calcolo dell’imposta;
  • cartella con importi iscritti a ruolo indicati come “omessi o carenti versamenti”, rendendo poco agevole per il contribuente la verifica sull’eventuale esattezza dei dati e calcoli forniti dall’Ufficio;
  • cartella in cui vengono semplicemente indicati gli importi per omessi o carenti versamenti per imposte dovute a seguito di controllo automatizzato.

Se manca qualche foglio

Anche chi lavora all’Agenzia delle Entrate può essere stanco ad una certa ora. E, come tutti gli esseri umani, quando l’esattore è stanco può commettere un errore banale come dimenticare qualche foglio, qualche pagina al momento in cui elabora una cartella esattoriale. Nel peggiore dei casi (capita anche nelle migliori famiglie), può anche dimenticare di mettere la cartella nella busta e, così, inviare al contribuente un plico vuoto. In questo raro ma probabile caso, il contribuente può far ricorso al giudice, lasciando che sia l’Agenzia di riscossione a dimostrare l’integrità dell’atto notificato. In buona sostanza, e lo dice la Cassazione, l’esattore deve dimostrare l’esatto contenuto della cartella di pagamento spedita con raccomandata (se non è esatto, che esattore sarebbe?). Il che si presta a facili elusioni da parte del destinatario che, dichiarando il falso, potrebbe sostenere che la cartella non fosse completa o che al suo interno vi fosse un diverso contenuto, lasciando poi la patata bollente della prova contraria alla controparte.

Se mancano degli elementi essenziali della cartella

Siccome anche la forma vuole la sua parte, la cartella si considera nulla se non corrisponde allo schema ministeriale. Sono, per esempio, considerati vizi di forma la mancanza del numero identificativo della cartella, dell’ente titolare del credito (Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ecc.), la specie del ruolo, le generalità del debitore, l’anno o il periodo di riferimento del credito, il totale degli importi iscritti a ruolo.

Il calcolo degli interessi

La cartella esattoriale deve essere trasparente, il che significa, tra l’altro, che va riportato in modo analitico il conteggio degli interessi, con indicazione specifica dell’aliquota e dell’importo calcolato per ciascun anno. Diversamente, facile sarebbe per l’Agenzia delle Entrate incorrere in interessi ultralegali o in anatocismo che, come risaputo, sono vietati per legge. Insomma, il contribuente deve essere in grado di capire come si è arrivati a tali importi e, quindi, come sono stati calcolati gli interessi.

La decadenza della cartella esattoriale

Nulla dura in eterno. E così anche la cartella esattoriale può essere nulla perché è stata notificata dopo troppo tempo dall’iscrizione a ruolo del tributo (cioè da quando il tributo è dovuto): è ciò che si chiama “decadenza”. Ogni tributo che si rispetti, infatti, ha un suo termine di decadenza.

Il sollecito di pagamento o il pignoramento dell’esattore potrebbero essere nulli perché la cartella è andata in prescrizione, ossia è passato troppo tempo dalla sua notifica senza avviare l’esecuzione forzata.

Se gli eredi non pagano le sanzioni

Nulla dura in eterno, dicevamo. Tranne i debiti che, quando il contribuente che li ha contratti passa a miglior vita, si riversano sulle spalle degli eredi, a meno che – chiamali fessi – non abbiano rifiutato l’eredità. Tale regola, che si applica anche per le cartelle esattoriali, non vale per le sanzioni. Così, per esempio, in caso di omesso versamento delle imposte, gli eredi pagheranno i tributi dovuti per l’evasione, ma non anche le sanzioni tributarie. Tantomeno quelle penali.

La legge [2] prevede, nel caso di decesso del contribuente, che la notifica vada fatta in forma personale e nominativa agli eredi, nel caso in cui abbiano comunicato all’Amministrazione finanziaria il loro domicilio fiscale. La notifica impersonale e collettiva agli eredi nell’ultimo domicilio del defunto scatta invece nel caso in cui essi non abbiano provveduto ad alcuna comunicazione all’Amministrazione Finanziaria.

Ultimo accorgimento: secondo la giurisprudenza della Cassazione, la relata di notifica, redatta dal messo notificatore, deve essere sempre in calce (ossia alla fine) della cartella esattoriale e mai sul frontespizio. Relata sbagliata, cartella annullata.

note

[1] Art. 96 cod. proc. civ. applicabile anche al processo tributario.

[2] Art. 65 del D.P.R. n. 600/1973.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK