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Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

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Lo sai che? Quanto dura una causa di usucapione?

> Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

Le fasi del processo che porta al riconoscimento della proprietà per usucapione: quanto tempo c’è da aspettare prima di diventare titolari dell’immobile posseduto per oltre 20 anni.

Non sono poche le cause che, ogni anno, vengono introdotte dinanzi ai vari Tribunali, finalizzate ad ottenere il riconoscimento della proprietà su un immobile per intervenuta usucapione.

Allo stesso tempo, non pochi si chiedono dopo quanti anni questo diritto reale verrà riconosciuto loro con sentenza del giudice chiamato a decidere la causa di usucapione.

Ovviamente, sulla durata del processo, incidono diversi fattori, alcuni mutevoli di tribunale in tribunale, altri comuni a tutti i luoghi giudiziari: si pensi alla malattia o gravidanza del Giudice, alle sostituzioni di quest’ultimo, ad eventuali scioperi del magistrato istruttore, o dei legali, senza tralasciare l’eccessivo carico di lavoro presente nelle aule giudiziarie, all’interno delle quali vantano una corsia preferenziale i fascicoli più vecchi, rispetto a quelli di recente introduzione.

Di certo, possiamo sin da subito affermare che, nella migliore delle ipotesi, per ottenere una sentenza di riconoscimento dell’usucapione maturata, ci vorranno almeno tre anni di processo.

Se, viceversa, nella vostra sfortuna, avrete a che fare con tutte le patologie processuali presenti nei tribunali del nostro Paese, allora potrebbe volerci anche un decennio affinché riusciate ad ottenere la sperata sentenza di accertamento della proprietà usucapita.

Di seguito, vediamo quali sono le fasi di un ordinario processo di usucapione e le eventuali patologie processuali a cui l’interessato potrebbe andare incontro perdendo così tempo e denaro.

I° Fase: introduttiva

Il primo step da affrontare, una volta pronto l’atto introduttivo del giudizio, è quello di procedere con il tentativo di mediazione dinanzi ad un organismo autorizzato. Infatti, tra i casi in cui è obbligatoria l’istanza di mediazione, a pena di improcedibilità della domanda giudiziale, rientra quello in cui l’attore chieda di accertare l’acquisto di un diritto reale per usucapione.

In termini di tempo, conviene proporre quest’istanza prima dell’introduzione del giudizio poiché, nell’eventualità in cui il giudice – non di rado – dovesse verificare che la mediazione non è stata tentata, allora rinvierà il processo, onerando la parte interessata di avviare le trattative, con prolungamento di tempi non indifferente. In quest’ultimo caso si rischia, infatti, lo slittamento dell’udienza di prima comparizione di almeno un anno.

Una volta espletata la mediazione, dato per scontato – in questa sede – l’esito negativo, verrà espletata la prima udienza davanti al giudice istruttore, dove le parti – rappresentate dai rispettivi legali – nella stragrande maggioranza dei casi chiederanno la concessione di alcuni termini (i cosiddetti termini 183, VI comma c.p.c.) al fine di depositare le memorie integrative degli atti introduttivi già presenti nel fascicolo.

Questi termini, per legge, ammontano a 80 giorni (30 il primo termine, 30 il secondo, e 20 il terzo).

Il Giudice, a questo punto, vista la richiesta, dovrà concederli così rinviando ad una data che riesca, con sicurezza, a ricoprire gli ottanta giorni previsti per i relativi depositi.

Nella prassi, il rinvio è di circa sei mesi, ma la durata può modificarsi a seconda del giudice.

II° Fase: istruttoria

Depositate anche le relative memorie suppletive, si arriva all’udienza di ammissione dei mezzi di prova indicati nei rispettivi atti di parte: ordini di esibizione, interrogatori formali ma, soprattutto, prove testimoniali, fondamentali per il giudizio in questione. Una volta ammesse le prove, il giudice rinvierà all’udienza di assunzione delle stesse.

Orbene, qui, la durata per l’espletamento dei testimoni è relativa e dipende da diversi fattori. Innanzitutto, il numero dei testi e dei capitolati (quesiti) di prova ammessi, ma non solo: occorrerà fare i conti anche con le udienze in cui il testimone intimato non verrà, con gli eventuali accompagnamenti coattivi disposti nei confronti dello stesso, con le giornate in cui il giudice, vista l’ora tarda, rinvierà la prova ad altra udienza, e con tanti altri fattori (anche atmosferici!).

La durata della fase istruttoria, insomma, potrà variare da uno a tre anni, o poco più.

III° Fase: decisoria

Eccoci arrivati all’ultima fase, forse.

Qui il quadro probatorio è ben che formato. Il giudice ha tutto pronto e, pertanto, rinvierà affinché le parti possano precisare le proprie conclusioni.

È qui che giunge il tasto dolente, nonché patologico, della lentezza giuridica italiana.

Difatti, è insolito (per usare un eufemismo) che il magistrato, chiamato a decidere sulla controversia, una volta precisate le conclusioni, prenda sin da subito la causa in decisione.

E questo accade non di certo perché i giudici non vogliano lavorare ma perché, viceversa, il rapporto numerico giudicanti/controversie pendenti, all’interno dei tribunali italiani, è davvero sproporzionato; così ci ritroviamo magistrati oberati di cause, conseguentemente, costretti a scremare i giudizi da portare in sentenza sulla base dell’anzianità degli stessi, prima di tutto, ma anche della difficoltà che la questione da decidere porta con sé.

Anche qui, calcolare in maniera puntuale la durata non è fattibile: potrebbero volerci due o tre anni per vedere il giudice istruttore riservarsi sulla causa e deciderla.

Tuttavia, quando arriverà il turno della vostra di causa, allora lì sì che mancherà poco all’ottenimento di una sentenza, che si spera positiva.

A quell’udienza, il giudice si riserverà concedendo, presumibilmente, dei termini per il deposito della cosiddetta memoria conclusionale (60 giorni) e per quella di replica (20 giorni). Una volta depositate queste memorie, non ci sarà più un’ulteriore udienza ma il giudice prenderà tutti gli atti processuali e inizierà a redigere la vostra sentenza.

Il termine assegnato al giudice dal Codice di procedura per formare il corpo dell’atto decisorio è di sessanta giorni, decorrenti dallo scadere delle memorie di replica.

Questo termine, tuttavia, non è perentorio: ciò significa che il magistrato non è costretto a rispettarlo, non andando incontro a nessuna sanzione o invalidità della sentenza.

Pertanto, potrà accadere che il giudicante sfori questi sessanta giorni e depositi il dispositivo qualche giorno o settimana dopo.

Una volta depositata, finalmente avrete la vostra bella sentenza positiva (ci si augura), con la quale potrete far valere i vostri diritti sull’immobile, attraverso la trascrizione della stessa nei registri immobiliari.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che, come tutte le altre sentenze, questa potrà essere appellata e, quindi, il riconoscimento ottenuto in primo grado potrebbe essere travolto in appello o, addirittura, in Cassazione, con rischio di vedersi prolungare, per altri anni, l’agonia di un’usucapione mai definitivamente accertata.

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