News Pubblicato il 5 dicembre 2016

News Referendum, cosa hanno deciso gli italiani?

> News Pubblicato il 5 dicembre 2016

Vince il no, la Costituzione resta com’è. Ma si apre una ferita politica. Il Senato mantiene i 315 parlamentari, il Cnel non scompare, le leggi navetta nemmeno.

Vince il no al referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi che contemplava la modifica del Senato, l’abolizione del Cnel, delle province e delle leggi navetta, l’approvazione veloce del Ddl del Governo, lo stop al voto di fiducia a Palazzo Madama, la modifica del meccanismo per l’elezione del Capo dello Stato ed altro ancora.

Quello che hanno deciso gli italiani non cambia niente, allora? Non è proprio così. Certo, la Costituzione resta quella che era. Ma la ferita politica è innegabile. Tanto che l’Italia dovrà affrontare a breve una nuova crisi di governo se, come detto più volte, Matteo Renzi non potrà ignorare questa sconfitta. Governo tecnico o elezioni anticipate, la realtà è una sola: la Costituzione non cambia, il Governo sì.

Cosa hanno deciso gli italiani?

Il Senato mantiene gli stessi poteri e la stessa composizione attuali: 315 senatori eletti dal popolo che percepiranno ancora l’apposita indennità parlamentare (non saranno né consiglieri regionali né sindaci, come sarebbe successo se avesse vinto il sì). Il confronto tra centro e periferia nelle materie in cui entrambi i livelli di governo possono dettare legge resta affidato al sistema attuale delle Conferenze dello Stato e delle Regioni.

Al Senato resta anche il potere di mandare il Governo a casa grazie al voto di fiducia. Il no alla riforma, infatti, costringe il Governo a sottoporsi entro 10 giorni dalla sua formazione, alla fiducia della Camera e del Senato. La mozione di sfiducia può essere presentata anche in un solo ramo del Parlamento, quindi anche a Palazzo Madama.

Si conferma il bicameralismo perfetto, quindi continueranno a navigare le leggi navetta dalla Camera al Senato finché la legge non sarà approvata da entrambi i rami del Parlamento sulla base dello stesso identico testo.

Resta il limite dei 60 giorni (anziché 90 come proponeva la riforma) entro i quali dovrà ricevere il via libera un disegno di legge del Governo in Parlamento. Anche in questo caso occorre che Camera e Senato votino lo stesso identico testo.

Gli italiani hanno anche deciso che il referendum abrogativo preveda un sostegno minimo di 500mila firme. Per renderlo valido, deve votare la maggioranza degli aventi diritto più uno. Per le proposte di legge di iniziativa popolare restano necessarie 50mila firme.

Non cambia il meccanismo di elezione del presidente della Repubblica. Il quorum per scegliere il Capo dello Stato resta quello dei 2/3 per le prime tre votazioni. Dalla quarta, sarà invece sufficiente la maggioranza assoluta. I giudici costituzionali di nomina parlamentare verranno eletti in seduta comune.

Sopravvive, infine, il Cnel, il Comitato Nazionale per l’Economia ed il Lavoro.

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