Professionisti Pubblicato il 3 dicembre 2016

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Professionisti Libertà d’arte, scienza e insegnamento artt. 33 e 34 Costituzione

> Professionisti Pubblicato il 3 dicembre 2016

Stato cultura, la libertà artistica e di insegnamento, l’univeristà, quadro complessivo dell’istruzione scolastica sancita dalla Costituzione.

Cosa dice l’articolo 33 della Costituzione?

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

 

 

Cosa dice l’articolo 34 della Costituzione?

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

«Stato di cultura»

Lo Stato italiano, nel rispetto del pluralismo ideologico e scolastico, promuove la «cultura» in tutti i suoi aspetti. Si parla, dunque, di «Stato di cultura» in quanto la Costituzione dichiara espressamente di promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica partendo dal presupposto che non si può assistere a nessun progresso sociale ed umano senza crescita culturale.

Principale corollario dello Stato di cultura è che l’istruzione costituisce un diritto soggettivo di tutti «a ricevere una libera ed adeguata istruzione ed educazione in scuole di ogni ordine e grado per la formazione della sua personalità» (ALDO MORO) e si sostanzia nel diritto allo studio, cioè «a godere dell’istruzione necessaria, a prescindere dai potenziali ostacoli di ordine economico e sociale con cui i singoli possono scontrarsi di fatto» (POTOTSHING).

La libertà artistica e di insegnamento

L’art. 33, comma 1, Cost. ribadendo che la «scuola è aperta a tutti» e che ciò rappresenta una primaria conquista dello «Stato sociale», sancisce che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

I termini «arte» e «scienza» devono essere intesi nell’accezione più lata possibile, in modo da abbracciare qualunque manifestazione dello spirito compatibile con l’insegnamento (DE SIMONE).

La libertà di insegnamento si specifica nelle ulteriori:

  • libertà di manifestare il proprio pensiero con ogni mezzo possibile di diffusione;
  • libertà di professare qualunque tesi o teoria si ritenga degna di accettazione;
  • libertà di svolgere il proprio insegnamento secondo il metodo che appaia opportuno

adottare.

È riconosciuta al docente la libertà di esercitare le sue funzioni didattiche e di ricerca scientifica senza vincoli di ordine politico, religioso o, comunque, ideologico.

 

La libertà dell’istruzione e il diritto allo studio

Lo Stato garantisce non solo la libertà di insegnamento inteso come attività culturale didattica, ma anche la libera gestione dell’istruzione.

Conseguentemente vige (ex art. 33, comma 3, Cost.) il pluralismo nelle attività culturali

per cui:

  • lo Stato non ha il monopolio della istituzione di scuole e corsi di istruzione, sia di cultura generale che tecnico-professionale;
  • chiunque, ente o privato, può liberamente istituire scuole, di qualsiasi tipo, per impartire qualunque tipo di istruzione, purché ciò avvenga senza oneri per lo Stato.

Ciò significa che lo Stato, come qualsiasi altra autorità pubblica, deve rispettare la libertà di insegnamento e il pluralismo culturale e ideologico della formazione, dell’informazione e, quindi, salvaguardare la libertà di pensiero degli stessi docenti.

Tale libertà si esprime sostanzialmente sul piano della didattica, dal momento che le libertà dell’arte e della scienza sono affermate dal Costituente e disciplinate congiuntamente. Invece non è libera, ma legata a precise valutazioni tecniche, la possibilità di parificare le scuole istituite da enti o privati alle scuole gestite dallo Stato (art. 33, comma 4, Cost.).

In tal senso, la L. 10 marzo 2000, n. 62 recante norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione afferma che il sistema nazionale di istruzione è costituito da scuole statali e da scuole paritarie private e degli enti locali.

Sono scuole paritarie le istituzioni scolastiche non statali, che si uniformano agli ordinamenti generali dell’istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da particolari requisiti di qualità ed efficacia individuati dall’art. 1, commi 4, 5 e 6. Tra di essi, ricordiamo: la stipula di un progetto educativo in armonia con la Costituzione e rispettoso degli obiettivi fissati dal Ministero; la pubblicità dei bilanci; l’obbligo di avvalersi di docenti con titolo di abilitazione; l’apertura a tutti gli studenti senza discriminazioni.

La Repubblica promuove l’apprendimento dell’individuo in tutto l’arco della sua vita e assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le proprie capacità competenze, coerenti con le attitudini e le scelte personali, per un ottimale inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro.

A tal fine, la Repubblica assicura il diritto all’istruzione e alla formazione a tutti per almeno 12 anni e, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. Tale diritto si realizza nelle istituzioni del primo e del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, costituite dalle istituzioni scolastiche e dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni, ivi comprese le scuole paritarie riconosciute (art. 1, D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 76).

Superato il limite dell’obbligo scolastico, il diritto all’istruzione è costituzionalmente assicurato solo ai capaci e meritevoli e, in ossequio, ai principi di eguaglianza formale e sostanziale e di pari opportunità, non può essere pregiudicato da problemi di tipo economico.

Quadro complessivo dell’istruzione scolastica sancita dalla Costituzione

La materia dell’istruzione scolastica deve rispettare i seguenti principi:

— la libertà di insegnamento (art. 33, comma 1), che consiste nella libertà per il docente di esercitare le sue funzioni didattiche, senza vincoli di ordine politico, religioso o ideologico;

— l’istituzione di scuole statali per tutti gli ordini e gradi (art. 33, comma 2);

— il diritto di istituire, per enti e privati, scuole e istituti di educazione (art. 33 comma 3), senza oneri per lo Stato;

— la parificazione delle scuole private con quelle statali per quanto concerne il trattamento scolastico degli alunni (art. 33, comma 4);

— l’ammissione per esami ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale (art. 33, comma 5);

— il libero accesso all’istruzione scolastica (art. 34, comma 1);

— l’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione inferiore (art. 34, comma 2), che garantisce a tutti il raggiungimento di un grado minimo d’istruzione al di sotto del quale si ritiene che l’individuo non sia in grado di partecipare all’organizzazione politica ed economica e sociale del Paese (BARTOLEBIN);

— il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi per i capaci e I meritevoli, anche se privy di mezzi (art. 34, comma 3), mediante borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

L’istruzione universitaria

L’Università, quale centro istituzionale di formazione culturale e di attività di ricerca scientifica, trova il suo fondamento nell’art. 9 della Costituzione.

D’altra parte, l’art. 33 della Costituzione proclama l’assoluta libertà della cultura in tutte le forme in cui si esprime e l’autonomia delle strutture che vengono liberamente istituite per la promozione della stessa e della ricerca scientifica e tecnologica.

Pertanto, le Università rappresentano il luogo per eccellenza di formazione culturale dove è consentita la ricerca scientifica ed una più significativa autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria che trova riscontro nel dettato costituzionale.

L’art. 33 Cost., comma 6, infatti, contiene una previsione che espressamente disciplina le istituzioni di alta cultura, individuandole nelle Università e nelle Accademie (pubbliche o private), alle quali viene riconosciuto il diritto di darsi ordinamenti autonomi, nei limiti della legge.

In particolare, l’inciso del comma 6, «nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato», indica il fatto che le Università, pur costituendo enti autonomi, sono sottoposte a un controllo sistematico da parte dello Stato (RESCIGNO), soprattutto dal punto di vista economico, in ragione di fondi che vengono destinati per la ricerca.

Va, peraltro, evidenziato che l’art. 16 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 conv. con modif. in

  1. 6 agosto 2008, n. 133, ha attribuito la possibilità di deliberare la trasformazione delle Università pubbliche in fondazioni di diritto privato, a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello dell’adozione della relativa delibera di trasformazione.

Tale provvedimento non esclude, comunque, l’applicazione di tutte le disposizioni vigenti per le università pubbliche in quanto compatibili con le previsioni del citato provvedimento.

manuale diritto costituzionale 2016

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