News Pubblicato il 5 dicembre 2016

News Referendum, Renzi si dimette: ora che succede?

> News Pubblicato il 5 dicembre 2016

Dopo il risultato del referendum costituzionale, il presidente del Consiglio rimette il mandato al Capo dello Stato. Cosa fa ora il Governo?

Matteo Renzi mantiene la promessa e annuncia le sue dimissioni dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre con cui gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale proposta dal suo Governo. Il presidente del Consiglio lo fa nemmeno un’ora e mezza dopo la chiusura delle urne, mille giorni dopo il suo giuramento al Quirinale.

Ora che succede? Nel momento in cui il presidente del Consiglio consegna le proprie dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, quest’ultimo può accettare la rinuncia del capo del Governo, respingerla oppure accettarla con riserva.

«Come era evidente e scontato fin dal primo giorno la mia esperienza di governo finisce qui. Vado via senza rimorsi. Domani pomeriggio (oggi, ndr) riunirò il Consiglio dei ministri, ringrazierò i ministri e salirò al Quirinale consegnando le mie dimissioni». Con queste parole Matteo Renzi – un po’ come ha fatto Blair qualche mese fa – si prende la responsabilità della sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale («ho perso io, mi assumo tutte le responsabilità»).

Se il premier manterrà la sua volontà di rinunciare all’incarico, l’attività del Governo dimissionario è limitata all’ordinaria amministrazione: può compiere gli atti di esecuzione delle leggi vigenti, ma deve astenersi da tutti quegli atti discrezionali e politici che, in quanto tali, possono e devono essere rinviati alla gestione del successivo governo.

Il Governo dimissionario rimane in carica fin tanto che il successivo nuovo governo non presti giuramento. Il presidente della Repubblica può affidare l’incarico ad un presidente del Consiglio cosiddetto “tecnico” oppure scogliere le Camere e indire nuove elezioni per il rinnovo del Parlamento e la nomina di un nuovo Esecutivo.

La formalizzazione della crisi di Governo della presuppone, comunque, la fine di ogni attività parlamentare legata al rapporto con l’Esecutivo. Possono essere esaminati i soli progetti di legge connessi ad adempimenti costituzionalmente dovuti, cioè: disegni di legge di conversione di decreti-legge; disegni di legge di sanatoria degli effetti di decreti-legge non convertiti; disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali e il disegno di legge comunitaria, quando dalla loro mancata tempestiva approvazione possa derivare responsabilità dello Stato italiano per inadempimento di obblighi internazionali o comunitari.

Leggi Dimissioni Renzi, come si forma un nuovo Governo

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