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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Tredicesima 2016-2017: novità su stipendi e pensioni

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

Tredicesima mensilità: chi ha diritto alla gratifica natalizia, come maturano i ratei, a quanto ammonta, quando viene pagata.

Nel mese di dicembre quasi tutti i lavoratori dipendenti ed i pensionati riscuotono la tredicesima: la tredicesima mensilità, chiamata anche gratifica natalizia, è una mensilità aggiuntiva, in pratica un mese di stipendio in più, che spetta sia ai lavoratori dipendenti che a coloro che percepiscono una pensione.

Le previsioni sulla tredicesima, però, non sono uguali per tutti:

  • per i dipendenti, difatti, la maturazione di questa mensilità aggiuntiva è differente a seconda del contratto collettivo applicato; anche il pagamento può avere scadenze diverse, a seconda degli accordi;
  • per i pensionati, la spettanza della tredicesima non dipende dall’ente previdenziale che eroga la pensione, dato che la legge [1] l’ha istituita a prescindere dall’ente pagatore; dipende, però, dal tipo di trattamento percepito (ad esempio, non spetta per chi percepisce l’assegno di accompagnamento).

Vediamo allora come funziona la maturazione della tredicesima e quando deve essere pagata, per le principali categorie di lavoratori e per i pensionati.

Tredicesima: dipendenti, pensionati e co.co.co.

La tredicesima, come accennato, spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Non spetta, invece, ai co.co.co., cioè ai lavoratori parasubordinati (collaboratori coordinati e continuativi), in quanto questi, a differenza dei dipendenti, non sempre ricevono uno stipendio mensile e, a prescindere dalla cadenza con cui viene corrisposta la retribuzione, non esistono norme o contratti collettivi che ne prevedano l’obbligatorietà. Collaboratore parasubordinato e committente possono comunque accordarsi per un extra della retribuzione assimilabile alla gratifica natalizia.

Per quanto riguarda i pensionati, la tredicesima spetta a tutti, a prescindere dal reddito: è soltanto la quattordicesima mensilità, cioè la somma aggiuntiva pagata nel mese di giugno, difatti, che spetta in relazione al reddito posseduto.

Tuttavia, per “pensionati” la legge intende coloro che percepiscono una prestazione previdenziale, basata sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa: chi percepisce prestazioni di assistenza, legate alla condizione di bisogno dell’interessato e non ai contributi versati, riceve il trattamento solo per 12 mensilità. È il caso di chi ha diritto all’assegno di accompagnamento.

Tredicesima disoccupati

Per chi percepisce la disoccupazione, la tredicesima non spetta, “formalmente”. In pratica, la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, viene calcolata in base all’imponibile medio degli ultimi 4 anni: nell’imponibile medio rientrano anche i ratei di tredicesima e quattordicesima, quindi è come se, “sostanzialmente”, le mensilità aggiuntive venissero comunque pagate nella disoccupazione. Quello che manca è l’erogazione di una doppia indennità nel mese di dicembre.

Tredicesima: quando viene pagata?

La tredicesima viene pagata, normalmente, dal datore di lavoro una volta all’anno, di solito in occasione delle festività natalizie: la data precisa è stabilita dai contratti collettivi o dalla prassi aziendale, se più favorevole. Ad esempio, il contratto collettivo Commercio e terziario stabilisce che la tredicesima deve essere erogata entro la vigilia di Natale.

Ci sono dei casi, poi, nei quali la tredicesima è pagata due volte l’anno, in due ratei: si tratta dei lavoratori del settore edile. Per questi dipendenti, il datore di lavoro deve versare ogni mese, alla Cassa Edile, il 14,20% della retribuzione, come accantonamento per la gratifica natalizia. La Cassa Edile, poi, liquida i dipendenti in due ratei semestrali:

  • entro il 31 luglio di ogni anno, per gli importi del semestre ottobre/marzo;
  • entro il 15 dicembre di ogni anno, per gli importi del semestre aprile/settembre.

Per i pensionati, invece, la tredicesima è pagata assieme alla rata di dicembre della pensione.

Tredicesima: come si calcola?

Il calcolo della tredicesima è effettuato secondo le previsioni dei contratti collettivi: normalmente l’importo è pari a un mese di stipendio, o meglio, alla retribuzione globale mensile di fatto, per chi riceve la retribuzione mensilizzata, mentre è fissato in un determinato numero di ore per i lavoratori con paga oraria.

Secondo i contratti collettivi Commercio-Terziario e Turismo, la tredicesima ammonta a una mensilità della retribuzione di fatto, in atto al 30 giugno di ciascun anno.

Nell’ammontare sono compresi gli elementi della retribuzione obbligatori, determinati ed erogati con continuità; i contratti collettivi possono includere anche voci non obbligatorie, se corrisposte in modo continuativo, come l’Edr (elemento distinto della retribuzione), perché si tratta di elementi erogati non occasionalmente.

Ad ogni modo, la tredicesima corrisponde, per grandi linee, a una mensilità di stipendio solo se risultano maturati tutti i ratei annuali.

Tredicesima e assegno al nucleo familiare?

L’Anf, cioè l’assegno al nucleo familiare, una prestazione di assistenza a carico dell’Inps ma corrisposta dal datore di lavoro, non è erogato sulla tredicesima. L’Inps, infatti, riconosce questo importo per 12 mensilità, come avviene per la generalità delle prestazioni di assistenza.

Tredicesima e straordinari

Se, durante l’anno, è stato svolto lavoro straordinario, questo non è preso in considerazione per stabilire l’ammontare della tredicesima, perché si tratta di un compenso occasionale. Se, però, si tratta di lavoro straordinario obbligatorio, effettuato con continuità e predeterminato, si ritiene che debba essere incluso nella tredicesima, perché, non essendo più una voce occasionale, rientra nella retribuzione globale di fatto.

Tredicesima: la maturazione

La tredicesima matura nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre, solitamente in 12 ratei mensili. Se il lavoratore ha prestato servizio tutto l’anno, la tredicesima spetta in misura intera; se, invece, in alcuni mesi non ha prestato servizio, maturano solo i ratei (cioè i dodicesimi) di tredicesima pari ai mesi di lavoro.

Nella generalità dei contratti collettivi, sono considerate come un mese intero le frazioni di mese pari o superiori ai 15 giorni: in pratica, se il lavoratore supera questa soglia, è come se avesse lavorato per tutto il mese e il rateo spetta integralmente. I contratti possono comunque prevedere un conteggio più favorevole al lavoratore. In alcuni casi il diritto matura anche se il lavoratore è assente.

Nel dettaglio, la tredicesima matura anche durante:

  • riposi e ferie;
  • malattia e infortunio, entro i limiti del periodo di comporto;
  • maternità;
  • permessi per allattamento;
  • permessi retribuiti in generale;
  • congedo matrimoniale.

La tredicesima non matura, invece,nei seguenti periodi:

  • congedo parentale;
  • malattia bambino;
  • permessi non retribuiti;
  • aspettativa non retribuita;
  • assenza dal lavoro ingiustificata.

Tredicesima lavoratori part time

Se il lavoratore ha un contratto a tempo parziale orizzontale, cioè presta servizio in tutte le giornate lavorative, ma per meno ore rispetto all’orario ordinario (normalmente pari a 8 ore al giorno), i ratei di tredicesima maturano per intero. L’ammontare della tredicesima, però, va ridotto in base all’orario effettuato: è sufficiente, a tal fine, prendere come riferimento la retribuzione spettante al lavoratore in base alla percentuale di part time.

Se il lavoratore, invece, ha un contratto di part time verticale, cioè presta servizio a tempo pieno, ma per un numero minore di giornate, settimane o mesi, oppure se ha un contratto misto, valgono le stesse regole applicate nel caso in cui il lavoratore sia assunto o licenziato nel corso del mese. In pratica, sono considerate come mese intero le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni, mentre non vengono considerate quelle inferiori, salvo il trattamento di miglior favore previsto eventualmente dal contratto collettivo: il rateo di tredicesima, dunque, matura solo nel primo caso.

 

Tredicesima e congedo di maternità

I ratei di tredicesima, come abbiamo detto, maturano sia durante il congedo di maternità obbligatoria che durante i permessi per allattamento, ma sono a carico dell’Inps. Nel caso in cui il datore di lavoro sia obbligato dal contratto collettivo ad integrare quanto anticipato per conto dell’Inps, la mensilità aggiuntiva va corrisposta fino a garantire la retribuzione netta che sarebbe spettata in caso di effettiva prestazione di lavoro.

La tredicesima non matura, invece, durante il congedo parentale, o maternità facoltativa: in questo caso il datore di lavoro deve detrarre le ore di congedo, sulla base del periodo non retribuito per l’assenza.

Tredicesima e malattia

Come appena esposto, la tredicesima matura sia durante le assenze per malattia, che durante le assenze per infortunio, ma nel limite del periodo tutelato dal contratto collettivo, cioè del periodo di comporto. Anche in questo caso, vale quanto appena esposto per la maternità, considerando, però, che l’indennità è a carico dell’Inps, in caso di malattia o d’infortunio avvenuto al di fuori dell’ambito lavorativo, mentre è a carico dell’Inail, in caso di infortuni sul lavoro e malattie professionali. La tredicesima non matura, invece, durante le astensioni per malattia del figlio, anche se sono indennizzate.

Tredicesima e ferie

La tredicesima, come abbiamo visto, matura in misura piena durante le ferie, poiché queste assenze sono considerate, ai fini delle mensilità aggiuntive, come un periodo normalmente lavorato. La tredicesima matura in misura piena anche durante le festività ed i permessi retribuiti, mentre non matura durante i periodi di aspettativa o durante la fruizione di permessi non retribuiti.

Tredicesima e sciopero

Nelle assenze per sciopero la tredicesima non matura, perché si tratta di assenze non retribuite considerate come una temporanea sospensione del contratto, durante le quali il lavoratore non è tenuto a prestare la propria attività e il datore non è tenuto a corrispondere alcuna retribuzione.

Per quanto riguarda la tredicesima, il datore di lavoro deve dunque decurtare la quota relativa ai periodi di sciopero. Per determinare l’importo della decurtazione, bisogna moltiplicare l’ammontare della tredicesima per il rapporto tra le ore non retribuite e l’ammontare annuo delle ore lavorative, che sono, nella generalità dei casi, 2080, cioè 40 ore per 52 settimane.

Semplificando i calcoli, se un lavoratore, nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre, ha fatto 16 ore di sciopero, la tredicesima spettante va riproporzionata come segue:

  • (importo della tredicesima/2080) per (2080-16);
  • considerando una tredicesima spettante pari a 1.500 euro otteniamo:
  • 1500/2080 x 2064=1.488,46 euro.

Tredicesima e prova

Durante il periodo di prova i ratei di tredicesima maturano in misura intera; tuttavia, il periodo di prova è considerato utile nel caso in cui sia seguito dalla conferma in servizio, in quanto, normalmente, i contratti collettivi rinviano la liquidazione della tredicesima alla conferma in servizio. Di conseguenza, se a dicembre il lavoratore è ancora in prova, il rateo maturato deve essere corrisposto alla conferma, ma in base alla retribuzione in vigore al 31 dicembre.

Tredicesima e integrazione salariale

Nei periodi di cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria (Cig o Cigo e Cigs), la tredicesima matura solo durante i periodi in cui l’orario di lavoro è ridotto, mentre non matura quando è presente una sospensione a zero ore.

Ad ogni modo, la mancata maturazione riguarda soltanto la quota di tredicesima a carico del datore di lavoro, poiché l’integrazione salariale, pari all’80% della normale retribuzione, è a carico dell’Inps e include una quota della tredicesima.

Tredicesima e congedo straordinario Legge 104

Nei periodi di congedo straordinario retribuito, cioè durante l’aspettativa prevista per chi assiste familiari disabili gravi, retribuita a carico dell’Inps, il lavoratore ha diritto a un’indennità commisurata all’ultimo stipendio percepito, comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive, come la tredicesima; pertanto, visto che la tredicesima è già compresa nell’indennità erogata dall’Inps, non deve essere erogata due volte. Il meccanismo, in pratica, è analogo a quello già osservato per la disoccupazione, perché la mensilità aggiuntiva è già compresa, come rateo, nell’indennità mensile.

Tredicesima pagata ogni mese

Il datore di lavoro e il dipendente possono accordarsi prevedendo il pagamento di un rateo della tredicesima (e di ulteriori mensilità aggiuntive, come la quattordicesima) ogni mese. Considerando che, in quest’ipotesi, il trattamento è di miglior favore per il dipendente, non è necessario sottoscrivere accordi collettivi in merito, ma è sufficiente una pattuizione individuale.

note

[1] L. 218/1952.

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2 Commenti

  1. mia nonna prende la pensione il 27 di ogni mese, essendo una pensione di reversibilità data da inail e inps, quindi la presa il 27 novembre , deve aspettare i 27 dicembre per prendere 13esima e pensione? o la tredicesima viene pagata prima , dato che oggi è 13 e ancora nn è entrato niente? grazie per la risposta intanto

  2. Buonasera a tutti. Volevo chiedere un’informazione. Per la tredicesima dell’anno ormai passato ho ricevuto si una mensilità (sono un’infermiera ormai da diversi anni e da 5 nella stessa azienda), ma mi sono ritrovata ad avere uno stipendio di almeno 400-500 euro in meno nel mese di dicembre, senza malattie o ferie o altre assenze. Non ho figli o altre persone a carico e sono sempre stata presente a lavoro. Solo trattenute infinite ed ho preso quanto la mia collega entrata nel mese di maggio del 2016. Come si spiega???

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