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Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2016

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Lo sai che? Le rette scolastiche sono spese straordinarie?

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Le spese per le rette scolastiche, le tasse, i libri di testo, il vestiario e la gita scolastica rientrano nelle spese ordinarie.

Il problema del rimborso delle spese scolastiche da parte del coniuge che versa l’assegno di mantenimento per i figli crea non pochi dubbi e contrasti tra i coniugi separati o divorziati. Su questo aspetto si è spesso pronunciata la giurisprudenza. In pratica – e fermo restando quanto a breve diremo – la soluzione può essere così sintetizzata: le spese per l’iscrizione a scuola o all’università, per le tasse e le rette scolastiche devono considerarsi spese ordinarie, e quindi già comprese nell’assegno di mantenimento, salvo assumano un carattere straordinario, ossia non prevedibile dal giudice nel momento in cui ha fissato la misura del predetto mantenimento.

Capita però talvolta che il giudice stesso, già nel proprio provvedimento, stabilisca come vadano ripatite, nello specifico, le spese scolastiche, così tagliando la testa al toro e ad ogni possibile equivoco. In questo caso, se ad esempio, nella sentenza è scritto che il padre, oltre all’assegno di mantenimento mensile (dovuto per le spese ordinarie) versi anche il 50% delle spese scolastiche e mediche, non potrà sottrarsi a tale onere. Ma procediamo con ordine.

Quali sono le spese ordinarie e quelle straordinarie

Al momento della separazione e del divorzio, il giudice fissa un assegno di mantenimento eventualmente a favore dell’ex coniuge (generalmente la moglie) e un distinto assegno di mantenimento per i figli. In quest’ultima cifra si considerano ricomprese le spese ordinarie, quelle cioè per il quotidiano sostentamento della prole e che si possono considerare già prevedibili al momento della fissazione, da parte del giudice, della misura dell’assegno stesso.

Rientrano, ad esempio, nelle spese ordinarie:

  • le spese alimentari,
  • le spese di igiene personale,
  • il vestiario,
  • le spese per attività ricreative e sportive,
  • le spese per i regali,
  • l’acquisto di libri,
  • la tassa annuale di iscrizione a scuola.

Possono però sorgere, durante le varie fasi della vita dei figli, delle spese imprevedibili: queste sono le cosiddette spese straordinarie che, di norma, il giudice pone genericamente a carico di entrambi i coniugi nella misura del 50% ciascuno. Ciò non toglie che, in ragione di particolari condizioni di capacità economica, possa fissare una percentuale di ripartizione differente (ad esempio, il 75% e il 25%).

In buona sostanza, la differenza tra spese ordinarie e spese straordinarie sta nel fatto che le prime sono già comprese nell’assegno di mantenimento e, quindi, l’ex coniuge che lo percepisce non può chiedere ulteriori rimborsi; per le seconde, invece, è obbligatoria un’integrazione fatta di volta in volta al sostenimento dell’esborso. Peraltro, secondo un certo indirizzo della giurisprudenza, il genitore che sostiene le spese straordinarie non è neanche obbligato a concordarle preventivamente con l’ex, il quale sarà tenuto comunque a rifondere la sua percentuale se si tratta di spese necessarie, cui non si sarebbe potuto sottrarre (si pensi a una spesa medica).

Spese e rette scolastiche: spese ordinarie o straordinarie?

Per quanto riguarda le spese per rette scolastiche, come detto esse si considerano ricomprese nelle spese ordinarie e, quindi, non si può chiedere un’integrazione all’ex coniuge.

In particolare, anche se sostenute una volta all’anno o, comunque, non quotidianamente, vengono considerate spese ordinarie le seguenti spese scolastiche:

  • acquisto di libri scolastici di testo,
  • materiale di cancelleria,
  • zaini,
  • abbigliamento necessario per lo svolgimento dell’attività fisica a scuola (ad esempio la tuta per l’ora di ginnastica, le scarpe da tennis, ecc.),
  • mensa scolastica: non si tratta di spesa straordinaria in quanto sostitutiva del pasto casalingo che, altrimenti, il genitore collocatario dovrebbe comunque sostenere e comunque relativa al vitto quotidiano che rientra nell’assegno di mantenimento;
  • la quota di iscrizione alle gite scolastiche,
  • le tasse per l’iscrizione annuale.

Tali spese non possono considerarsi rientranti nelle spese straordinarie perché non hanno carattere eccezionale ed imprevedibile ma, al contrario, sono obbligatorie e fondamentali.

Emblematiche, a riguardo, sono due sentenze del tribunale di Pisa e di Como.

Il Tribunale di Pisa [1] parte da una premessa: è la disciplina di ogni singolo caso concreto che può qualificare come ordinarie o come straordinarie spese che, in altri contesti, assumono un carattere ed un valore diversi. Insomma, non esiste una regola generale posto peraltro che la legge non dice cosa si debba intendere con spese ordinarie o straordinarie (l’unico articolo del codice civile dedicato al mantenimento dei figli stabilisce l’obbligo dei genitori di provvedervi fino alla materiale indipendenza economica dei figli stessi [2]). Ciò detto – prosegue la sentenza in commento – il criterio economico è, di regola, l’unico utilizzabile, con riferimento anche alla prevedibilità delle spese. Pertanto non può riconoscersi carattere di spesa straordinaria ai costi delle tasse scolastiche e delle rette in collegio, fermo restando che l’acquisto, per motivi di studio, di libri e strumenti di alto prezzo, od i costi per viaggi all’estero, anch’essi per motivi di studio o di perfezionamento, possono considerarsi, solo se imprevedibili al momento degli accordi tra i genitori o della sentenza del giudice, spese straordinarie.

Il tribunale di Como [3] ha altresì chiarito che le spese per l’iscrizione ad una scuola dell’obbligo non possono essere qualificate come spese straordinarie. Per cui la madre non può, in questo caso, chiedere la restituzione all’ex marito proponendo nei suoi riguardi un decreto ingiuntivo.

Non mancano però sentenze di senso inverso, che ritengono le spese scolastiche rientranti tra quelle straordinarie.

Per esempio, il Tribunale di Monza [4] ritiene che debbano intendersi come spese straordinarie quelle relative alle tasse scolastiche e universitarie, alle rette, alle gite scolastiche, al materiale didattico ed ai libri di testo.

Vengono, invece, sempre compresi nelle spese straordinarie, richiedendo il preventivo accordo tra i coniugi:

  • i viaggi studio all’estero,
  • le ripetizioni scolastiche e le lezioni private per recuperare un anno di studi o per stare in linea con il programma scolastico;
  • l’iscrizione ad istituti privati o a corsi di specializzazione.

Se per le spese relative alla scuola dell’obbligo potrebbero non esservi dubbi sulla natura di spese ordinarie, qualche perplessità potrebbe rimanere per l’università. In proposito, però, la Cassazione protende per l’inclusione delle stesse tra le spese ordinarie [5]: secondo la Suprema Corte, le spese per la formazione universitaria vanno qualificate come spese ordinarie, non trattandosi, infatti, di spese di carattere saltuario ed eccezionale o comunque imprevedibile ma, al contrario, assolutamente normali e durevoli nel tempo.

Ricapitolando: quali spese scolastiche sono “ordinarie”

In caso di separazione o di divorzio, le parti sono libere di determinare cosa e quanto vada pagato mensilmente da uno dei due coniugi in favore dell’altro per il mantenimento dei figli. È questo il caso di separazione consensuale o del divorzio congiunto.

Se invece, le parti vanno dal giudice (cosiddetta separazione giudiziale o divorzio giudiziale), si possono verificare due diverse ipotesi:

  • il giudice prevede, in modo chiaro e specifico, quale sia la sorte delle spese scolastiche, stabilendo come vadano ripartite e se le stesse rientrino o meno nelle spese ordinarie o in quelle straordinarie. Ciò taglia la testa al toro e bisognerà far riferimento, per il futuro, a quanto stabilito dal tribunale;
  • se la sentenza invece tace sulle spese scolastiche, esse rientrano nelle spese ordinarie e, quindi, per esse non si può chiedere la restituzione. Restano ricomprese però nelle spese straordinarie quelle determinate da fattori imprevedibili come le ripetizioni private, i corsi di specializzazione, i master, ecc.;
  • anche le spese universitarie rientrano tra quelle ordinarie;
  • l’iscrizione a scuole private invece va concordata preventivamente tra i coniugi, potendo essere più conveniente il regime pubblico.

note

[1] Tribunale Pisa, sent. del 20.02.2010.

[2] Art. 155 cod. civ.: che, dettato in materia di separazione e divorzio, richiama le regole generali secondo cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli, senza alcuna distinzione di merito all’ordinarietà o straordinarietà delle spese necessarie al loro sostentamento.

[3] Trib. Como, sent. del 14.05.2007.

[4] Trib. Monza, sent. n. 295/2010. Trib. Lamezia Terme, sent. del 10.05.2004.

[5] Cass. sent. n. 8153/2006.

Tribunale Como, 14/05/2007, ud. 14/05/2007

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 26 10 2004 A. D. P. proponeva opposizione innanzi al Tribunale di Como avverso il decreto di ingiunzione notificatogli il 17 9 2004 che gli aveva ordinato il pagamento in favore della ex convivente G. S. della somma di euro 3074,71 oltre agli accessori di legge a titolo di contributo al pagamento delle spese scolastiche dei due figli minori della coppia, sul presupposto della sentenza 1303/02 del Tribunale di Como.

L’opponente nel merito eccepiva di nulla dovere a tale titolo, essendo egli tenuto in forza della citata sentenza al versamento di un assegno mensile di mantenimento, già comprensivo delle spese ordinarie di vario genere, nonchè al pagamento per la quota del 50% delle spese straordinarie mediche e scolastiche, fra le quali però non potevano rientrare quelle relative alla retta di iscrizione annuale dell’Istituto privato S.Maria Assunta di Villaguardia di cui alle fatture allegate al ricorso monitorio, avendo esse appunto il carattere di spese correnti; contestava inoltre nel merito la iniziativa di iscrivere i minori a detto istituto, assunta unilateralmente dalla madre affidataria benché incompatibile con le capacità economiche dell’esponente.

Costituitasi ritualmente, la parte convenuta nel merito contestava la fondatezza dei motivi di opposizione, osservando che le spese de quo proprio perché attinenti ad un istituto di istruzione privato dovevano considerarsi “straordinarie” (e quindi rimborsabili dal genitore opponente nella misura del 50%), e deducendo altresì che la scelta di iscrivere ivi i minori era stata presa di comune accordo da entrambi i genitori nel corso della loro pregressa convivenza; chiedeva pertanto il rigetto della opposizione nonché, in via riconvenzionale, il pagamento della somma di euro 1197,57 a titolo di contributo per le rate di rette scolastiche maturate dopo il deposito del ricorso monitorio

A seguito degli adempimenti di cui all’art.183 cpc nonché di scambio di memorie tra le parti, su invito dell’ufficio queste precisavano le rispettive conclusioni all’udienza del 21 2 2007 sicchè la causa veniva assegnata in decisione ex art. 281 quinquies 1° co cpc.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ad avviso del giudicante, la opposizione svolta dall’attore A. D. P. risulta meritevole di accoglimento.

Quanto alla natura delle spese di cui è causa, ad avviso del giudicante esse non si prestano ad un inquadramento nei rigidi termini della alternativa ordinarie/straordinarie siccome prospettati dalle parti; sicuramente esse non possono definirsi “straordinarie” in senso logico-giuridico, poiché attengono ad esborsi ricorrenti su base annua nonché del tutto prevedibili sia nell’an sia nel quantum una volta che si faccia la scelta di iscrivere il minore ad un istituto di istruzione privato ; la natura privata dell’ente non rende ovviamente “straordinaria” la prestazione da esso resa la quale attiene all’obbligo legale della istruzione, e alla scelta genitoriale di assolvere detto obbligo rivolgendosi ad un soggetto di provata esperienza nel campo educativo e didattico; d’altro canto dette spese non possono ritenersi neppure “ordinarie” nel senso del riferimento all’ordinario mantenimento dei due minori: se così fosse, infatti, esse sarebbe state prese in considerazione ai fini della quantificazione dell’assegno mensile di mantenimento a carico del padre, il che invece certamente non è avvenuto, sia perché dalla citata sentenza e allegate conclusioni di parte non risulta che la G. S. ne avesse fatto apposita istanza, sia perché l’importo delle rette, su base mensile, di fatto va ad esaurire l’assegno stesso .

Rileva invece ai fini della decisione l’indagine circa la volontà delle parti di sostenere la relativa spesa nell’interesse dei minori; a seguito della cessazione della convivenza fra i due genitori, alla G. S., quale affidataria della prole con lei convivente, competeva l’esercizio esclusivo della potestà sulla prole, la quale però restava comune ad entrambi i genitori, con la conseguenza che le decisioni di maggior interesse per la sorte della prole quali quella della scelta della scuola debbono essere adottate da entrambi, con facoltà per i medesimi, in caso di contrasto, di rivolgersi al giudice ordinario ex art. 155 3°co cc (cfr. Cass. 14360/00); nel caso di specie, se è vero, come emerso dalle dichiarazioni rese personalmente dalle parti all’udienza dell’8 6 2005, che la scelta di iscrivere i figli all’Istituto S.Maria Assunta risale al 1998, in occasione della iscrizione del figlio maggiore alla prima classe elementare, quando ancora i due genitori convivevano, è altresì vero che, una volta cessata la convivenza, l’attore ebbe a manifestare alla G. S. il suo dissenso circa la prosecuzione dell’iter scolastico dei bambini in quella scuola, chiedendo di iscriverli ad una scuola pubblica locale, per ovvi motivi economici legati alle sue sopravvenute necessità di procurarsi altro alloggio ed autonomo menage domestico.

Tale manifestazione di volontà, fondata su ragioni serie ed obbiettive, attesa la modestia del reddito dell’attore, e quindi non certamente ispirata, almeno direttamente, da sentimenti di risentimento verso la ex convivente, o tantomeno di disamore verso la prole, non può non essere presa in considerazione ai fini dell’indagine circa la obbligazione dedotta in giudizio; il fatto che la scelta di affidare i minori ad una scuola privata fosse stata concertata dai genitori nel 1998 non ostava infatti alla sua rimeditazione da parte di ambo i genitori una volta che fossero mutate, sotto qualsivoglia profilo, le condizioni in cui essa era maturata; nel caso di specie è appunto venuta sensibilmente a mutare la capacità patrimoniale del padre, il quale pur non avendo fruito di sensibili incrementi del suo reddito da operaio, ha dovuto però affrontare da solo, a causa dell’infausto esito del menage con la G. S., tutte le spese di vitto e alloggio che nel corso della convivenza poteva dividere con costei, titolare di reddito da lavoro dipendente pressoché identico, e quindi di fatto si è impoverito, cosiccome, del resto, per gli stessi motivi, si è impoverita la G. S..

Ne discende che non possono essere imputate all’attore le spese di retta scolastica maturate successivamente alla cessazione della convivenza, quali quelle dedotte in giudizio, come evincesi dal ricorso monitorio, le quali, a causa del diniego, non pretestuoso, opposto dal padre, non possono che fare carico all’altro genitore che ha deciso di proseguire l’istruzione nel settore privato, il quale non ha sottoposto al giudice la valutazione della conformità all’interesse dei minori e della compatibilità con le capacità economiche familiari di siffatta opzione preferenziale per la scuola privata; quest’ultima, pur meritevole di apprezzamento sotto plurimi profili di opportunità, tra i quali in particolare la continuità educativa e didattica, non vale però ad impegnare giuridicamente l’altro coniuge che dichiarava ragionevolmente di non condividerla non potendosi permettere il relativo onere; né la convenuta ha provato o offerto che la propria scelta fosse necessitata da obbiettive carenze dei servizi offerti dalla istituzione pubblica ( mensa, doposcuola, trasporti ecc) con riferimento all’epoca della cessazione della convivenza.

In accoglimento della opposizione, il decreto deve quindi essere revocato, il che assorbe l’indagine circa la quantificazione della spesa scolastica in dipendenza del contributo regionale per gli utenti delle scuole private; per gli stessi motivi di merito va ritenuta infondata anche la domanda riconvenzionale, avente ad oggetto le pretese creditorie della convenuta per i ratei maturati in corso di causa, fondate quindi sulla medesima causa petendi.

Attesa la natura dei rapporti fra le parti nonché delle questioni dedotte in giudizio, sussistono giusti motivi ai fini della compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale di Como, in accoglimento della opposizione proposta da A. D. P., revoca il decreto ingiuntivo notificato il 17 9 2004;

rigetta la domanda riconvenzionale di G. S.;

compensa le spese di lite.

Como, 14 5 2007

Il Giudice

Dott.ssa Donatella Montanari

Cassazione civile, sez. VI, 10/06/2016, n. 12013

Il principio di bi -genitorialità non può comportare la effettuabilità e la rimborsabilità delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori escludendo così anche quelle spese che si dimostrino non voluttuarie e corrispondenti all’interesse del figlio beneficiario del diritto al mantenimento (quali quelle conseguenti alla scelta dell’università più adatta agli studi universitari del figlio) sempre che le stesse non siano compatibili con le condizioni economiche dei genitori.

Tribunale Pisa, 20/02/2010

Ritenuto che le spese ordinarie e straordinarie per il mantenimento, l’educazione e la formazione anche lavorativa dei figli sono categorie prive di fondamento normativo e di distinzione ex art. 155 c.c. e 6 l. div. perché sviluppatesi nella prassi, trovando ingresso negli accordi tra coniugi o nei provvedimenti giudiziali al fine di adeguare l’importo dei contributi d’ogni genitore ad eventuali esigenze sopravvenute ed imprevedibili circa l’”an”, il “quantum” ed il “quando” ed in quanto tali insuscettibili di una compiuta valutazione preventiva; e ritenuto, altresì, che è la disciplina d’ogni singolo caso concreto che può qualificare come ordinarie o come straordinarie spese che, in altri contesti, assumono un carattere ed un valore diversi, il criterio economico è, di regola, l’unico utilizzabile, con riferimento anche alla prevedibilità delle spese, mentre non può riconoscersi carattere straordinario ai costi delle tasse scolastiche e delle rette in collegio, fermo restando che l’acquisto, per motivi di studio, di libri e strumenti di alto prezzo, od i costi per viaggi all’estero, anch’essi per motivi di studio o di perfezionamento, possono considerarsi, se imprevedibili al momento degli accordi tra i genitori o dei provvedimenti giudiziali, spese straordinarie.

Tribunale Como, 14/05/2007

Non merita accoglimento il decreto ingiuntivo proposto verso un padre, non affidatario dei figli, il quale, per scelte unilaterali della madre si sia visto addebitare spese definite straordinarie per l’iscrizione dei figli ad una scuola privata. Posto che il padre già provveda all’ordinario mantenimento dei figli, posto inoltre che le spese per l’iscrizione ad una scuola dell’obbligo non possano essere qualificate come straordinarie, le stesse non possono essere in alcuna misura imputate al padre.

Cassazione civile, sez. I, 01/10/2012, n. 16664

Ritenuto che in tema di spese per il mantenimento dei figli vanno considerate straordinarie le spese, assai spesso ingenti, dipendenti da situazioni, scelte, o fatti di carattere eccezionale, mentre sono ordinarie le spese relative al loro mantenimento, alle loro cure ordinarie ed alla loro istruzione, mentre a tale categoria non appartengono le spese conseguenti ad eventi eccezionali della loro vita, con particolare riferimento alla salute; e ritenuto, in particolare, che per spese straordinarie devono intendersi, di regola, tutte quelle spese non ragionevolmente prevedibili e preventivabili perché non rientranti nella consuetudine e nelle normali esigenze di vita dei figli e che non possono considerarsi esigue in rapporto al tenore di vita della famiglie rapportato alle capacità economiche dei genitori, per cui dall’ambito di tali spese vanno escluse le spese ordinarie per l’abbigliamento, per le normali visite pediatriche di controllo della crescita, per l’acquisto di libri scolastici o di antipiretici e per i normali raffreddori invernali, nonché le spese di importo esiguo sia in rapporto alla natura delle stesse, in quanto non determinate da eventi eccezionali, sia perché ripetitive e risalenti nel tempo trattandosi di spese prevedibili in un determinato assetto di vita (acquisto di libri scolastici); quanto premesso e ritenuto, va riaffermato che in tema di separazione consensuale omologata tra coniugi la natura negoziale dell’accordo dà sostanza e fondamento alla separazione e nel decreto di omologazione – inidoneo ad assumere efficacia di giudicato sostanziale – non è ravvisabile una funzione sostitutiva od integrativa della volontà delle parti. Pertanto, all’accordo si rendono applicabili i criteri esegetici dettati per i negozi giuridici, per cui va confermata l’interpretazione resa dai giudici di merito che, relativamente ad una clausola per cui “il padre dovrà contribuire alle spese straordinarie, scolastiche e mediche per la figlia, previa comunicazione da parte della madre, nella misura del 50%”, avevano limitato al 50% delle sole spese straordinarie di indole medica e scolastica l’apporto paterno di pertinenza della figlia.

Cassazione civile, sez. III, 23/05/2011, n. 11316

Ai fini dell’esecuzione forzata, il provvedimento giudiziario con cui viene stabilito in sede di separazione personale come contribuire al mantenimento dei figli, richiede, nel caso in cui il genitore affidatario non provveda alle spese straordinarie relative ai figli, un ulteriore intervento del giudice, volto ad accertare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, siccome riguardanti eventi il cui accadimento risulta oggettivamente incerto; al contrario, il provvedimento con cui in sede di separazione si stabilisce, ai sensi dell’art. 155 comma 2 c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure “pro quota”, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell’ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità ed impregiudicato, comunque, il diritto dell’altro genitore di contestare – “ex post” ed in sede di opposizione all’esecuzione, dopo l’intimazione del precetto o l’inizio dell’espropriazione – la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore.

Giudice di pace Bari, 31/01/2009

Con riguardo al rimborso delle spese straordinarie scolastiche riguardanti il figlio minore, affidato, in regime di separazione, ad uno dei coniugi e con quest’ultimo convivente, va dichiarato nullo il precetto di pagamento azionato sulla scorta di un titolo esecutivo costituito dal mero verbale di separazione consensuale omologato dal Tribunale, stante l’assoluta genericità del titolo, statuente in maniera del tutto astratta e generica il rimborso del 50% delle spese straordinarie a carico del genitore non affidatario, e, quindi, da considerarsi non avente connotazione specifica di titolo esecutivo, laddove la creditrice avrebbe, prima di tutto, dovuto munirsi di uno specifico titolo esecutivo promuovendo un’azione a tanto diretta, e, solo dopo avere ottenuto tale titolo, intimare il precetto di pagamento.

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