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Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

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Lo sai che? Spese promozionali: quando sono deducibili

> Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

Spese promozionali e spese di rappresentanza dell’impresa: come contestare l’avviso di accertamento del Fisco.

I costi sostenuti dall’imprenditore per i cestini natalizi da inviare ai soggetti con i quali intrattiene rapporti commerciali sono deducibili. La deducibilità discende dalla qualificazione di tali costi come “spese promozionali” in quanto inerenti l’oggetto sociale e volti ad incrementare i ricavi dell’impresa.

È quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce [1].
I giudici hanno ritenuto di non aderire alla tesi del Fisco secondo cui i costi per i beni da inviare nel periodo natalizio agli stakeholders fossero spese di “rappresentanza”.

Prima di entrare nel merito della questione, vediamo allora la differenza tra spese promozionali (o di sponsorizzazione) e spese di rappresentanza, rilevante ai fini del trattamento fiscale. Solo le prime sono infatti deducibili in quanto considerate costi e non contributi al reddito di impresa.
Il criterio discretivo tra spese di rappresentanza (indeducibili) e spese promozionali (deducibili) è rappresentato dall’effettiva utilità conseguita grazie all’attività promozionale. Più precisamente:

  • le spese promozionali sono caratterizzate da: diretto legame con un aumento delle vendite (inerenza “stretta”); utenza potenzialmente indeterminata; sinallagmaticità tra la spesa e gli obblighi; oggetto della promozione è un prodotto (bene o servizio);
  • le spese di rappresentanza, viceversa, sono caratterizzate da: semplice aspettativa di incremento delle vendite (inerenza “blanda”); utenza determinata; gratuità dell’operazione e assenza di obblighi gravanti sui fruitori dell’operazione stessa; oggetto di promozione è l’immagine dell’impresa.

L’inerenza all’attività di impresa è il primo aspetto da accertare per individuare la corretta classificazione delle spese.

Secondo la Cassazione, l’inerenza è certamente esclusa tutte le volte che la spesa si può ricondurre alla sfera personale o familiare dell’imprenditore, oppure del socio o del terzo; per cui, ai fini della deducibilità di un componente negativa del reddito, il requisito dell’inerenza si determina in relazione alla funzione dei beni e dei servizi acquistati dall’imprenditore, ossia dalla ragione della spesa riconosciuta e contabilizzata [2].
 

Nel caso di specie, i giudici hanno optato per la natura “promozionale” dei costi sostenuti per l’acquisto dei cestini natalizi, avendo ritenuto dimostrata sia l’inerenza all’attività d’impresa sia la finalità di incrementare i ricavi.
 

Spetta al contribuente la dimostrazione dell’inerenza dell’acquisto alle finalità d’impresa qualora questa non risulti implicitamente dalla natura del bene acquistato. Tuttavia, «una volta collocato tale bene in una categoria giuridica, spese di pubblicità, anziché spese di rappresentanza, incombe sull’Amministrazione fornire, eventualmente, in via d’eccezione, gli elementi ai fini di una riqualificazione del costo, in difformità della valutazione della società”»[3].
Dunque, il contribuente deve dimostrare l’inerenza all’attività d’impresa delle singole spese affrontate; il giudice di merito, nel valutare se questa prova sia stata fornita, deve prendere in esame la funzione dei beni e dei servizi acquisiti, prescindendo dall’entità della spesa.
 

Tuttavia, il contribuente è esonerato dall’onere della prova qualora l’inerenza della spesa all’attività di impresa sia evidente. In questo caso, infatti, l’onere della prova si inverte e spetta al Fisco dimostrare che quella spesa non è di carattere promozionale ma solo di rappresentanza e costituisce pertanto reddito tassabile.

In conclusione, secondo la sentenza in esame, dato che la spedizione dei cestini e beni era stata effettuata nel periodo natalizio, secondo una corrente consuetudine in vigore nei rapporti commerciali tra imprenditori, a soggetti con cui quali l’azienda intratteneva rapporti commerciali inerenti l’oggetto sociale, «le relative spese erano destinate al raggiungimento di finalità promozionali dirette a incrementare i ricavi dall’azienda».

 

Ne discende l’illegittimità dell’avviso di accertamento con il quale il Fisco ha ritenuto le suddette spese tassabili perché di rappresentanza e non promozionali.

note

[1] CTP Lecce, sent. n. 2692/02/16.

[2] Cass. sent. n. 6548/2012.

[3] Cass. sent. n. 8072/2013.

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