Professionisti Pubblicato il 3 dicembre 2016

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Professionisti Il matrimonio concordatario

> Professionisti Pubblicato il 3 dicembre 2016

Il matrimonio concordatario, previsto dai Patti Lateranensi, consente di sposarsi in chiesa e, nello stesso tempo, di dare alla funzione effetti anche per lo Stato italiano: con un’unica funzione quindi si è sposati per la Chiesa e anche per la legge.

Cos’è il matrimonio concordatario?

Il matrimonio concordatario, previsto dai Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa cattolica del 1929 aggiornati dal nuovo Concordato del 1984 (cd. Patti di Villa Madama), ha la caratteristica di sortire effetti civili, pur essendo celebrato innanzi al Ministro di culto cattolico. Il riconoscimento da parte del nostro ordinamento degli effetti del matrimonio religioso, però, si attua mediante un vero e proprio procedimento amministrativo (MAGNI, FINOCCHIARO). Questo consta di una serie di attività poste in essere da soggetti eterogenei (organi canonici ed organi statali):

– pubblicazioni: si devono effettuare oltre che alle porte della chiesa parrocchiale, anche alla porta della casa comunale. All’uopo la richiesta di pubblicazioni all’ufficiale di stato civile, oltre che dalle persone indicate nell’art. 96, dev’essere fatta dal parroco davanti al quale il matrimonio sarà celebrato. L’ufficiale di stato civile ha l’obbligo di effettuare in ogni caso la pubblicazione, a meno che non riscontri l’esistenza di un impedimento comune al diritto civile e canonico (non dispensato dall’autorità ecclesiastica) o l’esistenza di uno degli impedimenti alla trascrivibilità del matrimonio canonico previsti dall’art. 12 della legge matrimoniale (vedi infra);

 

– eventuali opposizioni: se all’ufficiale di stato civile non è stata notificata alcuna opposizione e non gli consti altrimenti che esista un impedimento, questi deve rilasciare un certificato con cui dichiara che non risulta l’esistenza di cause che si oppongono alla celebrazione. In caso contrario l’ufficiale di stato civile deve astenersi dal rilascio del certificato e dare comunicazione al parroco dell’opposizione. Su di questa deciderà il Tribunale civile (con i limiti di cognizione indicati dall’art. 7 della legge matrimoniale);

 

– celebrazione: avviene secondo la disciplina canonica alla presenza del sacerdote competente. Questi spiega ai nubendi che il matrimonio avrà anche effetti civili e dà lettura degli articoli del codice civile che stabiliscono i diritti ed i doveri derivanti dal matrimonio (artt. 143, 144 e 147). Immediatamente dopo la celebrazione, il ministro del culto compila l’atto di matrimonio in doppio originale, trasmettendone uno, entro cinque giorni, all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio è stato celebrato, affinché provveda alla trascrizione di esso nei registri dello stato civile;

 

– trascrizione: dev’essere compiuta dall’ufficiale di stato civile entro ventiquattro ore dal ricevimento dell’atto di matrimonio. Nelle successive ventiquattro ore ne deve, poi, essere data notizia al parroco. La trascrizione costituisce l’atto essenziale per l’attribuzione degli effetti civili del matrimonio canonico: in sua mancanza il matrimonio rimane un atto solo religioso, irrilevante sotto il profilo civile. La trascrizione, pertanto, opera come una condicio iuris.

Secondo l’art. 8 n. 1 del nuovo Concordato la trascrizione non può aver luogo:

  • quando gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la celebrazione;
  • quando sussiste fra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile. Sono considerati tali (punto 4 del Protocollo addizionale):
  • l’essere uno dei contraenti interdetto per infermità di mente (art. 85);
  • la sussistenza fra gli sposi di altro matrimonio valido agli effetti civili (art. 86);
  • gli impedimenti derivanti da delitto o da affinità in linea retta (artt. 87 e 88).

La trascrizione è tuttavia ammessa, in base alla stessa norma, quando, secondo la legge civile, l’azione di annullamento o di annullabilità non potrebbe essere più proposta: ad es. quando, dopo revocata l’interdizione, vi è stata coabitazione per un anno (art. 119, co. 2°).

La trascrizione, omessa per qualsiasi causa, può essere richiesta in ogni tempo dai due coniugi (o da uno solo, se l’altro ne è a conoscenza e non si oppone). In tal caso la dottrina parla comunemente di trascrizione tardiva. Si noti, però, che occorre che ambedue i coniugi abbiano mantenuto la loro libertà di stato ininterrottamente fino al momento della richiesta di trascrizione. Si definisce trascrizione ritardata (GAZZONI) o eccezionale (TRABUCCHI) la trascrizione che, pur essendo stata richiesta tempestivamente, non è stata effettuata per la presenza di vizi formali, superabili (ad es.: omessa pubblicazione).

La trascrizione tardiva produce effetto ex tunc, cioè retroattivamente, come quella ordinaria (cioè dal momento della celebrazione del matrimonio). Essa, però non pregiudica i diritti legittimamente acquistati dai terzi (art. 14 co. 3° legge matrimoniale);

—  invalidità. Premesso che della validità del matrimonio cattolico, in quanto tale, sono competenti a giudicare i Tribunali ecclesiastici (con sentenze la cui esecutorietà, nel nostro ordinamento, è subordinata ad un procedimento di delibazione), gravi incertezze aveva suscitato la permanenza di analoga riserva di giurisdizione in ordine alla validità del matrimonio concordatario a seguito degli Accordi di Palazzo Madama del 1984. Nel senso della cessazione di tale riserva si è pronunciata la Cassazione con la sentenza n. 1824 del 13-2-1993: pertanto, competenti a giudicare della validità del matrimonio concordatario sono anche i Tribunali civili che applicheranno le norme civili.

La pronuncia della Cassazione apre il dibattito su delicati problemi inerenti, in special modo, la possibile parallela pendenza di due processi, l’uno canonico, l’altro civile: né le difficoltà possono dirsi superate, sul piano pratico, per il fatto che il coniuge che non accettasse la giurisdizione ecclesiastica potrebbe agire, dinanzi al Tribunale civile, per ottenere una sentenza di divorzio. Difatti, «le conseguenze di una dichiarazione di invalidità sono molto più radicali della situazione che pure si instaura con il divorzio» (TRABUCCHI).

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