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Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2016

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Lo sai che? Cosa rischio se il mio cane morde il postino nella mia proprietà?

> Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2016

Cane da guardia, il proprietario è responsabile per qualsiasi aggressione, morso o danno procurato a terzi: la responsabilità scatta anche senza colpa o malafede.

«Attenti al cane», un cartello che non serve a niente da un punto di vista giuridico: la legge, infatti, attribuisce al proprietario del cane la responsabilità – sia civile che penale – per tutti i danni causati dall’animale sia all’interno che all’esterno della proprietà privata. Dunque, il proprietario di casa è obbligato a risarcire tutti i danni (patrimoniali e non patrimoniali) provocati al postino per i morsi o le aggressioni del cane. E ciò vale anche se il postino non abbia prestato la dovuta prudenza all’animale, se si sia avvicinato troppo o abbia tentato un approccio amichevole tentando, ad esempio, di accarezzarlo. Addirittura il padrone dell’animale è chiamato al risarcimento anche se ha assicurato il cane a una catena e questa si è rotta.

Nei danni patrimoniali rientrano le spese sostenute per eventuali cure, medicine e riabilitazione. Vi rientrano anche i redditi persi come conseguenza dell’infortunio (si pensi a un libero professionista o a un agente di commercio rimasto forzatamente a letto per qualche giorno). Nei danni non patrimoniali rientrano invece sia la sofferenza fisica patita al momento del morso (in termini pratici, il dolore) e anche le eventuali conseguenze invalidanti, siano essere temporanee o definitive. Se poi il postino abbia riportato delle cicatrici permanenti il danno da risarcire sarà ancora più elevato.

Non solo: oltre alle conseguenze civili (risarcimento del danno), vi sono anche quelle penali. Il proprietario del cane risponde del reato di lesioni colpose [1] per i danni fisici che – pur senza averli voluti intenzionalmente – ha causato a terzi, reato punito con la reclusione fino a tre mesi e con una multa fino a 309 euro. In altre parole, il soggetto leso potrà sporgere una querela. Si tratta, però, solo di una “soddisfazione morale” che, dal punto di vista pratico, non sortisce alcun effetto. Difatti, da un lato – salvo nel caso in cui vi sia recidiva – si tratta di un fatto ritenuto “tenue” dalla legge, a fronte del quale il processo penale viene subito archiviato e da esso non consegue neanche l’applicazione della pena. Solo la fedina penale resta sporca.

Peraltro, la presenza di una querela non porterà il proprietario del cane a dover risarcire due volte lo stesso danno: danno che può essere liquidato una sola volta con una causa civile (al termine del processo penale può essere liquidata solo una «provvisionale», ossia una sorta di anticipo).

Ritorniamo quindi al problema della responsabilità civile, quella cioè del risarcimento del danno, che è appunto l’aspetto focale della vicenda – un po’ hollywoodiana – del postino rincorso e azzannato dal cane del padrone di casa. Il codice civile stabilisce [2] che il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.

Si considerano «danni cagionati da animali» quelli prodotti da un fatto autonomo dell’animale stesso, a prescindere, quindi, dalla guida o da un comando dell’uomo. Ecco perché, in questi casi, si parla di responsabilità oggettiva: essa scatta a prescindere da qualsiasi colpa o malafede del padrone, in quanto basta il semplice verificarsi del danno per addebitarne le conseguenze – e quindi l’obbligo del risarcimento – al proprietario dell’animale. Né “intestare il cane a un minorenne nullatenente – ad esempio al proprio figlio – può esimere i “grandi” dalla responsabilità patrimoniale.

Dunque, scrivere «attenti al cane» sul cancello o sulla porta di casa non esonera il proprietario dalla colpa per aggressioni o morsi del cane al postino o ad altri passanti, né può invertire le carte in tavola, addebitando all’ospite un obbligo di maggiore prudenza. Il proprietario dell’animale non può scusarsi dicendo di aver affisso, in bella evidenza, l’avviso e che, nonostante l’avviso, l’ospite si sia “sporto” troppo verso l’animale.

L’unica ipotesi di assenza di responsabilità è quando l’estraneo si sia intrufolato nel giardino nonostante il divieto del proprietario o quando abbia valicato spazi recintati e interdetti. Il postino, ad esempio, che abbia preferito attraversare il giardino piuttosto che lasciare la corrispondenza nell’apposita cassetta posta al di là del recinto, avrà posto in essere un comportamento «non prevedibile» che esclude la responsabilità del padrone dell’animale. Il codice civile, infatti, come abbiamo visto, stabilisce che non è dovuto il risarcimento in ipotesi di «caso fortuito», ossia quell’evento imprevedibile e inevitabile.

È sempre il padrone dell’animale ad essere responsabile sia che si tratti di animali mansueti che di razze comunemente considerate pericolose. Proprio a riguardo, la giurisprudenza ha precisato che non esistono, in astratto, cani più pericolosi di altri, dinanzi ai quali quindi prestare maggiore cautela: tutto dipende dall’educazione data dal padrone e dalle regole da questi impartite. Quindi, in definitiva, sia che il morso provenga da un barboncino che da un pitbull, da un pastore che da un rottweiler.

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