Professionisti Pubblicato il 5 dicembre 2016

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Professionisti Scioglimento e proroghe delle Camere

> Professionisti Pubblicato il 5 dicembre 2016

Come funzionano la Camera dei Deputati e dei Senatori, la crisi di governo, lo scioglimento delle camere e il semestre bianco.

Scioglimento delle Camere e il cd. semestre bianco

Le Camere possono essere sciolte, singolarmente o congiuntamente, dal Presidente della Repubblica (art. 88 Cost.), dopo aver sentito il Presidente della o delle Camere con atto controfirmato dal Presidente del Consiglio.

Come rilevato dalla dottrina, in assenza di ipotesi espressamente previste dalla Costituzione i singoli casi di scioglimento delle Camere possono ex post rilevarsi solo dalla «prassi» costituzionale quando:

  1. esse non appaiano — per qualsiasi causa — più rappresentative delle forze politiche esistenti nel Paese;
  2. sia impossibile formare una maggioranza politica stabile che consente il regolare svolgimento dell’attività in Parlamento;
  3. si determini un insanabile contrasto politico tra le due Assemblee che non consente un corretto andamento dell’attività parlamentare. In presenza di tali ipotesi o altre «circostanze scatenanti» (CARLASSARRE) il Presidente della Repubblica in veste di organo super partes e di mantenimento e conservazione del sistema è legittimato, facendo uso dei suoi poteri discrezionali, a sciogliere le Assemblee e indire nuove elezioni.

Le Camere, però, non possono in ogni caso essere sciolte durante il cd. semestre bianco, cioè nei sei mesi antecedenti alla scadenza del mandato presidenziale, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura (art. 1, L. cost. 4-11-1991, n. 1) [1]. Tale divieto ha lo scopo di evitare che il Presidente della Repubblica possa ricorrere allo scioglimento delle Camere per creare un vuoto parlamentare che non consentendo di eleggere il nuovo Presidente determinerebbe una illegale proroga della durata della sua carica che potrebbe attentare al principio di temporaneità delle cariche elettive su cui si basa ogni ordinamento democratico.

Proroga (art. 60 Cost.)

La proroga è un atto che il Parlamento deve disporre con legge e con il quale si stabilisce un prolungamento del mandato delle due Camere oltre il termine stabilito dalla Costituzione (vale a dire cinque anni).

Tale atto può essere adottato esclusivamente in una circostanza del tutto eccezionale come la guerra, che, imponendo il richiamo alle armi, la generale mobilitazione dei cittadini che si presumono assenti e, quindi, non in grado di partecipare al voto.

I Costituenti hanno tassativamente escluso altre ipotesi di proroga per impedire un abuso di tale potere da parte della maggioranza parlamentare che, una volta eletta, potrebbe, attraverso il ricorso alla «proroga dei poteri», prolungare all’infinito il proprio mandato, mediante l’adozione di successivi decreti di proroga, rinviando a tempo indeterminato le elezioni e instaurando di fatto una «dittatura della maggioranza».

Prorogatio (art. 61 Cost.)

L’art. 61 Cost. stabilisce che «finché non siano riunite le nuove Camere, sono prorogati i poteri delle precedenti».

La Costituzione prevede un’altra forma di proroga dei poteri (cd. prorogatio), da non confondere con la «proroga di durata» di cui all’articolo 60 che rappresenta un atto eccezionale disposto con legge e previsto in caso di guerra diretto a prolungare la durata del mandato delle Camere.

Nell’articolo 61, invece, la ratio della proroga è differente in quanto per evitare pericolosi «vuoti di potere» consente alle Camere, una volta cessato il mandato, di continuare ad esercitare, temporaneamente, i propri poteri fino alla prima riunione del nuovo Parlamento. Questa speciale e temporanea proroga garantisce il rispetto del principio di continuità degli organi costituzionali, per impedire vuoti e interruzioni nell’attività dello Stato durante il periodo necessario al proprio rinnovo.

Sulla portata dei poteri prorogati in dottrina si distingue fra chi ritiene che le Camere conserverebbero una pienezza di poteri e chi ritiene che potrebbero compiere solo atti di ordinaria amministrazione (cioè tutti gli atti indifferibili); altra parte della dottrina assume una posizione intermedia ritenendo che le Camere potrebbero deliberare solo in situazioni di emergenza, così come previsto dall’art. 77, comma 2, che riconosce il potere delle Camere, anche se sciolte, di convertire i decreti-legge.

In ogni caso, le Camere prorogate, ex art. 85, comma 3, non possono procedere all’elezione del Presidente della Repubblica.

manuale diritto costituzionale 2016

note

[1] La L. cost. 1/91, che ha modificato l’art. 88 Cost., è stata emanata proprio per consentire al Presidente Cossiga, la cui scadenza del mandato presidenziale veniva a coincidere con la fine della legislatura, di sciogliere le camere in deroga alla regola del semestre bianco.

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